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La terribile Sambenedettese di Sonetti

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Abbiamo già ricordato una partita del campionato di serie B della stagione 1982-1983, quando la Cavese fu corsara a San Siro contro la corazzata Milan. Eh sì, quella rossonera allenata da mister Castagner era veramente una corazzata, ma dovette fare i conti con delle bestie nere. La Cavese, come già anticipato, violò la Scala del calcio proprio dove quel Milan era un rullo compressore, ma già all’esordio scoprì quanto fosse difficile quel campionato cadetto che poi avrebbe stravinto. Alla prima giornata, arrivò a Milano la Sambenedettese di Nedo Sonetti, la quale sembrava dover recitare il ruolo di vittima sacrificale. I rossoneri sciorinavano una formazione da sballo con i vari Baresi, Tassotti, Evani, Damiani, Serena, gente che avrebbe fatto incetta di titoli vincendo Coppe dei Campioni e altro ancora. In quel Milan, a voler essere ancora più precisi, giocava anche Ciccio Romano che sarebbe stato determinante per gli equilibri del Napoli che, nel maggio ’87, avrebbe vinto il primo scudetto.

Quella fuoriserie destinata a risalire subito nel massimo campionato, azzannò subito la partita portandosi sul 2-0 grazie alle reti di Aldo Serena e Verza. Un’altra squadra al posto della Samb avrebbe tirato i remi in barca, contro quei giganti c’era poco da fare, impensabile uscire indenni dopo quella partenza, meglio limitare i danni. Invece, i rossoblu avevano la tempra del loro allenatore e reagirono alla grande a quel doppio svantaggio accorciando immediatamente le distanze con Colasanto. Era già una soddisfazione aver segnato un gol in un tempio del calcio, uscire sconfitti con dignità si sarebbe anche potuto accettare di buon grado. Non era d’accordo mister Sonetti che già stava studiando per imprimere la mentalità vincente alle sue squadre ed è facile che all’intervallo abbia detto ai suoi di provare a recuperarla. Così, nella ripresa, Rossinelli trovò il gol del pari ammutolendo uno stadio intero e facendo sentire grande la Sambenedettese. Si era messa male, malissimo, ma la compagine marchigiana non si diede per vinta e provò a rientrare in partita riuscendo a farlo con grande temperamento e personalità.

Anche al ritorno, il Milan non riuscì a passarla liscia a San Benedetto del Tronto: al vantaggio di Pasinato rispose Gentilini, quella piccola realtà di provincia non mostrava alcun timore reverenziale al cospetto di avversarie dal grande blasone. Così fece anche in casa della Lazio di un certo Bruno Giordano, capocannoniere di quel campionato, fu 1-1 all’Olimpico di Roma per una Sambenedettese mai doma. Sia il Milan che la Lazio festeggiarono la promozione in serie A chiudendo il campionato rispettivamente al primo e al secondo posto, ma quella Sambenedettese tenne testa ad entrambe da squadra intraprendente e garibaldina. Sicuramente quella squadra aveva assunto le sembianze del suo allenatore, che riuscì a trarre il massimo dai giocatori che aveva a disposizione.

Il tecnico di Piombino si impose così all’attenzione che l’anno successivo fu chiamato alla guida dell’Atalanta con cui ottenne la promozione in serie A, la prima di cinque. Qui si vede il profilo di un allenatore vincente, molto di più rispetto a quelli che vincono trofei prestigiosi avendo alla corte fior di campioni. Sia ben chiaro, vincere non è mai facile, ma portare nel massimo campionato italiano cinque squadre diverse è sintomo di una grande cultura del lavoro. Sonetti non si è fermato solo al ruolo di traghettatore, è anche riuscito ad ottenere salvezze che sembravano impensabili. Non è stato solo un tecnico specializzato nel salto in serie A, bensì anche nella permanenza tra le grandi del calcio nostrano, tutte medaglie che arricchiscono il curriculum di un allenatore vincente. Per esserlo non bisogna per forza guidare le migliori squadre del mondo, con presidenti pronti a sborsare quattrini a iosa per raggiungere i traguardi, in questi casi o si è rivoluzionari o più semplicemente esperti nella gestione.

Ci si può definire allenatori vincenti anche facendo sognare piazze di provincia scrivendone indimenticabili pagine di storia. In quell’ormai lontanissimo 1982-1983, la Sambenedettese aveva bisogno di Sonetti e viceversa. Il tecnico toscano fece capire di essere fatto di una pasta originale e appetibile entrando nel mirino di club ambiziosi, mentre la Samb visse uno dei momenti più alti della sua storia. A proposito, se i rossoblu iniziarono ad accreditarsi come una delle realtà più interessanti del panorama cadetto, fu proprio grazie a Nedo Sonetti che condusse la squadra dalla serie C1 alla B per poi vivere, tra i cadetti, due campionati di grandi soddisfazioni. Il carismatico allenatore livornese non deve mai dimenticare che da San Benedetto del Tronto ha spiccato il grande volo, mentre la piazza rossoblu non lo dimenticherà mai per aver reso quella squadra capace di giocarsela a viso aperto contro chi avrebbe rappresentato il calcio italiano nel mondo.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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