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Ecco il dramma dei giovani in C e D
Ai microfoni di Footballweb c’è Ilario Pensosi, consulente e intermediario calcistico in Italia e estero, esperto delle categorie dilettantistiche e Serie C. In passato ha lavorato con Vicenza, Reggiana, Padova, Provercelli, Ancona, Fano. Come va Ilario? Tutto bene, vivo a Milano, da poco. Insegno alle superiori come docente di Scienze Motorie e Sportive, ma sono anche intermediario e consulente calcistico. Inoltre, sono istruttore settore fitness e sport per Milano Sport. Cosa pensi del calcio di oggi? Complesso oggi lavorare e svolgere efficacemente nel calcio il proprio operato, per vari motivi, tutti influenzabili. Non basta conoscere le dinamiche e gli aspetti del calcio, ma bisogna aggiornarsi sempre, alla luce dei tanti cambiamenti dei giorni nostri, soprattutto a livello sociale.
Come mai attualmente sei senza squadra? Ho ricevuto offerte, ma non ho accettato perchè devo avere tutti gli strumenti per svolgere al meglio il mio lavoro. Quando mancano le condizioni, preferisco agire autonomamente E’ vero che oggi in Italia non esistono talenti? Domanda troppo difficile a cui rispondere, le prerogative sono altissime. Calcio e sport in generale sono in fase di cambiamento, cambiamento determinato dalla società, cultura, politica, scuola, economia ecc. Bisogna analizzare a fondo tutte le dinamiche di questa fase che stiamo vivendo.
Tu sei uno dei massimi esperti nella categorie dilettantistiche e professionistiche (Serie C). Che ci dici su questi campionati? La Serie C con le nuove riforme ringiovanisce la rosa delle squadre, ma diventa perfida per i giovani stessi. Mi spiego. Ci sono tanti giovani dalle belle speranze che arrivano in Serie C per crescere dalle squadre di A e B. Qui però si perdono e il più delle volte li ritroviamo in Serie D o in Eccellenza. Ciò succede anche perchè i giovani vengono presi non per il loro valore ma perché le società sono costrette dalle norme a prenderle.
E cosa fanno i giovani dei settori professionistici di Serie C? Alcune squadre hanno puntato sul vivaio, ma altre li svincolano o li danno in D, poi si perdono quasi tutti. La crisi economica pesa ancora molto in queste campionato, e difatti, abbiamo visto fallimenti societari (il Modena n.d.r), debiti cumulativi, stipendi non retribuiti, tanti cambi societari e di allenatori. Premetto che le normative vigenti sono valide per i giovani, ma in Italia, la questione è come vengono interpretate. In D, ad esempio, c’è la norma Figc che prevede quattro under fissi nell’arco della partita.
Un problema nasce dal fatto che parecchie squadre prendono giovani perchè costrette. La soluzione che adottano è quella di prendere giovani in ruoli meno importanti nello scacchiere gerarchico (terzini, mezzapunte, esterni, portieri), il che ovviamente ha conseguenze negative. Ovviamente non è tutto nero: ci sono società che amano i giovani, ci puntano, li vendono e hanno profitto. Rimedi? Non ci sono ricette magiche, ma l’accorgimento consiste nell’interpretarela normativa. È questione culturale: gli under non sono imposizioni o pericoli, ma rappresentano possibilità e investimenti affidabili. Ho girato Europa e Africa e la mia idea, da applicare soprattutto in Serie C e D, consiste nell’imporre una rosa con un’età media di 24/ 25 anni massimo e l’obbligo di utlizzo dei talenti del proprio settore giovanile. Inoltre, bisognerebbe valorizzare i prodotti autoctoni, della stessa regione e non presi da fuori. Ovviamente, dietro a tutto ciò, deve esserci una società sana e attenta, con uno staff innovativo e preparato

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