16 Luglio 2024
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Salernitana, il momento della pace

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 Non si sono mai voluti bene, ed anche per questo motivo, nonostante forte un rinnovo automatico, fu allontanato per le sue pressioni sulla società. Il momento è di quelli delicati. Bisogna essere compatti. Per essere compatti ed uniti e’ giunto il momento di deporre i fucili, al massimo dotarsi solo di armatura e scudo, evitare di guardare al passato (glorioso e inglorioso) per potersi concentrare sulla disperata missione salvezza. Mantenere la categoria si può e si deve, se tutte le componenti faranno (bene) il proprio ruolo. Al bando le vecchie ruggini o gli interessi individuali, in cima ai pensieri dev’esserci la Salernitana in sedici partite che restano. Per certi aspetti, un’eternità. Sotto altri punti di vista, il tempo inizia a stringere. E la Salernitana ha un tremendo bisogno di normalità, di assunzione di responsabilità da parte dei calciatori che vanno in campo (anche se non gli garba un contratto non rinnovato o un ruolo non preferito), dell’allenatore che va in panchina (anche se non ha condotto il mercato di riparazione), della dirigenza che continua ad operare il ruolo di raccordo con la proprietà (anche se non ha scelto in prima persona il sostituto di Torrente) e dello stesso duo di presidenti che, se in questo momento è proprietario di una squadra penultima in classifica, avrà anche le sue responsabilità. Il direttore sportivo Fabiani dovrebbe essere in città tra oggi e domani per un vis à vis con calciatori e staff tecnico, la voce sua ma anche quella della proprietà, che ha avuto lunghissimi confronti telefonici sia col dirigente romano che con l’allenatore per fare il punto sulla débacle ternana. Guardarsi a quattro, a otto, a sessantadue occhi per capire dove si può andare, cosa si è sbagliato e cosa va assolutamente fatto – con la convinzione reale di tutti – per invertire una rotta fino ad oggi fallimentare, rispetto alla “salvezza tranquilla e poi chissà” che era stata prospettata a tifoseria e media nel mese di agosto dalla proprietà. Negli ultimi tempi Fabiani è parso un po’ defilato dopo l’esonero di Torrente, presenziando alle partite ma svicolando spesso via lontano da telecamere e microfoni. A Terni ha fatto capolino a bordo campo prima della gara, poi non s’è più visto, impegnato a ragionare evidentemente con Lotito sui perchè della sconfitta. La scelta del Menichini-bis, non è un segreto, è farina di altri sacchi. Nel suo, sicuramente tanti errori nel mercato estivo e il colpo delle affermazioni di Lotito nel dopopartita contro il Brescia, quando affermò di “aver preso finalmente in mano la situazione per condurre in prima persona le operazioni di mercato”. Frasi che, al di là delle (parziali) successive retromarce, suonarono come una bocciatura delle operazioni di mercato estive. Adesso il mercato è chiuso, Fabiani deve far valere il suo carisma: se è rimasto al suo posto, è perchè la società gli ha confermato fiducia pur esonerando Torrente e s’aspetta qualcosa anche in questa fase, nonostante i rapporti pessimi vigenti con Menichini. Che devono assolutamente essere ripristinati. Alla ripresa direttore ed allenatore potrebbero tendersi la mano, dovrebbero farlo almeno, perchè le scintille interne servirebbero a peggiorare solo le cose: tregua a tempo fino a maggio, quando tutta la Salernitana dovrà correre nella stessa direzione. Non saranno ammesse deviazioni, ora, serve il contributo di tutti. E se si continua a disperdere forze mentali nell’andare alla continua ricerca di alibi, il cammino sarà ancor più duro di quanto non lo sia già.
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