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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Che si debba essere soddisfatti della vittoria contro il Milan, non è in discussione, ma che si debba anche essere preoccupati per una serie di fattori, sarebbe controproducente negarlo. Il Napoli, dopo la partenza non entusiasmante a Pescara, salvato solo dalla forza dirompente di Mertens nel secondo tempo quando si era sotto di due gol, ha conquistato i primi tre punti battendo il Milan al San Paolo, nell’occasione con tantissimi spazi vuoti visto il caro prezzi e un mercato ancora incompleto. Sono state tante le lacune evidenziatesi contro i rossoneri di Montella, che avevano avuto anche un grande impatto con la sfida. Però, sono bastate delle accelerazioni di Mertens, per mandare in tilt tutta la retroguardia avversaria e su una delle quali, Milik ha portato gli azzurri in vantaggio. Sempre il bomber polacco ha raddoppiato con un colpo di testa imperioso sugli sviluppi di un calcio d’angolo e lì la partita sembrava in pugno per il Napoli anche perché il Milan non dava mai la sensazione di potersi rimettere in carreggiata.
Ma, nei primi dieci minuti della ripresa, tutto il Napoli è stato preda di un black out generale, come succedeva ai tempi di Benitez o nelle prime partite della scorsa stagione. Il che non è da sottovalutare perché, sarà pur vero che la condizione atletica non è al top, ma la formazione, sia a Pescara che sabato scorso, era praticamente quella dello scorso anno e i meccanismi dovrebbero essere più che collaudati. Un anno fa, la fase difensiva, seppur non perfetta, era stata portata da Sarri a livelli più che soddisfacenti, cosa è successo all’improvviso? La paura, speriamo del tutto infondata, è che la sola partenza di Higuain abbia potuto scardinare un po’ qualche certezza, visto che, non avendo più il finalizzatore, si può pensare di ritrovarsi a disposizione un arsenale depotenziato. Eppure, in queste prime due giornate, sono stati realizzati ben sei gol, tutti firmati dagli attaccanti, una doppietta per tre (Mertens, Milik e Callejon), le criticità si palesano quando si affronta il problema della fase difensiva. Troppi quattro gol subiti in appena due gare, decisamente troppi, o si ritorna ai livelli dello scorso anno, anche se si sperava di poterli vedere migliorati dopo un anno di lavoro, o si finisce con l’avere patemi d’animo ogni volta che si viene attaccati.
E poi, sabato scorso, si è avuta la fortuna di avere di fronte una squadra che, spiace dirlo per il blasone intramontabile, è in una fase di ridimensionamento e declino ma, con un’altra avversaria, probabilmente il risultato non avrebbe arriso agli uomini di Sarri. Troppe le distrazioni, troppa poca coesione tra i reparti, troppa indisciplina tattica. In quei nove minuti dall’inizio della ripresa, il Milan si era portato sul 2-2 e, fortunatamente per gli azzurri, anche Abate e compagni si sbriciolavano ad ogni attacco e, quel fulmine di guerra di Mertens, ha ancora una volta costretto Donnarumma agli straordinari ma sulla respinta si è fatto trovare pronto Callejon per il gol del 3-2. Nel finale, sempre lo spagnolo, ha chiuso i giochi per il più facile dei gol. La vittoria serviva per il morale, per mitigare la delusione della smentita circa la presenza di Cavani in città, per non accumulare già troppo ritardo dalle prime, però, che si lavori immediatamente per ritrovare l’equilibrio dello scorso anno. Se poi dovessero arrivare altri colpi dal mercato, che ben vengano, non bisogna dimenticare che c’è anche una Champions da giocare e serve una rosa ampia e all’altezza di effettuare un turnover che non incida sulla qualità dell’undici che scende in campo.

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