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Gli ex del calcio: Alessandro Scanziani

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Intervista di Adamo Recchia

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Come è nata la passione per il calcio ?“Come tutti i bambini ho iniziato a giocare nel cortile di casa e all’oratorio. Inizialmente giocavo nel torneo CSI ma sotto falso nome e contemporaneamente con la squadra del paese dove abito tuttora. Poi sono passato al Calcio Como, appena compiuti i 14 anni, partecipando al campionato nazionale allievi, i primi due anni e Primavera e De Martino i successivi due. Poi sono passato nell’attuale serie D, Meda, e l’anno seguente in serie C, Livorno. Tornato a Como sono partito in serie B ed è iniziata l’avventura calcistica”. In che occasione ha compreso che poteva diventare un lavoro ? “Non lo chiamerei lavoro, anche per rispetto dei miei genitori e di tutti quelli che lavorano davvero.
Per me era coronare il mio sogno da bambino, giocare a calcio, possibilmente a buoni livelli, essere titolare, in una buona squadra, vincere, segnare….era la realizzazione del mio sogno. Dopo i tre anni al Como, A, B, A, ho capito che potevo farcela, non solo nella squadra che mi ha cresciuto ma in quasi tutte le squadre italiane.” Qual è stata la vittoria che ricorda con maggior piacere?
“Tante sono le vittorie che ricordo. Ultima gara nel mio primo anno in serie B con la vittoria in casa sull’Hellas Verona che ci diede la matematica certezza di salire in serie A, alla finale con l’inter vincendo la mia prima Coppa Italia, ad un altra Coppa Italia vinta da capitano con la Sampdoria contro il Milan a Genova, con tutto lo stadio, e meta città, in festa”. Un aneddoto della Sua carriera che Le è rimasto maggiormente in mente.“Quando incontrai per la prima volta il Presidente della Samp, Mantovani, con la squadra in serie B. Andai nel suo ufficio a Genova.
Dopo i soliti saluti e ringraziamento da parte sua per aver aderito al suo invito ad un incontro, le prime sue parole furono. Io voglio vincere il campionato in serie A !!!
Al che non capivo se mi prendesse in giro o meno. La Samp in serie B, mai vinto un campionato nella sua storia. Non sapevo se mi stesse prendendo in giro o meno, sicuramente fu uno dei motivi che mi spinse ad accettare la sua proposta di trasferirmi a Genova. Poi in effetti la Samp vinse un campionato, ma purtroppo io non militavo più in quella grande società ed avevo appena smesso di giocare. Comunque penso che la prima Coppa Italia fu un buon punto di partenza”. Cosa pensa della moviola in campo, Lei è favorevole o contrario? “Direi che forse è giunto il momento di sfruttare fino in fondo la tecnologia. Anche se spesso nemmeno la moviola riesce a stabilire con certezza se un fallo è da rigore o meno, ma penso che possa essere di aiuto all’arbitro. In altre occasioni è certamente utile, per stabilire se la palla ha o meno oltrepassato la linea di porta o per verificare un possibile fuorigioco. Io metterei anche una regola per stabilire l’effettiva durata della gara. Magari 30’ per tempo ma effettivo, come nel basket”. Ci sono molte squadre che hanno come proprietari imprenditori stranieri Lei cosa ne pensa?
“Mi spiace che non ci siano più imprenditori che siano anche tifosi della squadra della propria città, come succedeva ai miei tempi. Ora credo che le società debbano essere amministrate bene e le con i conti almeno in pareggio. Gli introiti delle Tv penso che possano anche bastare, sommante ad altre, dalla vendita dei biglietti, al merchandising, ecc.
Chiaro che le squadre con maggior introiti hanno molta più possibilità di essere competitive, ma questo lo è sempre stato. Se arrivano imprenditori stranieri, significa che intravedono la possibilità di un guadagno, nessuno regala nulla”. Ventura e la nazionale cosa pensa del gioco di questo nuovo corso? “Ho molta stime nel nuovo commissario tecnico. Oltre al fatto che è nato calcisticamente nella Samp. Credo che abbia la capacità e possibilità di fare bene. Il problema è il numero di stranieri che ci sono nelle rose delle nostre squadre.
Questi tolgono il posto a molti dei nostri ottimi giovani. Capisco se il calciatore straniero è un fuoriclasse, come hai miei tempi, ma ora che il nostro calcio difficilmente può permettersi certi campioni, tanto vale puntare sulla crescita e quindi sull’utilizzo dei nostri giorni che mi sembrano molto promettenti. Questo permetterebbe ai nostri giovani di migliorare e fare l’esperienza internazionale che a loro manca”. Una domanda sul Suo attuale ruolo nel mondo nel calcio di cosa si occupa ora ? “Ora sono fuori dal mondo del calcio. Ho tentato di fare l’allenatore, ma evidentemente non ero cosi bravo”. Sappiamo che collabora con Inter Tv come opinionista ci racconti come si sente in questo ruolo. “Ho lavorato in molte emittenti, anche Mediaset, come commentatore tecnico. Mi piace parlare di calcio, esprimere opinioni sui calciatori e sulle squadre. Mi piace stare a contatto con questa realtà. Tutta la mia vita è stata nel mondo calcistico”.

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