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Una cosa è certa: Perin e i tifosi del Frosinone non se le mandano a dire. Prima gli striscioni ora i social network. Tutto è iniziato ad aprile quando il portiere del Genoa, nato a Latina, città rivale del capoluogo ciociaro, si è infortunato. I tifosi del Frosinone, alla faccia della sportività, avevano scritto su un lenzuolo bianco “Perin questione di ore, oggi il ginocchio domani il cuore”. Messaggio da censurare e nessuna replica del genoano. Il resto è storia recente, anzi cronaca. Su instagram un tifoso del Frosinone provoca Perin che stavolta risponde per le rime:”A Vallecorsa cambiò la storia: tuo nonno parla arabo, il mio fondò Littoria”.
UN PO’ DI STORIA- La risposta di Perin va analizzata perchè allude a due momenti della storia italiana. La prima riguarda un episodio immortalato nel capolavoro di Moravia “La Ciociara” e poi trasposto sul grande schermo da Vittorio De Sica, padre del neorealismo tricolore, con la superba interpretazione di Sophia Loren. La seconda invece riguarda uno dei cavalli di battaglia della propaganda fascista. Ma andiamo con ordine. Dopo lo sbarco alleato a Salerno era iniziata la lenta ritirata dei nazisti. La linea del fronte si era assestata lungo un asse che congiungeva il Garigliano con Ortona e che attraversava diversi centri ciociari come Vallecorsa. Gli alleati, rinforzati anche dai corpi coloniali francesi, per lo più maghrebini, lottarono accanitamente per sfondare le difese naziste. Soltanto a caro prezzo riuscirono ad aprirsi la strada per la Città Eterna.

LA MEMORIA E L’OBLIO- Quello che successe in seguito, durante quei terribili giorni di maggio del ’44, ha un nome preciso nel vocabolario italiano e nei libri di storia: marocchinate. Sì, perchè molti centri del frusinate subirono le violenze delle truppe coloniali francesi, provenienti per la maggior parte dal Nord-Africa. I dati sono freddi, le testimonianze no. Restituiscono intatto quel clima di terrore diffuso in questa sfortunata area della Penisola. Donne stuprate e poi uccise, non andò meglio agli uomini che tentarono di difenderle: furono sodomizzati e torturati. Tutto questo accadde con il benestare o il tacito assenso, su questo non c’è ancora unanime accordo tra gli storici, degli ufficiali francesi e alleati.
LA BONIFICA- Ma Perin si è spinto oltre. Ha rivendicato una diversa estrazione etnica dai rivali ciociari, sottolineando le nobili origini di suo nonno, fondatore di Latina, la città che ha dato proprio i natali al portiere del Genoa. Il cognome Perin tradisce l’origine veneta della sua famiglia e rimanda a una delle principali opere pubbliche del regime fascista: la bonifica della paluda pontina. Un intervento notevole per risolvere il problema della malaria che affliggeva il Basso Lazio. Per debellarla lo Stato Pontificio si affidò ai rosari, i governi dell’Italia unificata ignorarono semplicemente la questione. Si può quindi, affermare, senza correre il rischio di passare per fascisti (chi scrive non lo è ), che la “bonifica” sia stato uno dei (pochi) successi del Duce che completò l’opera chiamando svariate famiglie provenienti dal Polesine (provincia di Rovigo), una delle aree più povere del Paese, a colonizzare le nuove terre. E’in questo contesto che furono edificate nuove città come il capoluogo pontino, all’epoca chiamata Littoria.
LA SCIOCCHEZZA- Ancora oggi, a distanza di così tanto tempo, il mito della Bonifica sopravvive, a Latina e in provincia, sia negli anziani sia nelle nuove generazioni. Attenzione: la gratitudine per il Duce non si traduce necessariamente in sostegno aperto al Fascismo, dal momento che questo intervento del regime gode di un’approvazione bipartisan. Non è un caso, quindi, che anche uno scrittore pontino, non proprio schierato a destra, come Antonio Pennacchi abbia ambientato uno dei suoi romanzi più famosi nel periodo delle bonifica, riconoscendo di essere nato grazie a “quell’opera”. Alla luce di questo, forse è difficile dare del “fascista” a Perin. Ma questo non basta ad assolvere il portiere del Genoa. Perin può anche inneggiare al contributo dato dai suoi nonni all’edificazione di una città, ma non può assolutamente paragonarli a quelli che hanno sperimentato la ferocia dei goumier francesi. I suoi antenati non sono migliori. Sono stati soltanto fortunati. Buon per loro.
Mariano Messinese
Twitter:@MarianoWeltgeis

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