20 Luglio 2024
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Gli ex del calcio: Augusto Gentilini

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Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi “approda” nell’ennesima stazione. Tante le storie raccontate, molte quelle che mancano. A noi piace l’ottimismo, non quello del famoso Tonino che lo considera  il profumo della vita. Preferiamo, con tutto il rispetto, una massima a noi più familiare. “Ricett’ ‘o pappece vicin ‘a noce, ramm ‘o tiemp ca te spertose.” E di tempo noi ne abbiamo da vendere. Vi consigliamo di annullare qualsivoglia impegno e di monitorare a vista la nostra rubrica. Non ve ne pentirete. A detta del magnifico DiRettore Marco Ingino, l’amarcord è un elemento indispensabile del periodico ultrà. Noi ci crediamo anche se sappiamo bene che è una piacevole bugia. Coloro che hanno vissuto una esperienza  ad Avellino sono tanti ed è in pratica a dir poco impossibile ricordarli tutti anche se quelli che lo hanno fatto in doppia veste, ossia da giocatore e da allenatore, sono relativamente pochi ed il compito risulta di certo meno arduo. Chi ama questi colori prima o poi ci ritorna.

Lungo l’elenco anche in questo caso e noi, facendo un piacevole sforzo di memoria ci proviamo. Partiamo da Lombardi a di Somma, da Casale a Colomba sino a Campilongo, per approdare ai vari Juary, Gil De Ponti, assieme a Claudio Pellegrini,  Marra,  Molino ed Emiliano De Juliis. Anche se questi ultimi hanno allenato i lupi solo per il settore giovanile. Una “leit motiv” consolidato visto che l’attuale trainer Massimo Rastelli è anch’egli un ex calciatore irpino. Ma buttiamoci nel vivo della nostra rubrica. Sotto a chi tocca, è la volta di Augusto Gentilini che ha indossato la maglia biancoverde dalla stagione 1989-90 al 1991-92. Tre anni in cadetteria, l’ultimo con un epilogo amaro: la retrocessione in serie C. In quella stagione lasciarono e mestamente la cadetteria due campane, Avellino e Casertana e due siciliane ossia Palermo e Messina. Come allenatore, in seconda, è stato all’ombra del Partenio nella stagione 2000-2001 nella gestione Ammazzalorso, quella della semifinale play off persa con il Catania. Attualmente fa parte dello staff dell’Ancona, assieme a Giugliano e Schiavi. Anche Augusto non è insensibile al richiamo dei lupi e con un pizzico di nostalgia ci racconta la sua storia. “Una esperienza indimenticabile. Tre anni importanti anche se l’ultimo è stato quello della retrocessione in serie C”. Una squadra che ha raccolto, soprattutto nei primi due anni, molto meno di qualto meritasse. Sei d’accordo ? “Si. Nell’anno di Sonetti ci fu il suo esonero a parer mio anche frettoloso. Si stava facendo bene e se gli avessero dato più tempo, nel calcio a volte il tempo a disposizione non sempre è quello giusto”. In quegli anni c’era un presidente che adesso è un affermato direttore sportivo. “Ebbi Pier Paolo Marino, la società da poco era passata da Graziano ad un gruppo che venne da Parma”. In ottantaquattro presenza una sola rete, ricordi a chi segnasti ? “Certo che lo ricordo. Feci gol all’Udinese”. Avevi un nomignolo curioso, vediamo se hai buona memoria. “Mi chiamavano Ghento. Un po’ perché c’era una parte del mio cognome ma anche perché, secondo alcuni tifosi, somigliavo ad un giocatore del Real”. Tanti amici, c’è qualcuno che senti in modo particolare? “Un po’ tutti. Amicizie vere, spesso mi capita di parlare con Celestini, Filardi ed Amodio. Ma in realtà ho un buon feeling con tutti”. Chi conosci dell’Avellino attuale ? “Ho stima di Rastelli. Un bravo allenatore che può fare bene, la squadra mi piace e la società è seria. Un buon parco giocatori e credo che possano giocarsela sino alla fine. Mi fa piacere, almeno secondo quanto mi dicono i molti amici che ho ad Avellino, il pubblico si è riavvicinato alla squadra dopo qualche periodo di disinteresse. In molti non hanno digerito il fallimento ma nel calcio, purtroppo, non sempre le cose vanno come si vorrebbe”. Non molto tempo fai sei stato accostato alla panchina dei lupi, cosa ci può dire di più a tal riguardo ? “Tutto vero venni anche a parlare con la dirigenza. Mi sento spesso con il dottor Taccone, una persona eccezionale”. Mai dire mai, verresti ad allenare l’Avellino ? “Certo che si. Qui mi sento a casa, ho tanti amici e ricordi bellissimi che il tempo non cancellerà mai”. Non possiamo mica lasciarci se prima non mi parli dei tifosi, del loro grande amore per questi colori. “Al Partenio potevamo giocare alla pari contro chiunque. I supporters erano il dodicesimo uomo in campo. Calorosi, affettuosi, competenti. Qualità che non sempre si possono trovare in una tifoseria”. Anche Gentilini è un’altra “vittima” dell’amarcord. L’imperatore Augusto ha nel cuore Avellino e l’Avellino, siamo sicuro che l’affetto sia ricambiato dai tanti sostenitori irpini sparsi in tutto il globo. Venghino siori e siori, la giostra dei ricordi è pronta per un altro imperdibile giro.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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