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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Abbiamo raccontato storie legate a vittorie di mondiali, scudetti, Champions, ma ce ne sono altre sensazionali che possono arrivare dai campi di periferia, dove ci si gioca salti di categoria. Il calcio regala emozioni a qualsiasi latitudine indipendentemente da coperture mediatiche, prestigio della posta in palio e blasone dei club. Ci sono emozioni che arrivano e basta, anzi, le più belle restano confinate nei territori nelle quali si vivono ma che è bene esportare per capire quanto il calcio regali storie che inorgogliscono i territori consolidandone il senso di identità. Ci sono interi campionati che si decidono all’ultimo secondo con un tiro sbilenco, destinato fuori in situazioni normali, ma ci sono partite che sfuggono ad ogni forma di normalità dove anche le traiettorie del pallone rispondono a comandi innaturali e inspiegabili a logiche umane. Il 26 maggio 2013 al “Vertucci” di Teggiano si giocava la finale secca tra Valdiano e Portici, chi se l’aggiudicava poteva festeggiare l’approdo in Eccellenza. Il Valdiano aveva il vantaggio di giocare tra le mura amiche per il maggior numero di punti conquistati nel girone (68 i salernitani, 64 i vesuviani).
Il fattore casalingo può incidere in questi appuntamenti, anche se il Portici non era stato affatto lasciato solo: tanti tifosi partirono con pullman dalla città della Reggia per sostenere gli uomini del duo Punzo-Sarnataro. La prima frazione fu molto tattica, nessuno delle due voleva scoprirsi con il rischio di capitolare, si sapeva che sarebbe stata una gara da giocare mantenendo nervi saldi e lucidità. Pochi sussulti durante i primi 45’ di gioco, ma c’era una intera ripresa da giocare. E nel secondo tempo il Valdiano mise il turbo: nel giro di pochi minuti (al 57’ e al 60’) una doppietta di Morea stese i porticesi, per i quali ormai si era messa malissimo. Qualcosa andava fatto, bisognava almeno provarci con la forza della disperazione, la lucidità ormai la si poteva dimenticare. Ci furono tre sostituzioni immediate: entrarono in campo Pelliccio, Cesarano e Rega, una mossa per alterare un po’ gli equilibri tattici. Mancavano ormai venti minuti alla fine, c’era chi già si complimentava con i dirigenti del Valdiano, quella finale ormai era segnata.
Eppure, al 70’, l’autorete di Giordano fu una scossa per il Portici, i salernitani, che probabilmente pensavano di aver già archiviato la pratica, andarono in tilt. Proprio uno dei neoentrati, Cesarano, disegnò una parabola perfetta su punizione siglando l’inatteso 2-2 a dieci minuti dalla fine. L’inerzia si spostò addirittura tutta dalla parte degli azzurri per l’espulsione di Morea, l’autore dei due gol per i padroni di casa. 2-2 e Portici con un uomo in più, ma poi si ritrovò con uno in meno rispetto agli avversari per i rossi sventolati all’indirizzo di Reale e Sannino. Gestire la tensione era impossibile, fioccavano le espulsioni, ogni azione poteva essere quella decisiva, ormai l’emotività aveva preso il sopravvento e c’erano due tempi supplementari da disputare. Nel caso fosse rimasto tutto invariato, il Valdiano poteva dare inizio ai festeggiamenti. Proprio i padroni di casa furono ad un passo dal chiudere definitivamente la pratica con un clamoroso doppio palo di Santucci, la palla attraversò tutta la linea di porta colpendo un legno e poi l’altro. Clamoroso. E intanto il Portici si ritrovò addirittura in sette per le espulsioni di Rispo e Molisso.
Il tempo era quasi scaduto, la bolgia del “Vertucci” era pronta ad esplodere, i vesuviani sembravano ormai disarmati con ben tre uomini in meno. Era il 119’ quando Rega, un altro dei neoentrati con il Portici sotto di due gol, stoppò un pallone spalle alla porta, si girò in un fazzoletto giustiziando il portiere biancorosso. 2-3, in sette contro dieci. Apoteosi infinita, gente incredula sugli spalti, i giocatori del Valdiano si portavano le mani nei capelli buttandosi a terra per la disperazione. In estasi il settore riservato alla tifoseria porticese, sembrava tutto così irreale, l’impresa di Teggiano era compiuta. Addirittura anche il pubblico locale applaudì quel Portici stoico, capace di crederci fino all’ultimo anche quando ormai tutto faceva pensare di dover abbandonare ogni sogno di gloria.
Prima sotto di due gol, poi sotto di tre uomini, mancavano sessanta secondi quando il colpo di Rega cambiò il corso degli eventi. Ci furono malori e svenimenti, perché in queste categorie c’è chi vive le partite con una passione e un trasporto emotivo senza eguali. L’ing. Ciro Incoronato, tra i fautori della ricostruzione di quel Portici dalle ceneri di un fallimento, pur non riuscendo a reggersi in piedi fu portato negli spogliatoi mantenuto da diverse persone per evitare che stramazzasse al suolo. Impazzava la festa tra quelle pareti, lui dovette dare fondo a tutte le sue doti carismatiche per ottenere un minuto di silenzio, solo una parola gli uscì dalle labbra: “Eroici”. Lo disse con la verve che ne contraddistingue lo stile, poi il tentativo di saltare insieme alla squadra fu vano perché il cuore era già stato messo duramente alla prova. Quel cuore grazie al quale si poteva festeggiare una promozione ad un certo punto insperata, quella squadra composta da tutti porticesi scrisse una pagina indelebile di storia. Non ci fu mai rassegnazione bensì una reazione di una mostruosa potenza, solo tanta riverenza dinanzi al Portici Sua Eccellenza…

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