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Gli ex del calcio: Dino Zoff

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Iniziamo questa nostra intervista con un gioco, uno molto semplice. Proviamo ad abbinare ad ogni lettera la prima parola che ci viene in mente. Siete pronti? Alla lettera zeta? ZZ Top per la musica, Zorro per gli eroi del cinema e Zoff per il calcio. Si proprio così. Il Dino nazionale, il più famoso portiere della storia del calcio italiano, è il nostro contatto. Nato a Mariano Del Friuli nel 1942, chi amava il calcio non poteva non conoscere la data della sua nascita, Dino Zoff non è stato un calciatore ma colui che ha fatto innamorare milioni di italiani allo sport più diffuso nel mondo. Il tempo di chiamarlo, di udire la sua voce al telefono per capire quanto siamo fortunati. Per un attimo (sembrava una eternità) il mondo attorno a noi si è fermato. Prima le immagini della gara con il Brasile, poi la finale vinta contro i tedeschi ma e soprattutto i tanti match in massima serie. Una miriade di partite con un pregevole risultato, comune solo a pochi ovvero senza mai macchiarle con qualche gesto antisportivo. Umiltà e spirito di sacrificio, una vita di quelle senza colpi di testa. Insomma e per farla breve Dino Zoff è stato, a differenza di molti suoi colleghi, campione anche fuori dal rettangolo da gioco. Come d’abitudine siamo abituati a registrale la conversazione in quanto potrebbe sfuggirci qualcosa ma in questo caso faremo un’eccezione in quanto abbiamo tutto stampato nella nostra memoria. Iniziamo? Mettetevi comodi. Caro Zoff ma lo sa che Lei è famoso anche tra le donne? Addirittura in molti, all’estero, la considerano uno tra i calciatori piu’ famosi? “Non posso lamentarmi, diciamo pure che mi hanno inserito nei primi dieci portieri”. Iniziamo subito con una domanda scomoda. Lei ed Albertosi, rivali o cosa? “Posso dirlo ed in tutta sincerità che Ricky è stato un grande portiere, ho grande considerazione di lui. Ci siamo spesso ritrovati a giocarci un posto in nazionale ma non siamo mai stati amici”. Motivo? “Due caratteri differenti, tutto qui ma la considerazione che ho di lui è veramente ottima”. Una precisazione. Dino Zoff ha una memoria di ferro, lo scopriremo tra un po’. “Volevo ricordarle che il sottoscritto detiene un record, ovvero sono stato l’unico ad aver vinto un europeo (1968) ed un mondiale (1982)”. Non fa una grinza e non c’è nemmeno bisogno di andare a verificare. Però, c’è sempre un però, anche i ragazzi del 1970 erano bravi solo che trovarono sulla loro strada il miglior Brasile di sempre. “Si, chi può dire il contrario. Una squadra di grandi calciatori, elencandone qualcuno faremmo solo un torto agli altri”. Prima di entrare nel vivo bisogna che mi faccia un favore. Non posso continuare se prima non le faccio una domanda che è a dir poco abitudinaria. Mi parli dell’Avellino e dei ricordi che ha della compagine biancoverde. “Avellino era indubbiamente un campo abbastanza difficile, affrontavi una squadra gagliarda ma anche dotata. Arrivare al Partenio e giocarti la partita non era mai semplice. Noi eravamo la Juventus che almeno sulla carta e spesso in classifica eravamo avanti a loro ma lo stesso se volevi batterli dovevi sudare e tanto se volevi vincere e non sempre ci siamo riusciti, anzi ricordo anche dei pareggi. Io direi che al di là dei passaggi di alcuni giocatori alla Juventus, il periodo mio, non significava proprio nulla in quanto andavi in quel campo e dovevi affrontare una vera e propria battaglia se volevi vincere”. Il discorso scivola sulla coppia Di Somma-Cattaneo e Zoff non li ha certo dimenticati: “Prima era un calcio più maschio mentre adesso un po’ meno però era calciatori molto dotati”. I tifosi irpini sono accontentati, nemmeno SuperDino ha dimenticato le battaglie al Partenio. A Zoff chiediamo quanto è cambiato il ruolo del massimo difensore visto che con lui e poi tanti altri il calcio ha rivalutato un ruolo cosi difficile. “Si, in effetti all’inizio il ruolo del portiere non era considerato alla stregua degli altri ma poi con il passare del tempo anche i portieri hanno avuto il loro spazio come allenatori anche se io ritengo che non sia questione di posizione in campo tutto merito della predisposizione e delle capacità di ogni singolo nello scegliere di allenare”. Tutto giusto ma tanti attaccanti non hanno allenato mentre il centrocampista è di solito quello che ha maggior successo o sbaglio? “Beh in genere si, magari sarà solo un caso ma ha ragione in quanto in linea di massima è così”. Infatti ed assieme citiamo su tutti Lippi, Capello e Ancelotti. Zenga era considerato un predestinato, un giornalista scrisse una volta che sarebbe stato l’erede di Zoff visto che entrambi avevano la stessa consonante nell’inizio del cognome. Quindi Walter Zenga ha fatto la carriera che meritava, è stato sfortunato o magari solo sopravvalutato? È stato bravo, certo gli è andata male nel mondiale in Italia ma ha avuto una bella carriera è stato davvero forte”. Secondo Lei che è stato il miglior portiere di tutti i tempi? È difficile e dipende da tanti aspetti. Io ho conosciuto Yashin ma l’ho visto giocare poco anche se è l’unico che ha vinto il pallone d’oro. Credo che rappresenti il meglio anche per quell’epoca, oggi ce ne sono diversi”. Senza rischiare di cadere in polemica, possiamo dire che lei è di certo tra i dieci portieri più forti al mondo. Adesso le parlo di uno che non è altrettanto famoso ma è stato capace di fare miracoli durante una finale di coppa dei campioni. Parlo di Helmuth Duckadam. Il nome le dice qualcosa? “È certo che il nome mi dice qualcosa. Tutti conoscono la storia dei rigori parati durante la finale con il Barcellona”. A proposito di calcio rumeno, poi ci ritorneremo, io e Lei abbiamo una amicizia in comune ovvero Cristiano Bergodi. “Si con Cristiano siamo amici. L’ho avuto nella Lazio, bravissima persona”. Tornando alla Romania adesso è Zoff che ci racconta un aneddoto davvero curioso. La prima volta che incontra una compagine rumena nel lontano 1961-62 con l’Udinese e si ricorda anche chi gli fece gol. Una memoria incredibile, complimenti. Poi ancora l’anno 1983 a Bucarest, per le qualificazioni per l’europeo. Si affrontarono la nazionale rumena e quella azzurra. All’andata pareggiammo zero a zero, al ritorno…ce lo racconta proprio Zoff. “presi un gol dalla distanza e a segnarlo fu Boloni. Comunque ricordo molti dei giocatori di quell’epoca a partire da Dinu, poi Piturca, Lacatus e tanti altri”. Il calciatore più forte in assoluto, la domanda è sempre la stessa: Maradona o Pelè? “Parliamo dei più forti in assoluto. Secondo me Maradona era un po’ più artista mentre Pelè un giocatore più completo, ognuno con le sue qualità nel senso che erano diversi ma due grandi”. Poi come è giusto che sia non si può terminare l’intervista se non prima di domandare come deve finire il campionato. “Io spero che finisca giocando tutte le partite e sperando in Dio che si possa fare”. Cosa ne pensa di un eventuale Play-Off a sei squadre? “Lo scudetto è lo scudetto e va dato solo se si giocano tutte le partite, non so come si farà con le coppe internazionali ma ritengo che lo scudetto vada a chi lo vince dopo aver giocato tutte le gare”. Lazio o Juventus per chi farà il tifo? “Ma no, che vinca il migliore…” Risposta diplomatica. Zoff ci lascia con una risata e del resto conoscendo il suo proverbiale savoir-faire non poteva certo deludere qualcuno ed in effetti non ha deluso nemmeno noi. Adesso siamo più ricchi, nel nostro ‘tesoro’ fa parte anche Dino Zoff.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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