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Tre punti che per l’Avellino sono ossigeno puro. E che riscattano una seconda parte di marzo infeconda dal punto di vista dei risultati anche se non tutta da gettare sotto il profilo delle prestazioni. Gli irpini, suicidi col Perugia e sciuponi col Catania, contro il Modena hanno dato la certezza di essere vivi e vegeti. E di credere nel piccolo miracolo della promozione diretta.
Lo si visto intanto dall’approccio al match, convinto e feroce. Un inizio che ha messo spalle al muro un Modena costretto costantemente alla difensiva e in palese difficoltà sulle palle alte. Ritmi forsennati e occasioni a grappoli per i Lupi (provvidenziale Pinsoglio in due delle tre chance capitate a Pisacane nel giro di pochi minuti). Poi il vantaggio griffato Zito (nella foto) con una fiondata su assistenza di Castaldo. Proprio l’esterno napoletano, piazzato come mezz’ala mancina nel 4-3-1-2 di Rastelli, ha vissuto una serata di grazia che ne certifica l’indispensabilità assoluta in questa fase della stagione. Di gran lunga il migliore dei suoi, dai suoi piedi sono partite praticamente tutte le trame più pericolose dei biancoverdi. Forma fisica al top e motivazioni al massimo: Zito è in questo periodo l’uomo in più dell’Avellino. E non sarà facile per Rastelli rinunciare a lui nel big match di Vicenza (ammonito, era diffidato e sarà squalificato). Il Modena ci ha messo una mezz’ora abbondante per prendere le misure agli irpini e capire di essere in campo non certo per una scampagnata.
E’ vero che, prima del gol incassato, era stata annullata una rete a Fedato, pescato in fuorigioco. Ma solo dopo lo svantaggio i canarini hanno provato ad imporre il loro gioco costringendo gli avversari ad arretrare il baricentro. E proprio sugli sviluppi di una combinazione velenosa, gli ospiti sono andati nuovamente a segno con Fedato, ancora fermato dal secondo assistente per un altro off-side. Volitivo il Modena anche ad inizio ripresa, un po’ sulla falsariga dell’ultimo quarto d’ora del primo tempo. Maggiore l’ampiezza con le iniziative di Fedato a sinistra ed Acosty a destra. In ombra però Granoche, generoso (al pari, va detto, di Signori) ma non incisivo, persino sui tanti traversoni sfornati dagli esterni. Lupi, invece, molto attendisti e tesi perlopiù alle ripartenze. Una pressione, quella modenese, tuttavia sterile. Perché di pericoli veri non ne sono mai arrivati dalle parti di Frattali, se non uno in extremis con un colpo di testa di Garritano che ha trovato il portiere biancoverde molto reattivo. Insomma, è sembrato che il Modena nella ripresa mantenesse il proprio possesso palla, certamente maggiore di quello dell’Avellino, più per forza di inerzia che per reale volontà di far male. Un atteggiamento che i biancoverdi hanno accettato, magari senza brillare o rendersi pericolosi, ma controllando abbastanza tranquillamente la gara. Perfetta la linea difensiva di Rastelli e apprezzabile il solito lavoro taglia e cuci di Arini.
Più in ombra Schiavon e impalpabile Trotta. La risposta tanto attesa dunque è arrivata e fa giustizia delle sconfitte forse immeritate con Perugia e Catania. E, col Bologna adesso a -4, anche l’Avellino rilancia la propria candidatura alla seconda piazza. Sperando magari che un nuovo ciclo positivo possa durare più di un mese. Perché, con sette squadre racchiuse in appena sei punti nella parte sinistra della classifica, i margini per sbagliare saranno sempre più ridotti. E il quarto posto che l’Avellino si è guadagnato dopo questa serata magica, può essere un tesoretto precario se non sorretto dalla continuità. Rastelli a fine partita giura sulla fedeltà di Taccone che, mai come negli ultimi tempi, gli sarebbe stato molto vicino. Ci sarà bisogno anche di questa empatia per garantirsi grandi obiettivi.
Stefano Sica

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