14 Luglio 2024
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Napoli, si può dare di più

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Sembra che dopo la gara di Liverpool, si sia inceppato qualcosa nel Napoli. La squadra non riesce più a convincere e vince solo grazie alle giocate dei singoli, ciò che si è sempre imputato alla Juventus, che anche contro la Sampdoria ha beneficiato del classico aiuto esterno. Una situazione che sta diventando insostenibile quella dei favori a Madama, anche la Samp ha esternato a caldo la sua indignazione a mezzo social per poi ravvedersi ed evitare che il clima si inquinasse ulteriormente. Purtroppo, si è soggetti alla legge del chi vince ha sempre ragione, e se si leva una voce fuori dal coro, la si taccia di faziosità. Tutto troppo facile, soprattutto per chi detiene il potere, ma è così. Il Napoli è l’unica squadra che sta provando ad insidiare la leadership bianconera dimostrando, però, ogni settimana quanto sia inadeguata a farlo. Il Bologna versa in una evidente crisi, Pippo Inzaghi è sulla graticola, le fauci della cadetteria sembrano spalancarsi per i felsinei, eppure c’è mancato poco che non strappassero un punto d’oro al San Paolo.

Il Napoli, pur essendo passato in vantaggio due volte, si è fatto sempre rimontare, già questo è sufficiente per capire l’inadeguatezza nel ricoprire il ruolo di anti-Juve. La prima volta aveva risposto Santander a Milik, dopo il secondo vantaggio sempre ad opera del bomber polacco è stata la zuccata di Danilo a ripristinare la parità, poi nel finale la botta terra-aria di Mertens ha evitato quella che sarebbe stata una figura barbina che avrebbe meritato fischi assordanti. La nota positiva è la vena realizzativa di Milik, autore di dieci reti in campionato nonostante un minutaggio inferiore rispetto ai compagni di reparto, straordinaria la sua media-gol. Ora che sta avendo continuità, quella che non è mai riuscito ad avere a causa degli infortuni, sta dimostrando di vedere molto bene la porta e ci si chiede cosa sarebbe potuto succedere se lo scorso anno non fosse stato out per sette mesi.

Le perplessità, invece, sono molteplici, ma quelle più gravi arrivano dalla fase difensiva, gravissimi i due gol subiti da calci da fermo, così come sarebbe grave far dipendere tutto dall’assenza di Koulibaly. Può un giocatore essere così indispensabile per gli equilibri difensivi di una squadra di vertice? Se lo è, allora il Napoli non può essere annoverato tra le squadre di vertice, che hanno come caratteristica principale proprio quella di subire pochi gol. Il Napoli, invece, ne subisce tantissimi, se solo si pensa di averne subiti due in casa dalla terz’ultima della classe, per di più con tutta la difesa schierata. È un Napoli che non convince quello che ha bisogno di una punizione magistrale di Milik nel recupero per vincere a Cagliari, di due interventi miracolosi di Meret per battere la Spal in casa, di tre gol per non lasciare punti in casa contro il Bologna, così come non può convincere il fatto di andare a giocare in casa dell’Inter con un atteggiamento troppo prudente e quasi timoroso.

Normale allora che si chieda di più anche ad Ancelotti, del resto mica è un errore essere esigenti verso chi ha vinto ovunque sia stato e sia conosciuto come uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio? Se, invece, si mostrano gli stessi problemi degli ultimi anni, allora è legittimo avere riserve anche sulla nuova guida tecnica, pur riconoscendone sempre il valore e lo spessore. Il 2018 calcistico è ormai al tramonto, nel 2019 il Napoli ha il compito di difendere il secondo posto dagli assalti dell’Inter e di essere protagonista sia in coppa Italia che in Europa League, obiettivi alla portata di una squadra che, però, deve scuotersi. Nell’ultimo mese, se n’è vista una scialba, fragile, prigioniera di qualche paura, con il nuovo anno ne serve una più grintosa, determinata e consapevole, un compito non impossibile per un allenatore come Ancelotti che può vantare una bacheca grondante trofei.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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