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Gli ex del calcio: Sandro Mazzola

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Intervista esclusiva a cura di Michele Pisani, in collaborazione con twikie.it

Pronto? Mi scusi cercavo Sandro Mazzola. “No, Mazzola non c’è. Provi più tardi. Ma no, sono io, scherzavo. Mi dica tutto”. Mi sarei aspettato qualsiasi cosa ma iniziare una telefonata così con una icona del calcio italiano non lo avevo di certo messo in preventivo. C’è chi ha partecipato alla storia del calcio e chi l’ha fatta. Sandro Mazzola ha dovuto prima vincere la sfida contro la figura, scomodissima, del padre Valentino e poi quella sul rettangolo da gioco. È riuscito a dimostrare, al mondo intero, di essere uno dei migliori calciatori italiani e solo per questo merita tutto il nostro rispetto. Da questa, doverosa, premessa possiamo anche iniziare la piacevole chiacchierata. Il cappello? Pretendete, ancora, che qualcuno vi dica chi è Sandro Mazzola? Ci rifiutiamo. Chi ama questo sport, anche un bambino della scuola calcio, non può non sapere la storia del figlio del grande Valentino e se non lo sa sono problemi suoi. Siamo cattivi? A volte. Alessandro Mazzola detto Sandro è nato a Torino l’8 novembre del 1942. A soli 7 anni perde il suo papà nell’incidente di Superga, sciagure del genere ti fanno diventare grande troppo in fretta. Il resto lo sapete già e non vale la pena ripeterci. Siamo emozionati, iniziamo dalla fine? Perché no. Prima dei saluti chiediamo a Mazzola del trito e ritrito dualismo con Rivera. Parliamo del calcio di oggi, lei ed il Golden Boy potreste giocare assieme? “Certo. Io un po’ più avanti, magari da centravanti e lui da rifinitore. Saremmo una bella coppia”. Chi mai oserebbe dire il contrario. Differenze, se ce ne sono. “In effetti eravamo diversi, io magari segnavo di più ma lui era l’uomo dall’ultimo passaggio. Gli ho visto fare cose che solo a pochi calciatori potevano riuscire”. Tipo? “Fingeva di dare la palla ad un giocatore e mentre lo fissava, la sfera, magicamente, finiva dall’altro lato del campo ad un altro compagno smarcato. In questo era uno dei migliori”.  E sempre in tema di calcio attuale ci siamo anche chiesti chi avrebbe vinto lo scudetto in questa corsa a tre tra Juventus, Lazio e Inter. Mazzola non si sbilancia ma… “Non è facile dirlo o meglio non sarà facile per l’Inter ma io ci spero”. (Domanda posta prima della gara persa contro la Juventus). Su Ronaldo e Messi, altro argomento che divide molti sportivi. “Per me è più completo Ronaldo, mi piace molto il portoghese e lo volevo portare all’Inter ai tempi del Manchester In Inghilterra e molto prima del passaggio al Real Madrid. Allora costava una cifra abbordabile, feci il suo nome alla dirigenza nerazzurra ma non fui ascoltato, anzi secondo uno in particolare il giocatore non valeva tutti quei soldi. Decisi di lasciare il mio posto come direttore, qualche settimana più tardi ritornai sui miei passi ma ci rimasi male”. È visto che si è parlato dei due fenomeni del terzo millennio, la domanda nasce spontanea: tra Pelé e Maradona? “Due grossi campioni ma anche qui faccio la scelta usando il cervello. Pelé per me era più forte del Pibe de oro”. Mi consenta un appunto, credo che Maradona fosse in campo meno ‘presuntuoso’ e sicuramente più propenso nel riconoscere la bravura di altri giocatori. “Sono d’accordo, Maradona ha sempre parlato bene di alcuni giocatori importanti come Baggio, Totti e Del Piero”. Però visto che si parla di ‘O Rey’ e della sua bravura, avremmo dovuto citare Trapattoni ma in molti ricordano che in quella amichevole a Milano del 1963 Pelé giocò solo 26’ minuti ed il Trap non lo sfiorò per non fargli male in quanto aveva una caviglia che gli faceva male ma va detto che lo bloccò ed in più di una occasione. Ricordiamo che Mazzola segnò il secondo gol su calcio di rigore, la gara terminò 3 a 0 per gli azzurri. “Caro Michele il Trap era davvero forte e se vuoi saperlo in una occasione non mi fece vedere la palla”. Certo che lo vogliamo sapere. “Era un derby, Rocco non mi fa marcare da Trapattoni e quasi ci resto male. Faccio gol e incomincio a rendermi sempre più pericoloso, allora dalla panca arriva l’indicazione, Giovanni passa a marcare me e la mia gara finisce in quel preciso istante”. Per chiudere e definitivamente questo argomento ci manca l’ultima domanda. Il giocatore più forte in assoluto. “Per me era Alfredo Di Stefano. Quando lo vidi per la prima volta in campo non riuscivo a credere che fosse solo a pochi centimetri. Impiegai quasi dieci minuti a realizzare che non era un sogno. Un giocatore superbo, non ha ancora eguali”. Eppure nella mia modesta cultura calcistica (migliora a vista d’occhio quando ho la possibilità di parlare con mostri sacri del genere) qualcosa la posso dire pure io. Volete vedere? Eccovi serviti. Ho letto di un calciatore che fece innamorare i tifosi rumeni, parlo di Nicolae Dobrin il cigno di Pitești. “Lo ricordo, giocò i mondiali in Messico nel 1970. Di lui si diceva un gran bene. Come lo conosci?”. Realizzai un articolo che dall’Italia fece un balzo sino in Romania. Fu condiviso da quasi tutti i club della Liga 1. Helenio Herrera. Si è detto tanto e forse anche troppo sul Mago. Era vero che Suarez e Corso facevano la formazione? “Smentisco categoricamente. Corso giocava solo perché insisteva il presidente Moratti. Herrera era un grande allenatore e lo ha dimostrato con le innovazioni che ha portato nel calcio”. Ho parlato con il figlio di Rocco e mi ha detto che c’era stima tra i due allenatori. Chiedo conferma. “Si, vero. Una stima immensa, erano amici. Negli spogliatoi, prima della gara, giocavano e sorridevano ma appena uscivano dal tunnel dovevano e per forza fare i nemici”. Una domanda che avrà sentito chissà quante volte. Ferruccio Mazzola, meno bravo o solo meno fortunato del fratello Sandro? “Più forte tecnicamente ma molto svogliato. Non voleva fare i sacrifici che servivano per poter giocare in una grande squadra. Non amava allenarsi ma era più tecnico di me, questo va detto”. Quanto ha dovuto penare per non dover apparire come il figlio del grande Valentino Mazzola? “Essere il figlio di un grande giocatore mi ha penalizzato. Ho dovuto sudare parecchio per affermarmi”. Bisogna e per forza parlare del calcio di oggi e della Juventus. È vero che i bianconeri sono, inconsciamente, favoriti dagli arbitri? “Va detto che tutte le grandi squadre, nelle scelte che fanno gli arbitri, sono agevolate e quindi non solo la Juventus. A proposito della vecchia signora ti voglio raccontare un episodio assai curioso. Stavo per vestire la maglia bianconera, Boniperti fece di tutto per convincermi. Una concessionaria Fiat a Milano ed un contratto da capogiro. Tornai a casa e ne parlai con mamma che mi disse che non potevo indossare la maglia bianconera, il mio povero babbo si sarebbe rivoltato nella tomba”. Non possiamo chiudere una chiacchierata se prima non vi parliamo di cosa ci siamo detti all’inizio (la nostra è stata una intervista al contrario). Mazzola tifa Inter, c’erano dubbi? Poi è toccato a me. “Ah sei tifoso dell’Avellino? Ricordo quando, da dirigente, venimmo al Partenio. Dagli spogliatoi si sentivano i tifosi che cantavano, tremava tutto lo stadio. Una cosa del genere non la dimentichi più. Davvero un pubblico eccezionale. Ricordo i tempi del presidente Sibilia, più di una volta ci incontrammo per un trasferimento di un giocatore ma alla fine non se ne fece nulla”. E così che ci siamo guadagnati la fama per aver parlato al telefono (44 minuti di puro godimento) con una icona del calcio italiano. Grazie Mazzola, grazie per averci regalato tante emozioni e soddisfazioni. I campioni non si dimenticano. Mai.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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