18 Luglio 2024
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Gli ex del calcio: Armando Ferroni, classe e grinta da vendere

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intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata

Continua e senza sosta il nostro viaggio, quello dei ricordi. L’amarcord targato Avellino raggiunge un altro ex che ha indossato la gloriosa maglia biancoverde. Abbiamo perso il conto ma di una cosa siamo certi: chi ci segue non se ne pentirà. Altro giro, altra corsa. Venghino siori e siori, la giostra delle emozioni vi offre un giro gratis. Quando capita di intervistare un calciatore ci sono alcuni fattori da tenere presente: il più importante è di certo la conoscenza calcistica del soggetto di turno che può avvenire andando a leggerne le gesta, oppure sentendone parlare dai più ‘vecchi’ ma e quando capita di avere di fronte uno che hai visto giocare, indossare per la prima volta la maglia biancoverde, seguirne i passi come farebbe un innamorato con la sua adorabile metà, è totalmente diverso. Cambia lo stato d’animo e la cosa ci permette di legittimare tutto quello che scriviamo parola per parola. Senza preoccupazioni di sorta. Armando Ferroni o se preferite Ferroni II visto che anche il fratello Mauro ha giocava a calcio (uno scudetto con il Verona) mi costò i soldi (ben spesi) di un famoso quotidiano sportivo. Volevo essere sicuro che fosse ufficiale, che realmente il forte difensore della Fiorentina aveva lasciato la città d’arte per raggiungere la mia Avellino. Si, perché lo vorrei chiarire una volta è per tutte: sono nato a Solofra e non a Napoli. Sono solofrano e non napoletano e chi vuole conoscere la mia modestissima storia non deve fare altro che informarsi e non confondere il lavoro con la passione, quest’ultima non ha mai procurato il pane. Armando Ferroni (classe 1961) attualmente lavora con il Genoa, squadra con la quale ha chiuso la sua carriera. Dopo cinque stagioni con i viola, centodue presenze, a ventitré anni approdò all’ombra del Partenio. Con i lupi è sceso in campo in cento tre occasioni e realizzato anche tre reti. Dell’esperienza ad Avellino serba un ricordo indelebile. Provare per credere. “Dopo quattro anni a Firenze chiesi di poter andare altrove. Volevo giocare e con i viola ogni anno era a rischio la mia posizione. Ricordo che un anno e dopo ventisette gare non avevo avuto alcuna garanzia per quello successivo. Volevo migliorare e non solo in termini economici, una piazza valeva un’altra ma l’importante era scendere in campo la domenica. Mi dissero che c’era l’Avellino tra le squadre che mi volevano. Io chiesi solo di poter giocare e mi garantirono che se avessi accettato avrei avuto la maglia da titolare”. Firenze per Avellino, dopo tanti anni ha qualche rimpianto? “Nessuno. Ho vissuto una esperienza indimenticabile. Tre salvezze meritatissime ma, purtroppo, anche una dolorosissima retrocessione. Michele ti posso dire che Avellino mi ha fatto crescere anche come uomo”. Parliamo della legge del Partenio, cosa ricorda. “Uno stadio pieno ogni gara casalinga. Da noi tutti, anche le grandi, sudavano per raccogliere anche un pareggio. Prima la vittoria valeva due punti e noi su quindici gare al Partenio ne facevano più di venti, in pratica la salvezza la conquistavamo tra le mura amiche grazie anche all’apporto del pubblico”. Il giocatore che più l’ha impressionato per tecnica e velocità. “Almeno due. Parlo di Roberto Antonelli del Milan e Michael Laudrup ai tempi della Lazio. Mi fecero impazzire ma posso anche dire e con un po’ di modestia nella mia esperienza di Avellino solo in pochissime occasioni ho reso al di sotto della sufficienza e credo che possano testimoniarlo i tifosi che mi hanno apprezzato per il mio impegno”. Ecco parliamone. Un parere sui supporters irpini. “Stupendi, unici. Pensa che al mio arrivo ad Avellino ho imparato che c’è il caffè e la crema, da voi ho bevuto il miglior caffè in un bar al centro della città. Spesso mi capitava di andare a comprare frutta e verdura, non mi facevano pagare e mi dicevano che la domenica dovevo colpire forte gli avversari che volevano fare gol. Mitici, a distanza di anni mi tornano in mente tutti quegli attestati di stima. Vi porterò sempre nel mio cuore”. Ha giocato contro Platinì, Zico, Matthäus, Maradona, un vero vanto. “Vero, altri tempi. Giocatori fortissimi, molto più tecnici e meno veloci di quelli di oggi”.  Ricordo che in una gara il pibe de oro con il duo De Napoli-Ferroni capitò male. “Eh. Diciamo che io e Nando riuscimmo ad ingabbiare il più forte giocatore di tutti i tempi. Inutile ribadire che ne vado fiero”. Parliamo di uno dei centrocampi più forte di quegli anni. “Lo so ti riferisci al nostro. Nando De Napoli, Angelo Colombo, Giampietro Tagliaferri e Franco Colomba. C’era qualità e quantità. Angelo nell’anno che battemmo il Verona faceva gol appena toccava la palla, Nando correva a duecento all’ora e non si fermava mai. Pepo e Franco avevano la classe dei grandi campioni. Che tempi, ci divertivamo e vivevamo momenti bellissimi assieme alla tifoseria che ripeto era una delle migliori di quegli anni”. L’intervista volge al termine ma dopo tanti elogi al nostro interlocutore, adesso tocca a noi emozionarci. “Peccato non essere stato ad Avellino per la presentazione del vostro libro che ho avuto da un amico. Grazie a Felice e a  te Michele. Ma prima una cosa voglio dirla: abbiamo parlato tanto di quel calcio ma caro Michele tu sei una enciclopedia, conosci tutti i nomi dei calciatori di quel periodo”. Un complimento da un mio idolo. Cosa vuoi più dalla vita… Anche questa è fatta. Avanti tutta verso il prossimo obiettivo e ricordate sempre che seguirci vi conviene.

About Michele Pisani 2906 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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