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Il calcio è uno sport con tante figure professionali oggi è arrivato il turno di un direttore sportivo. Antonio Tormen è il ds del Feltre Calcio con un glorioso passato in squadre di varie categorie in cui spicca la Fiorentina. Antonio ha giocato in molte squadre però ha avuto l’occhio lungo e, durante la carriera, si è diplomato e laureato all’Isef. Passa poi dal campo alla panchina in cui ottiene discreti risultati. Diventa poi ds grazie alle esperienze tra campo e panchina.
Come hai scoperto il calcio
Da bambino, prima nei cortili e nelle strade, poi in oratorio e nella squadretta di paese. A 14 anni nel settore giovanile del Belluno che allora faceva la serie C. La trafila nelle giovanili e poi a poco più di 17 anni l’esordio in prima squadra. Poi non mi sono più fermato
Sei stato un buon giocatore squadra più importante Fiorentina raccontaci di quell’esperienza
Ottima esperienza, giocare e allenarsi vicino a campioni come Antognoni ecc. è stato molto formativo. Avere, poi, come Mister il Paron Nereo Rocco che aveva vinto tutto con il Milan e’ stato fantastico. Firenze, poi, città splendida a favorito il mio primo anno lontano da casa. Qui, oltretutto, mi sono diplomato e iscritto all’Univesità ISEF
Dove hai avuto l’esperienza migliore da giocatore
Sono stato bene ovunque, ma mi sono espresso meglio forse a Livorno, Modena e Foggia. Molto bene anche a Udine e Casale , ma sono state esperienze che sono durate un solo anno, non ho avuto il tempo di radicarmi nella città.
Voglio diventare ds cosa devo fare
Per me è stato un passo naturale dopo 15 anni da calciatore professionista e 18 da allenatore trascorsi tra serie D e c2. Una volta esaurita la carica e la voglia della panchina ho sfruttato l’esperienza e le conoscenze accumulate negli anni precedenti mettendola in questa nuova professione. Non e’ stato un passaggio traumatico, tutt’altro, quasi naturale, molto semplice del resto sempre di calcio si tratta. Il corso mi ha aiutato soprattutto per quanto riguarda la parte burocratica. Cambiano i rapporti, ma l’esperienze passate mi hanno facilitato il tutto
Sei ds del Feltre quali sono gli obiettivi di quest’anno
Il girone C della serie D è molto difficile e competitivo. Vogliamo migliorare i risultati dello scorso anno, valorizzare e lanciare altri giovani del nostro settore giovanile. Possibilmente vogliamo guardare la classifica verso l’alto e non rischiare di dover lottare per la salvezza.
Hai anche allenato dove hai i ricordi migliori
Ho vinto tre campionati con relative promozioni. I ricordi migliori sono senz’altro legati al Belluno, dove ho vinto due campionati. Una promozione dall’Eccellenza alla D e una dalla D alla serie C.
Raccontaci un aneddoto della tua carriera
In un Modena-Parma di Coppa Italia nostro compagno di squadra perse il parrucchino e restò con la testa pelata. Sbigottimento generale, per fortuna arrivò presto la fine del primo tempo. Avevamo qualche sospetto, ma non pensavamo potesse succedere una cosa del genere davanti a 10.000 persone. Episodio indimenticabile!
Che differenze trovi tra il calcio di oggi e quello dei tuoi tempi
Nel nostro calcio si correva molto, ma la tecnica veniva prima di tutto. Ora l’aspetto fisico ha preso il sopravvento su tutto. Si gioca in spazi piu’ ristretti con giocate piu’ veloci, ma gli errori sono innumerevoli. Vedo giocatori di serie A o da Nazionale che sbagliano cose elementari, o falliscono cross che non si può sbagliare. Un calcio diverso, ma secondo me non certo piu’ divertente, ne migliore. Spesso non arrivo alla fine della partita davanti alla TV.
Cosa pensi della Var
La tecnologia va avanti e cosi anche nel calcio. Può essere utile, ma come abbiamo già visto non elimina del tutto glie errori, che poi fanno parte del calcio stesso. Si creano cosi anche due tipi di calcio: una cerchia ristretta con il VAR, la stragrande maggioranza delle partite, cioè il calcio vero, senza. Credo che il calcio debba restare uguale ed unico per tutti.
Ora molti stranieri sono presenti nei vivai che ne pensi
E’ cosi, e lo sarà sempre di più. Una volta tutti noi ragazzini giocavamo a calcio ora sono sempre meno e la qualità molto inferiore. Gli stranieri lo vivono in modo diverso, e’ una possibilità che si giocano per cambiare la loro vita. Hanno più fame, spesso a livello fisico hanno qualità migliori e come detto ora il calcio fa della fisicità una priorità.
Come giudichi che molti club italiani appartengono a gruppi stranieri
Purtroppo l’economia italiana non è più quella degli anni 70-80-90, giocoforza che gruppi stranieri abbiano possibilità economiche superiori ai nostri attuali Presidenti di società. Si perde identità, passione, tifo dei vari Moratti, Berlusconi ecc, si fa esclusivamente business. Sarà cosi, sempre di più.
Il rinnovo a Ventura ti trova d’accordo
Non c’e molto in giro specialmente per le cifre che offre la Federazione. E’una persona per bene e ha molta esperienza. Per avere di meglio ci vogliono i soldi che non ci sono.

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