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Re Cecconi, storia di un indomito guerriero

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

La sua è una favola, che purtroppo si è spezzata troppo presto per un destino cinico e infausto, ma resta pur sempre una favola. Era nato a Nerviano, in provincia di Milano, in una famiglia di origini modeste con padre operaio e madre casalinga. Lui è Luciano Re Cecconi, in ricordo del quale ieri sera Rai Sport ha trasmesso un documentario di un’ora sulla sua vita, troppo breve ma veramente intensa e piena di emozioni. Per contribuire al mantenimento della famiglia si adattava a fare diversi lavori tra cui il calzolaio e il garzone di un fruttivendolo, ma gli piaceva molto fare il meccanico tant’è che si costruì da solo una macchina. La sua vera passione era quella per il calcio ed era così bravo che fu notato dalla Pro Patria con la quale fece il suo esordio nel professionismo, in serie C. Poi si ritrovò a Foggia, in serie B, un po’ spaesato perché strappato giovanissimo alla sua realtà e catapultato nel profondo Sud. Ad aiutarlo ad ambientarsi ci pensò il suo allenatore, Tommaso Maestrelli, diventato per lui un padre putativo. La stagione in rossonero fu esaltante, culminata con la promozione in serie A.

Nella massima serie, la partita più gloriosa fu quella vinta contro la Lazio, un 5-2 dove mise anche la sua firma proprio contro quella squadra che, ironia della sorte, lo avrebbe reso grande. Eppure la stagione subì una brutta piega condannando il Foggia ad un mesto ritorno tra i cadetti e, per lui, fu un dolore doppio visto che mister Maestrelli, il suo mentore, andò alla Lazio e lui rimase a Foggia. L’anno successivo, lo stesso Maestrelli spinse la società ad acquistarlo vincendo la concorrenza del Torino, altro club molto interessato ad accaparrarsi le prestazioni di Re Cecconi. Di quella Lazio, appena promossa in serie A, divenne subito uno dei perni, l’angelo biondo si faceva valere al centro del campo. L’obiettivo era la salvezza, mister Maestrelli diceva che una squadra neopromossa doveva pensare prima a mantenere la categoria e poi a tutto il resto, sta di fatto che fino all’ultima giornata quella Lazio fu vicina allo scudetto. Chiuse sull’ultimo gradino del podio, al terzo posto, mentre negli ultimi 90’ la Juve divenne campione d’Italia vincendo la concorrenza sia della Lazio, sconfitta a Napoli, ma soprattutto del Milan, caduto nella fatal Verona.

L’anno successivo, partì subito forte la squadra capitolina imponendosi a Vicenza con un tris firmato anche da Re Cecconi. L’angelo biondo mise il suo sigillo anche su una importantissima vittoria contro il Milan. Quella Lazio era spaccata, c’erano due clan, uno guidato da Chinaglia e l’altro proprio da Re Cecconi, tant’è che a Tor di Quinto, il quartier generale biancoceleste, c’erano due spogliatoi e guai se uno entrava nell’altro. Pare che tra quei giocatori girassero pistole e fucili, che avessero legami con ambienti criminali, fin dove si sarebbe potuta spingere quella banda di matti? Nonostante ciò, quella squadra marciava divisa in settimana per colpire unita la domenica. Nel 1974, l’anno dei mondiali in Germania Ovest, arrivò il primo scudetto della Lazio, tutti i giocatori entrarono nella storia tra cui mister Maestrelli. Anche Re Cecconi fece parte di quell’Italia di Valcareggi che partiva favorita nei mondiali tedeschi, ma quella spedizione si rivelò fallimentare, anche perché c’era il blocco delle squadre del Nord che non vedeva di buon occhio l’inserimento di giocatori provenienti da club del Sud tra cui i tre della Lazio (Wilson, Re Cecconi e Chinaglia) e Juliano del Napoli.

L’anno successivo, quello post-scudetto, non fu molto esaltante per la Lazio, il quarto di Re Cecconi con la maglia biancoceleste fu ancora più travagliato con gli addii di Maestrelli, alle prese con una brutta malattia, e di Chinaglia, partito per gli Stati Uniti, per un soffio fu evitata la retrocessione. La sua quinta stagione con la maglia della Lazio, con Vinicio in panchina, iniziò con una sconfitta subita in casa contro la Juve ma nella quale Re Cecconi realizzò un gol da applausi. Alla terza giornata, purtroppo, subì un brutto infortunio contro il Bologna che lo relegò ai box per diversi mesi. Era la stagione 1976-1977, da poco più di un mese un tumore al fegato si era portato via Tommaso Maestrelli, l’artefice di quello scudetto inimmaginabile. A gennaio, il Cecco, accompagnato da Pietro Ghedin, suo compagno di squadra, e Giorgio Fraticcioli, un amico profumiere, si recò in una gioielleria romana.

Lì si registrò il dramma, un episodio di cronaca nera che costò la vita a Re Cecconi e che ancora resta controverso. Pare che, per scherzo, il giocatore della Lazio simulò un tentativo di rapina che indusse il proprietario della gioielleria, Bruno Tabocchini, ad estrarre la pistola e a dare fuoco su Re Cecconi che ebbe solo il tempo di dire “era uno scherzo” prima di riversarsi a terra esanime. Tabocchini, dopo qualche giorno, fu assolto per legittima difesa, Ghedin non ha mai voluto confessare la sua versione dei fatti. A soli 28 anni, Re Cecconi si spense in modo tragico lasciando una moglie e due figli, sicuramente sarà ricordato per sempre dai tifosi laziali per i quali è stato un beniamino e uno dei protagonisti di una leggendaria cavalcata, una delle pagine più belle della storia del club capitolino.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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