16 Maggio 2026
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A tu per tu con Marzia Terragni

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Una chiacchierata molto interessante alla psicologa Dottoressa Marzia Terragni. Marzia si occupa di aiutare i calciatori a migliorare le proprie performance e a rimuovere i propri blocchi psicologici dopo un infortunio. Per svolgere questa professione si interfaccia con tutte le componenti del settore COMPRESI I GENITORI.

 

 

Il calcio quando lo ha scoperto

Inizialmente, banalmente, come tifosa. Sono una che si appassiona e ama tifare: per la squadra del cuore o anche vedendo gli amici giocare. Cominciando a lavorarci però ci si rende conto che le dinamiche “in campo” sono molte e molto più profonde di quanto ci si possa aspettare e che il calcio non è solo un gioco. Basti pensare a quanti fin da piccoli vivono il sogno di fare del calcio il proprio mestiere e la propria vita; basti pensare a come la vita di molte famiglie sia condizionata dal calcio: è sufficiente infatti un figlio inserito in una squadra, anche senza velleità di diventare un campione, per determinare il programma di ogni fine settimana di madri, padri, sorelle e nonni…

 

Quando ha capito che la Sua futura professione poteva avere a che fare col nostro sport

Nel mio studio. Dopo essermi specializzata nel metodo EMDR per la risoluzione dei traumi, ho iniziato ad avere richieste di sportivi (e in particolare calciatori) che chiedevano di essere aiutati in fase post-infortunio.

Inoltre, essendo anche psicoterapeuta familiare, mi capitava (e tuttora mi capita) di parlare di frequente con genitori entrati in conflitto in merito alle scelte calcistiche del loro giovane ragazzo (che in coppie separate diventano motivo di veri e propri tiri alla fune…).

Seguendo questi ragazzi ho avuto anche modo di interfacciarmi con i loro Mister, che poi hanno cominciato a rivolgersi a me per avere delle dritte su come gestire altre situazioni…

Così, da cosa nasce cosa, ed è nato il progetto Calcio Profiler (www.calcioprofiler.it) a cui ora mi dedico insieme ad un ricco staff di collaboratori, proprio al fine di seguire i calciatori a 360 gradi.

 

Quale difficoltà psicologica viene più spesso denunciata dai calciatori

Io mi trovo spesso a dover aiutare i calciatori (e a volte ancor di più i loro genitori) a gestire l’ansia. E non solo l’ansia da prestazione, come ci si può aspettare. Ma anche – se non di più – l’ansia che deriva dalla scelta della squadra in cui giocare. L’ansia dell’interrogativo “sarà l’opzione migliore?”. L’ansia due volte all’anno in occasione del calciomercato, ma anche l’ansia, a scelta fatta, data dal timore (magari alla prima partita in cui non si parte da titolare) di non convincere fino in fondo il Mister.

 

Dopo un infortunio anche i calciatori temono di farsi male di nuovo questa problematica psicologica è dura da sconfiggere

Un infortunio nello sport è sempre un evento traumatico anche dal punto di vista psicologico per l’atleta che deve fermarsi e rivedere i suoi obiettivi a breve e medio termine. Ma anche ad incidente risolto e a potenzialità fisiche recuperate, non va sottovalutata la paura che può rimanere e condizionare la performance, una volta ripresa l’attività agonistica. Spesso infatti si instaurano meccanismi auto-difensivi inconsci che possono portare l’atleta, che non abbia profondamente elaborato quanto accaduto, a compiere azioni involontarie di protezione della parte del corpo che è stata danneggiata.

Oggi peraltro esiste una tecnica specifica di approccio psicoterapico che consente di rielaborare l’evento negativo in un tempo molto veloce, a volte addirittura in poche sedute: si tratta dell’EMDR, nato proprio al fine di permettere ai ricordi traumatici di essere pensati in modo razionale come appartenenti al passato, senza che ogni volta trascinino con sé tutta la carica emotiva angosciosa che si è prodotta al momento dell’evento.

Non si tratta di far scomparire il ricordo di quanto accaduto, ma di dare la possibilità all’atleta di non esserne condizionato negativamente e anzi, di sfruttarla consapevolmente come esperienza vissuta e superata, capace pertanto di infondere nello sportivo nuova forza e fiducia in se stesso.

 

L’insicurezza fa parte di ogni essere umano come aiuta i calciatori a essere più sicuri di se stessi

Il lavoro sull’autostima è uno dei principali punti su cui si fonda l’intervento di Mental Training. Non si può dare il meglio di sé se non si è i primi a credere nel proprio potenziale!

Pertanto è necessario aiutare i calciatori ad acquisire consapevolezza rispetto alle proprie caratteristiche, alle proprie risorse, ma anche rispetto ai propri limiti, perché solo così ci si può lavorare per superarli.

 

Vi occupate anche di migliorare la performance dei calciatori e di squadre che metodologia utilizzate

Ci occupiamo prevalentemente di questo.

Con i singoli si lavora attraverso un percorso di Mental Training, volto ad insegnare al calciatore le tecniche per superare i propri punti di debolezza e potenziare le proprie risorse, massimizzando ad esempio la concentrazione, la capacità di gestire i momenti di stress o l’impulsività, ma anche mettendo a fuoco gli obiettivi personali e individuando le strategie più funzionali per raggiungerli.

Con le squadre si lavora invece sull’integrazione delle caratteristiche personali di ogni partecipante, sul livello di comunicazione, sulla leadership e, altro aspetto importantissimo, sulla relazione con l’allenatore. Lo staff tecnico deve far parte del lavoro di gruppo, perché l’efficacia dell’intervento sia massima.

 

Risulta più semplice l’interazione con i tecnici o con i calciatori

Dipende molto da chi porta avanti la richiesta dell’intervento psicologico. Quando i calciatori arrivano spontaneamente in studio da me, sono spesso molto motivati a lavorare su se stessi e a migliorarsi e pertanto i risultati si vedono in fretta. Diverso è quando vengono inviati da genitori o tecnici: se la proposta non è molto ben formulata, il rischio è quello che si sentano considerati “problematici”. Purtroppo è ancora molto forte il pregiudizio per cui “dallo psicologo ci vanno i matti” e non si conosce il potere dell’allenamento della mente sulla performance.

Il lavoro con i tecnici invece è molto delicato: se si riesce a creare con loro una buona alleanza, sventando il rischio che si sentano messi sotto esame e che quindi mettano in atto comportamenti oppositivi, la collaborazione risulta altamente efficace e vincente.

 

Avete rapporti anche con i genitori. Io ricordo che quando facevo l’arbitro i genitori erano terribili. Come è la situazione ora

Lavorando molto con i giovani è imprescindibile il rapporto con i genitori. E questi – come in tutti gli aspetti della vita – possono essere la carta vincente per i loro figli, ma anche, come purtroppo molto spesso accade, la loro zavorra.

I genitori infatti dovrebbero incitare gli aspiranti calciatori, mentre sempre più spesso si vedono padri (e madri e nonni) che dagli spalti aizzano e insultano ragazzini fin troppo piccoli, perdendo completamente di vista i valori dello sport e caricando i figli di aspettative pesantissime.

La capacità di ascolto e di sintonizzazione emotiva che un genitore dovrebbe avere sempre, viene offuscata sovente, in questo campo, dalla proiezione di ciò che i genitori vorrebbero o avrebbero voluto per sé stessi. Di pari passo c’è la mancanza di umiltà – in un paese in cui tutti si sentono Mister – di affidarsi, e affidare i propri ragazzi, a professionisti (allenatori e agenti) senza avere la presunzione di voler imporre il proprio punto di vista.

About Adamo Recchia 211 Articoli
Sono un bancario con la passione per il calcio ed il tennis. La mia squadra del cuore? Tifo Inter,
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