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I Miti Del Calcio: Pelè

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Se Maradona è stato il Dio del Calcio, possiamo affermare che Pelè sia stato il vero Re del football. Una ira di Dio. Funambolico, pragmatico, ragioniere, palleggiatore infaticabile, forza fisica, tecnica sopraffina, vincitore di tre coppe del Mondo e di 11 scudetti col Santos in Brasile. Il numero 10 per antonomasia. Pelè da piccolo, raccontano le leggende palleggiava coi limoni. A soli 17 anni, divenne in Svezia nel ’58 Campione del Mondo, per poi bissare quattro anni dopo il titolo, senza peraltro risultare determinante, ma sostituito da un certo Amarildo, che da solo riuscii in un certo senso a regalare il secondo mondiale al Brasile. Pelè si infortunò, nella fase a gironi. Nel 1966 in Inghilterra la Stella di Pelè si offuscò, poichè i difensori avversari talvolta anche con interventi da codice penale, fermarono la rinascita del brasilano. Col Santos invece “o Rey” fece tanto e vinse tanto: 11 scudetti, la Coppa Libertadores, la Coppa Intercontinentale, più di 1260 gol, che lo innalzarono a bomber prolificissimo del nostro calcio. Non giocò mai in Europa, e mai in Italia, anche se si dice che fosse stato ad un passo dal vestire la maglia dell’Inter. Nel 1970 in Messico, regala al popolo brasiliano la sua terza Coppa del Mondo, annientando in finale l’Italia di Valcareggi con un perentorio 4-1. Suo il primo gol, di testa.
Chiude la sua carriera in america, nei Cosmos, dando altri saggi di pura classe. Si contende con Maradona lo scettro di più grande giocatore di calcio di tutti i tempi e probabilmente due simili grandezze, non potranno mai essere eguagliate.

Alessandro Lugli

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