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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata
Stenta a decollare il campionato dell’Aversa Normanna, ancora a secco di vittorie dall’inizio della stagione. Fatali per i granata sono stati anche gli svantaggi iniziali accumulati tra le mura amiche e che hanno costretto la squadra a rincorrere sempre gli avversari con un grande dispendio di energie fisiche e nervose. Ed è questo il senso dell’analisi del tecnico normanno, Alessandro Caruso, che commenta ai microfoni di FootballWeb il recente pari col Manfredonia.

RUOLINO CASALINGO DA INVERTIRE – “Le nostre partite in casa sono state tutte così. Ci siamo ritrovati sempre a rincorrere e, quando succede questo, capita che poi possa mancare la lucidità per essere incisivi negli ultimi 20 metri. Il problema principale è stato ancora una volta quello di non essere riusciti a passare in vantaggio. Avessimo fatto gol nella prima azione costruita all’inizio, si sarebbe vista una partita diversa. Abbiamo avuto un netto predominio territoriale per tutta la gara ma siamo stati pericolosi solo a singhiozzo. Abbiamo provato a giocare con palla sopra, ma affrontare un avversario che viene solo per difendersi diventa sempre complicato per le caratteristiche dei miei giocatori. Ecco perché alla fine si è visto lo stesso copione messo in scena con Molfetta e Gragnano. E’ ovvio che, una volta che vai sotto, col passare del tempo le forze diminuiscono insieme alle energie mentali. Non è un caso che, in trasferta, pur non avendo vinto abbiamo certamente espresso un gioco migliore. Fatto sta che, una volta trovato il pari, potevamo ribaltarla con la forza dei nervi ma non ci siamo riusciti”.
PRIMO TEMPO SOTTORITMO – “Come sempre, del resto. Questo è stato il filo conduttore delle nostre partite in casa. Siamo un diesel ed usciamo alla distanza ma, contro le squadre che si chiudono, abbiamo delle difficoltà oggettive per come siamo fatti. La voglia e la determinazione le vedo, ma arrivano sempre in ritardo. Poi è chiaro che dopo il pareggio si è provato a vincere. Ma è inutile parlare di possesso palla e supremazia perché resta che il Manfredonia è venuto qui, si è difeso con ordine e si è portato il punto a casa. E’ arrivato ad Aversa con questo obiettivo e lo ha raggiunto. Contano i fatti. Noi dovevamo fare questo tipo di partita, ma migliorando la qualità del gioco come per esempio si è fatto per 20 minuti di secondo tempo”.
SVOLTA PSICOLOGICA – “Manca una vittoria che ci dia la tranquillità per mettere in pratica le cose che sappiamo fare. Ripartendo dal fatto che, in queste sei uscite, siamo sempre rimasti in partita ed è un dato positivo. Però sarebbe sbagliato prendersela con la sorte: pensiamo piuttosto a non dover rincorrere ogni volta una gara, visto che finora abbiamo sempre preso gol. Solo così aumenteranno le possibilità di vincerla una partita”.
CONFRONTO FINALE COI TIFOSI – “Loro vogliono veder vincere la propria squadra come lo vogliamo noi. Questo mi è stato detto. Chi paga il biglietto ha tutto il diritto di dire ciò che pensa. L’importante è raggiungere un equilibrio tra tutti che consenta all’Aversa di vincere e rilanciarsi. Noi sicuramente andiamo in campo per fare il massimo, poi a volte si riesce e altre volte no”.

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