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La magica estate di Stefano Crisci

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Non sei normale, sei un marziano”, glielo dissi durante una partitella in spiaggia, due contro due, lui giocava contro di me. Mi impegnavo tantissimo per non perdere, per prendermi la soddisfazione di batterlo, ma lui non sbagliava un colpo. Dopo il suo ennesimo gol, mi incazzai come una bestia, quasi a colpevolizzarlo, ad imputargli quel talento, come se fosse una forma di ingiustizia. Stefano Crisci faceva la differenza anche in una semplice partitella estiva sulla spiaggia con quattro ciabatte a formare due porte. È cresciuto tra Lentella e Fresagrandinaria, paesini del Vastese, in provincia di Chieti, ed era un carro armato quando, con la casacca biancorossa del Fresa, si stagliava al centro dell’attacco. “Ha un fisicaccio, non lo fermano…”, si sentiva dire spesso e volentieri dagli spalti, infatti era difficilissimo fermarlo, bisognava ricorrere alle maniere forti, altrimenti erano dolori. Era un ragazzino quando giocava nel Fresa, poco più che un bambino, ma già sciorinava qualità indiscusse e, quando giocava lui, anche molte ragazzine si facevano vedere dalle parti del “San Lorenzo” apprezzandone il lato estetico.

Il salto alla Pro Vasto era una vetrina nuova per lui, aveva l’occasione per dimostrare tutto il suo talento anche in un contesto diverso e con una maggiore visibilità. Sempre quello il suo ruolo, in attacco, a fare sfracelli, ovviamente, perché a lui non interessava fare la presenza, ma lasciare il segno. E lo lasciava con una certa continuità, tant’è che si capì che non sarebbe rimasto a lungo confinato in una dimensione già dignitosa e gratificante, poteva ambire ancora più in alto. E così gli arrivò la chiamata dal Parma, con molta umiltà e addirittura discrezione intraprese il viaggio verso la Via Emilia per coltivare il suo sogno più grande. Molti suoi coetanei, in quell’estate, pensavano all’ultimo anno prima del diploma, lui andava a giocare in serie A. O meglio, per la sua giovanissima età, appena diciottenne, era un rinforzo per la Primavera, ma in quell’estate del 2007 successe qualcosa di incredibile, che andò oltre le più rosee previsioni. Partecipò con la squadra di mister Di Carlo al pre-campionato andando a segno due volte, giustiziando Real Saragozza e Shanghai Shenhua.

Un impatto devastante, arrivò subito a Fresa una foto che ne ritraeva l’esultanza insieme a Morrone, Castellini, Coly. Quest’ultimo l’aveva visto solo dal divano di casa quando, con il suo Senegal, disputò una prestazione mostruosa al Mondiale del 2002 contro la Francia che, detentrice della competizione iridata, dovette alzare bandiera bianca contro quella Nazionale che stupì tutti attirando le simpatie di ogni appassionato di calcio. In quel Parma c’era Gasbarroni, che il sottoscritto avrebbe tanto voluto vedere con la maglia del Napoli negli anni in cui si imponeva all’attenzione nelle file della Sampdoria, consapevole, però, che sarebbe rimasto solo un sogno nel cassetto. Infatti, in quegli anni la squadra blucerchiata era ambiziosa e puntava con forza e credibilità alla serie A, mentre i partenopei arrancavano in cadetteria fino ad avviarsi al fallimento. Quel Gasbarroni che tanto ammiravo dalla tv, era diventato il compagno di squadra di uno dei miei più cari amici d’infanzia. La foto di quell’esultanza fu affissa in vari punti di Fresagrandinaria, chiunque la vedesse esprimeva un “oh” di meraviglia, ma è proprio lui? Stefano Crisci? Anche nelle varie manifestazioni estive, dove tantissime persone si riunivano per vivere momenti di svago, lo si menzionava con quell’orgoglio di chi vede un proprio compaesano far parlare di sé come giovane talento pronto alla ribalta.

Solo un predestinato poteva presentarsi in quel modo nel calcio professionistico, il suo segreto era l’umiltà, che aveva sempre mantenuto, anche quando qualche giorno dopo ritornò a Fresagrandinaria. Sembrava lo Stefano di sempre, non la giovane promessa del Parma, ma quello che qualche anno prima prendeva parte ai tornei estivi. A chi gli chiedeva di fare sacrifici per esplodere, rispondeva che un sacrificio indispensabile era quello di non trascurare gli studi, consapevole di quanto il mondo del calcio sia un palcoscenico accecante ma sul quale può calare improvvisamente il sipario. Era ormai entrato nell’orbita della Prima squadra, si era guadagnato sul campo quelle attenzioni, il suo nome usciva anche alla Play Station. Nella vita, però, ci vogliono anche gli incastri giusti perché se il momento di svolta arriva quando il vento è contrario, si può fare ben poco per fargli cambiare direzione. Dovrà essere a vita riconoscente al Parma per aver creduto in lui, peccato che quella società annaspasse sempre di più fino ad inabissarsi tra i cadetti con una mesta retrocessione. Da lì qualcosa cambiò anche per Stefano, che si ritrovò in balìa delle onde in un mondo spietato per un giovane disposto a non sacrificare mai i suoi valori. Pian piano, se ne uscì da quel mondo, preferendo calcare campi di periferia facendo ciò che si addice ad un bomber di razza, ad uno Squalo d’area di rigore. Sfondare le porte!

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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