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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Era ormai sfumato, il sogno di approdare nel professionismo il Pianura poteva salutarlo mestamente. Una Caporetto la gara d’andata della semifinale play off in casa del Carpi, tornarsene con cinque gol sul groppone senza averne realizzato manco uno, era troppo per poter pensare ad una rimonta. Serviva la grande impresa al ritorno, o meglio, il miracolo sportivo. Quasi nessuno ci credeva in quel 20 giugno 2010, solo una sparuta rappresentanza di tifosi che espose lo striscione: “Yes, we can”. Ma ne sembrava più credibile nonché encomiabile un altro: “Grazie ragazzi”. Ecco, ormai i giochi erano fatti e il pubblico napoletano si sentiva comunque di ringraziare quella squadra che era riuscita ad arrivare a giocarsi i play off per la C2. Quella domenica, al “Simpatia”, pioveva a dirotto, i pochi tifosi presenti allo stadio, i fedelissimi, erano muniti di ombrelli in mancanza di coperture. Quella gara di ritorno comunque bisognava giocarla, stendere tappeti rossi agli emiliani sarebbe stato un insulto verso quei tifosi che, nonostante tutto, erano presenti, tanto valeva provarci, con la forza della disperazione.
E con i gol di Del Sorbo e Tommaso Manzo, dopo sette minuti il Pianura era già avanti di due gol. Il pubblico iniziò a scaldarsi a dispetto della pioggia incessante, quel “Yes, we can” iniziava ad avere un senso, ma era comunque meglio non illudersi. Infatti, dopo poco più di venti minuti, una grande punizione di Perini fu come una sentenza. 2-1, e che vuoi recuperare più? I biancorossi andarono anche ad un passo dal pari colpendo una clamorosa traversa ancora su un calcio da fermo. Si ebbe la sensazione che il Pianura avesse tirato i rami in barca e quel gol subito avesse spezzato le gambe agli uomini di Mimì Gargiulo. Qualche secondo prima che l’arbitro fischiasse la fine della prima frazione, con il Carpi rimasto in dieci per l’espulsione di Gherardi, ci pensò Mattera con un bolide su punizione a firmare il 3-1 ma senza riaccendere più di tanto le speranze, era anche complicato giocare in quel pantano pieno di pozzanghere.
Come per magia, nella ripresa, bastarono cinque minuti a Tommaso Manzo, particolarmente ispirato, a disegnare prima una grande parabola con un tiro dalla distanza e poi a capitalizzare di testa un traversone di Carbonaro dalla destra. 5-1 e i giocatori in maglia azzurra divennero delle belve fameliche, bisognava sfruttare quel momento per affilare i denti e azzannare gli avversari, quella era la fase per darci dentro a più non posso. E se fosse davvero successo il miracolo? Lo stadio era diventato una polveriera, i fratelli Cafasso, proprietari del club, erano ormai dei leoni in gabbia e non credevano ai loro occhi. I giocatori del Pianura entravano con decisione su ogni contrasto, arrivavano primi sulle seconde palle e, presi dalla foga agonistica, finivano anche col divorarsi occasioni clamorose. Il Carpi era in bambola, bisognava insistere. La pioggia sembrò dare una tregua per poi scendere giù con maggiore intensità, un diluvio con il quale era davvero difficile fare i conti, non ne voleva sapere di placarsi. Al 65’, pur girato spalle alla porta, Del Sorbo ebbe l’intuizione di vedere l’inserimento in area di Ausiello e, ricevuta palla, quest’ultimo fu glaciale a pochi metri dal portiere. 6-1, sembrava tutto assurdo.
C’era solo una squadra in campo, il Pianura, gli emiliani boccheggiavano cercando di arginare quegli attacchi ripetuti e costanti. Mancavano cinque minuti al 90’ quando Despucches, il giovane portiere napoletano, combinò la frittata. Nel tentativo di servire palla ad un compagno vicino, diede troppa poca forza al pallone che si arrestò su una pozzanghera, tutti a gridare “noooooo”, ma ormai Bigoni si era già avventato su quella palla spendendola in rete. Che liberazione per i giocatori del Carpi, festa grande per loro sotto il settore dei tifosi ospiti. Ormai era fatta, sul 6-2 a cinque minuti dal termine, pensare di ritornare in partita sembrava impensabile. Ma nessun cenno di resa da parte del Pianura, squadra tutta protesa in attacco, ormai non serviva più difendere e, dopo due minuti, Del Sorbo ghermì come un falco una palla vagante in area per timbrare il 7-2. Era ancora viva la compagine napoletana, fino all’ultimo avrebbe cercato l’imponderabile.
Era l’ultimo minuto di recupero quando da uno spiovente proveniente dalla destra, Tommaso Manzo con una rovesciata da album Panini fece esplodere il “Simpatia” lasciando impotenti e inebetiti gli avversari. 8-2, quel “yes, we can” era stato profetico, miracolo sportivo in questo campo della provincia di Napoli. Tutti ad abbracciarsi a fine gara, chi piangeva a dirotto, quelle maglie bagnate e ricoperte di fango erano i segni di una impresa eroica, quella squadra si era riscoperta un valoroso esercito capace di annichilire il Carpi. A fine gara, mister Gargiulo disse: “Se il campo non ci penalizzava, avremmo potuto fare più di dieci gol”. Pazzesco quello che era successo, qualcosa di folle, fantascientifico e inenarrabile. Quella sconfitta, poi, fu quasi un trampolino di lancio per il Carpi che iniziò la scalata che avrebbe portato la squadra a calcare i palcoscenici della serie A. A volte anche da una sconfitta clamorosa e mortificante si può ripartire con un vigoroso slancio arrivando a toccare vette inimmaginabili.

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