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Tra sacro e profano. Sacro, come il tempio avellinese, quel Partenio che apre le porte alla prima stagionale dell’Avellino e si riconcilia con la tifoseria irpina, dopo un’estate amara e turbolenta. Profano, come il risultato finale, la storica zampata del Nola nella tana dei lupi e che cancella i biancoverdi dal tabellone della Coppa Italia Dilettanti.
LA TRAPPOLA – 19 settembre, San Gennaro. L’ allenatore di Baiano, Stefano Liquidato, da sempre legato ai colori irpini e spesso accostato alla guida tecnica della primavera biancoverde, ha predisposto la cerimonia nel migliore dei modi. Il 4-3-3 disteso sull’altare verde, la ricerca spasmodica della profondità verticale e il coraggio di una flotta di “incoscienti”. Raffaele Gragnaniello è il diacono esperto a difesa dei pali, ma, con lui, nell’undici titolare ci sono tre chierichetti del settore giovanile irpino in cerca di rivincita: Felice Pepe, Antonio Lippiello e Luigi Tagliamonte. La risposta tattica di Archimede Graziani privilegia l’ampiezza del 4-4-2 e confida nel turn-over, imperniando la struttura biancoverde su soli tre elementi già presenti a Ladispoli, per la prima di campionato: il portiere Lagomarsini, capitan Morero e Francesco Buono. Con Tribuzzi e Parisi out per squalifica, spazio dunque ai verdissimi Nocerino, Scarf e Totaro, oltre al nome altisonante di Sforzini, che fa coppia con Ciotola in attacco.
Le premesse non mentono, le avvisaglie fugano i dubbi. L’Avellino prova a ragionare, ma l’aggressione verticale del Nola crea subito imbarazzi evidenti alla timida difesa irpina. Cento secondi bastano ad Olivieri per mandare Tagliamonte a presentarsi a Lagomarsini, pur senza timbrare il cartellino. Altri sessanta secondi e Vaccaro penetra nel fianco scoperto avellinese, non inquadrando lo specchio da posizione defilata.
Allo scoccare del quarto d’ora, l’Avellino si fa vivo: Ciotola lavora bene in ripartenza e serve Sforzini, la sponda dell’ariete arma il destro di Ventre che sibila a lato della porta difesa da Gragnaniello. La risposta, però, è un’oasi nel deserto, perchè poco dopo il Nola azzanna ancora. Del Prete è bravo a catalizzare l’attenzione su di sè, rientrando sul mancino, poi serve Vaccaro con un pregevole filtrante, Lagomarsini deve opporsi in uscita bassa.
50 SFUMATURE DI ESPOSITO – Quaranta minuti di lotta, 8 polmoni: due per correre, due per duellare coi centrali irpini, due per fornire sponde ai compagni e due per frustare la pennellata di Colarusso all’angolino e sciogliere il sangue ai 300 fedeli bianconeri nel settore ospiti. Un patto tra santi, qualcuno avrà pensato: San Gennaro, per ringraziare San Paolino (e la diocesi di Nola) incarica il suo omonimo del “miracolo al Partenio”. Visioni mistiche, come poco dopo, quando uno svagato Lagomarsini si fa abbagliare da un colpo di testa di Colarusso, su piazzato del solito Vaccaro, e rischia la frittata, trovando rifugio in un palo benevolo. Benevolo, come il fischietto di Viterbo Centi sullo spegnersi della prima frazione, quando risparmia il rosso diretto a Morero per una violenta manata a Tagliamonte, scegliendo di sventolare un clemente cartellino giallo.
CONTROMOSSE – Graziani sa che la sconfitta non sarebbe una catastrofe, ma di certo lascerebbe un ricordo amaro del primo approccio stagionale casalingo. Subito due cambi, dunque: Ventre lascia spazio a Tompte, che va a sistemarsi sulla banda di destra, facendo scivolare Ciotola al fianco di Sforzini; Gerbaudo prende il posto di Buono nella parte centrale del campo. Proprio il centrocampista, autore della prima rete a Ladispoli, ruba palla al 13′ e avvia l’azione che si sviluppa da Ciotola a Tompte e che culmina nell’arresto e tiro di Totaro, su cui si immola uno stoico Colarusso a corpo morto a salvare il risultato. La capacità di filtro della mediana nolana diminuisce, il baricentro bianconero si abbassa, l’Avellino rinverdito dagli ingressi in campo di Matute e Mentana trova nuova linfa per provare a riequilibrare il match. Alla mezz’ora De Vena, su invito col contagiri dalle retrovie di Gerbaudo, si coordina bene, ma accarezza soltanto l’esterno della rete in bello stile. Liquidato astutamente spalma le sostituzioni a intervalli regolari, anche per far respirare i suoi. Ciotola si sposta tra le linee e al 37′ sfiora col mancino a giro dal limite il bersaglio grosso.
L’Avellino si lancia all’arrembaggio, ma lascia praterie al contropiede bianconero. E’ in una di queste situazioni tattiche che Stoia è lesto a nascondere il pallone a Dondoni, il centrale difensivo irpino deve spendere il secondo giallo che significa espulsione e doccia anticipata.
Il recupero fiume (7 minuti) non basta all’Avellino per raddrizzare la serata storta. Il Nola conquista il passaggio del turno e si regala il Sorrento.
PUNTI DI VISTA – Non basteranno gli uomini, se l’Avellino vorrà tornare presto ai suoi livelli. Servirà la determinazione che ieri, al Partenio, si è vista solo sugli spalti. Il girone G nasconde insidie che non permetteranno agli irpini di concedersi troppi cali di tensione. Se Graziani vorrà restare in sella alla rinascita biancoverde, dovrà farsi carico anche del fattore mentale, che in Serie D non riveste aspetto di secondo piano.
Non di certo lo scenario a cui sono stati abituati gli irpini negli ultimi anni. La discesa agli inferi della serie D, la corsa agli armamenti per la costruzione della squadra, l’incognita di una preparazione ritardata, tra le eco dei tribunali, non ha di certo giovato alla squadra di Graziani. Era lecito, però, aspettarsi di più, nel primo appuntamento: una sorta di presentazione alla platea avellinese. Di più, ovvero ciò che ha messo sul campo un caparbio e astuto Nola. Gli ospiti hanno dato sin dalle prime battute l’impressione di maggiore pericolosità, si sono portati in vantaggio e hanno custodito il risultato con le unghie e con i denti.
La testa, le gambe e il cuore: tre aspetti fondamentali che Stefano Liquidato conosce bene. Il suo Nola ha sparigliato i pronostici, se n’è fatto beffe e ha confezionato una piccola impresa. Sono lontani i tempi in cui Nola ed Avellino si confrontavano tra i professionisti, ma, per una sera, la storia ha fatto capolino al Partenio. E si è resa protagonista.
TABELLINO
AVELLINO: Lagomarsini 5; Nocerino 5.5 (33′st Mentana sv), Morero 5.5, Dondoni 4.5, Scarf 5.5, Ciotola 6, Acampora 5.5 (20′st Matute 6), Buono 6 (1′st Gerbaudo 6.5), Totaro 5.5, Ventre 5.5 (1′st Tompte 6.5), Sforzini 5.5 (13′st De Vena 6). A disp. Bruno, Mikhaylovskiy, Patrignani, Urbanski. All. Graziani 5.
NOLA: Gragnaniello 6.5, Lippiello 6.5 (8′ st Paradisone 6), Pepe 7, Varriale 6 (29′ st Del Prete S. sv), Lenci 6.5, Olivieri 7, Del Prete 6, Colarusso 7 (24′ st Esposito Lauri 6), Vaccaro 6.5 (31′ st Falanga sv), Tagliamonte 6; Esposito G. 7.5 (38′ st Stoia 6). A disp. Capasso, Madonna, Gioventù, Sare. All. Liquidato 7
ARBITRO: Centi di Viterbo 6.
NOTE: Ammoniti Colarusso, Del Prete, Vaccaro, Gragnaniello, Morero, Tompte. Spettatori 2700 circa.
Valerio Lauri
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