20 Luglio 2024
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Gli ex del calcio: Giancarlo Schillirò detto Schirabarth

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Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata


Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi è sempre in movimento, una nuova freccia verde che non teme l’alta velocita’. Ci siamo e ci saremo. Sempre. Anche, se, immeritatamente da circa sei anni ci permettiamo di scrivere per una rubrica cosi prestigiosa come l’amarcord. Noi siamo felici e cerchiamo di fare il nostro meglio. Quante interviste, tante anzi tantissime ma non abbiamo ancora finito. La nostra missione è quella di scovarli tutti e ci riusciremo. Questa volta tocca a Giancarlo Schillirò lo Speedy Gonzales di Lodi. Chi lo ricorda? Escludiamo i soliti nomi come quello di Angelo Picariello, Felice D’Aliasi e Geremia Niespolo che sono da considerare enciclopedie viventi.  Giancarlo Schirillò soprannominato anche Schirabarth oggi viva e Lodi, sessantasei anni ma la tempra di un giovanotto. Nato nel 1949, esterno d’attacco o se preferite ala ha inziato la carriera giovanissimo e a diciannove anni era in C con il Novara. Duecentoquarantanove presenze tra B, C e D. Ottanta reti, ha indossato le maglie di Novara, Vigevano, Triestina, Biellese e chiaramente Avellino. Nel 1972 fu premiato come migliore ala della serie C. Un calciatore atipico, una testa calda come lui stesso ammette. “Se non avessi avuto il carattere che mi ritrovo avrei potuto anche giocare in serie A, ai miei tempi le teste matte le punivano adesso, invece, vanno avanti. Però non mi pento anzi sono felice di aver giocato per tanti anni a calcio”. Si presenta così Schili, senza mezzi termini e con una simpatia disarmante. “Ascolta Michele non lasciarti ingannare dal mio accento, io sono un mezzo terrone e me ne vanto. Mia mamma era di Bari e in Puglia ho ancora tanti parenti”. Eccovi serviti e siamo solo all’inizio. Schillirò e non Schilirò come qualcuno, erroneamente scrive. “Una storia lunga (ci ride sopra) pensa che siamo sei fratelli, per un errore all’anagrafe tre hanno la doppia elle ed altrettanti una sola”. Sempre e per la precisione anche la tua carriera che abbiamo trovato scavando in internet non è proprio del tutto esatta. “In effetti io ho segnato circa ottanta gol in tutta la mia carriera e li ho realizzati ad almeno settantacinque società diverse. Nell’ultima stagione a Biella ne faci dodici in Coppa Italia e perdemmo la finale a Siracusa per un gol di Ballarin al novantunesimo. Ad occhio e croce nella ricostruzione trovata ce ne sono circa la metà ma poco importa, oramai sono cose che appartengono al passato”. Caro Schiri qui ti sbagli, il passato a volte ritorna e ai tantissimi tifosi avellinesi farà di certo piacere leggere di quella stagione. “Ho iniziato nel Fanfulla, nelle giovanili. Ho fatto bene e sono passato nei professionisti con il Novara. Lì ho vinto il titolo italiano Berretti. Due anni in C, campionato vinto, ed uno in B. Giocai poco un infortunio mi tenne lontano dai campi per circa tre mesi. Andai a Vigevano in D. Anche li un altro campionato vinto. Approdammo in C, feci tanti gol e mi chiamò la Triestina. Feci parecchi gol ma dovetti stare fermo un bel po’ per un infortunio. Problemi al perone. Sai a quei tempi io volavo, ero molto veloce e mi ricordo che gli avversari scherzando mi dicevano: come faccio a fermarti ? Ti do un bel pestone sui piedi ?”. Dal profondo nord ad Avellino. Un viaggio lungo. “Ti dico una cosa, sono passati tanti anni e me lo ricordo come fosse allora. Quando mi dissero che dovevo andare ad Avellino io feci i salti di gioia”. Perchè? “Avellino era un punto di arrivo, una società importante e se volevi fare il grande salto nel calcio che contava l’Avellino era una tappa fondamentale”. Una sola stagione, venti presenze e due reti. “Una storia lunga anche questa”. Abbiamo tutto il tempo. “Ricordo le parole dell’allora presidente che mi disse di firmare e che mi avrebbe fatto diventare ricco. Cosi’ non fu ma anche un fastidioso infortunio non mi fece rendere come avrei voluto. Pero’ per me fu una esperienza indimenticabile. Avellino ed i tifosi biancoverdi li porto sempre nel mio cuore. Mi trasferii per la prima volta lontano da casa ma non ne risentii, molti miei colleghi per le vacanze tornavano a casa io, invece, preferivo restare ad Avellino. La città mi piaceva, la gente era straordinaria e non ti nascondo che avrei volentieri continuato ad indossare la mitica maglia della compagine irpina”. Cosa successe? “Per una serie di incomprensioni non ero di certo ben accetto. Il presidente non parlava con me, negli spogliatoi salutava tutti tranne il sottoscritto. Io a Trieste guadagnavo una cifra e lui voleva darmi di meno ma oramai e’ passato tanto tempo enon vale la pena ritornarci su. Gianmarinaro fu il mio allenatore, una persona perbene, uno bravo nel suo mestiere ma tutto l’ambiente era eccezionale dai miei compagni di squadra ad i tifosi che non dimenticherò mai. L’anno dopo iniziai con l’Avellino, feci tutta la preparazione ma non ci mettemmo d’accordo e cosi decisi di lasciare per andare a Biella. Peccato ma posso dire con orgolgio di aver giocato con l’Avellino”. Ricordi i gol con la maglia biancoverde? “Certo. Uno a Foggia, molto bello a dire il vero. L’altro in casa contro la Spal. Ne feci pochi ma aiutavo molto la squadra e potevo contare su una velocità che non era usuale a quei tempi”. A sessantasei anni gioca ancora a calcio anche se ha scelto un campo più piccolo, quello per cinque persone. ricordi i tuoi compagni? “Come potrei dimenticarli, se vuoi ti dico la formazione”. Ci fidiamo ma lui lo fa lo stesso. Uno dopo l’altro, tutti i suoi ex compagni da Improta a Ferrari. Gli chiediamo a chi assomigliasse quando giocava e lui non ci pensa su due volte. “Diciamo a Damiani che era molto veloce come me”. Parliamo del calcio attuale, lo segui? “Secondo te? Io guardo sempre le gare dell’Avellino, faccio il tifo per i biancoverdi. Contro il Bologna ero incollato alla televisione. Speravo che vincessero Castaldo e compagni. Volgio l’Avellino in serie A lo meritano i tifosi che sono eccezionali. Quest’anno non sono partiti benissimo ma io sono sicuro che appena ritorna Castaldo la squadra cambierà passo e la rivedremo a lottare per traguardi ambiziosi”. Di solito chiudiamo con l’attualità ma in questo caso facciamo una eccezione e chiediamo a Schiri di parlarci delle sue sensazioni in un anno controverso. “Ambiente positivo, ad Avellino la gente è cordiale e genuina. I tifosi hanno un grande cuore e sono indiscutibilmente attaccati alla maglia biancoverde. Un bel gruppo quello del 1974, ci divertimmo al di là delle vicissitudini di ogni singolo. Per questo motivo io tifo Avellino davanti a tutti e tutto. Un abbraccio a tutti voi e ricordate che resterete sempre nel mio cuore”. Altro giro, altra corsa. Siamo pronti per il prossimo appuntamento.


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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

1 Commento su Gli ex del calcio: Giancarlo Schillirò detto Schirabarth

  1. Grazie Pisani ma mancano i campionati vinti aOmegna serie d promosso il c poi campionato vinto anche a Asti serie d promosso in c e tanti altre reti grazie buonavita e auguroni di cuore all Avellino che torni presto dove merita buonaserata

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