16 Maggio 2026
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Un uomo ostile alla vittoria. Ogni occasione è buona per ribadirlo

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata


Ancelotti avrà bisogno di 7/9 partite”, è la dichiarazione rilasciata dal presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, all’indomani della cocente sconfitta di Genova. È proprio vero quando si dice che il silenzio è d’oro. Ma il presidente lo sa che dopo sette/nove partite il campionato ha già preso una direzione chiara e precisa? Prendersi tutto questo tempo, significa buttare via una stagione e poi chi ne risponderà ai tifosi? Va be’, ma ad Adl dei tifosi non è che importi tanto, l’ha dichiarato lui stesso, poi il figlio, diciamo che è un fatto di famiglia e i napoletani, o almeno la maggior parte dei quali, l’ha capito e non si riconosce in questa proprietà. Non che De Laurentiis dovesse inventarsi qualche dichiarazione ad effetto per mitigare l’amarezza dopo la disfatta del Ferraris, ma uscirsene con parole simili conferma la convinzione di quanto sia inopportuno nelle sue esternazioni. Come quando, raggiungendo l’acme della provocazione, la tifoseria invocava il ritorno di Cavani e lui si autodefinì tale. Quell’autocelebrativo “sono io il vostro Cavani”, infastidì tantissimo i tifosi che, giustamente, anziché farne un motivo di ulteriore critica ne hanno fatto oggetto di ironia, come solo loro sanno fare. Comunque, sostenere che Ancelotti abbia bisogno di quasi dieci partite per modellare il Napoli a sua immagine e somiglianza, è un messaggio mandato a tutti: questo è un anno di transizione.

Eh sì, perché dopo nove partite, la Juve sarà irraggiungibile e bisogna solo sperare che Roma, Inter e Milan non abbiano continuità di risultati, già solo se una delle tre innesterà marce alte, per gli azzurri diventerebbe difficile anche confermare il secondo posto dello scorso anno. Un presidente ambizioso, ripetiamo, ambizioso, chiederebbe al nuovo allenatore, soprattutto se parliamo di un pluridecorato come Ancelotti, di dare la propria impronta alla squadra nel più breve tempo possibile per evitare una emorragia di punti. Prendiamo l’esempio di Sarri, il suo inizio fu tremebondo con due punti conquistati in tre partite, ma poi ci fu una ascesa vertiginosa, e bastarono solo tre partite per cambiare totalmente l’assetto di un Napoli reduce da un biennio disastroso. Adesso, invece, non c’è una rifondazione da portare avanti ma un progetto tecnico quasi perfetto a cui aggiungere esperienza, mentalità e flessibilità tattica, perché si dovrebbe avere bisogno di tutto questo tempo? Misteri del calcio. Non diciamo che De Laurentiis debba far proprio il motto juventino e dire che la vittoria sia l’unica cosa che conta, ma almeno che sia una possibilità, quand’anche dovesse concretizzarsi nella maniera più clamorosa possibile. Invece, pare che ogni occasione sia buona per giustificare l’ennesimo sogno (solo della città) perduto. Lui dirà che ha preso Ancelotti, l’allenatore più vincente, e che di più non poteva fare, ma il tecnico aveva pur sempre bisogno di tre mesi di tempo per plasmare la squadra. Già ci si chiede cosa si inventerà il prossimo anno.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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