16 Maggio 2026
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Obrigado por tudo, Felipe

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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata


La pioggia, la samba, la bandiera, le lacrime. Felipe Massa lascerà la F1, privandola di un grande uomo, ancor prima che di un grande pilota. Il “Josè Carlos Pace” di Interlagos ce l’ha mostrato, ancora una volta qualora ce ne fosse bisogno, in tutta la sua spontaneità, col suo gran cuore e la sua grande umanità. L’ultimo giro di samba tra i suoi connazionali, l’ultimo rombo di motore nella terra che l’ha visto nascere. Quella Interlagos da cui magari, da piccolo, si incantava ad ammirare i grandi campioni e le loro traiettorie a folle velocità. Col sogno di poter essere lui, un giorno, il protagonista di quei giri al limite. E ce l’ha fatta, è entrato di diritto nelle pagine della Formula 1, con capitoli memorabili e quel suo sorriso intriso di saudade, da gregario sfortunato. Un Paperino delle corse protagonista di 14 lunghi anni di corse nel massimo campionato automobilistico, 250 gran premi (finora) impreziositi da 11 successi, 41 champagne sbocciate sul podio e 16 pole position.

Al di là delle qualità, discutibili o meno del pilota, delle stagioni che hanno lasciato il segno e di quelle che lo hanno relegato ai margini, l’impressione è che a lasciare il grande circo – che, per certi versi, circo lo è diventato nel senso letterale – sia una gran bella persona. Quel carioca che, alla sua prima stagione in Ferrari, quando veniva ancora annoverato tra i giovani di belle speranze, si prese la briga di issarsi in cima al podio della “sua” Interlagos. Guardato dal basso, per una volta, dal supercampione pluri-iridato Schumacher. Non se lo sarebbe mai immaginato nessuno – nemmeno lui forse – che, due anni dopo, si sarebbe ritrovato a giocarsi il Mondiale, davanti ai suoi tifosi e ai suoi cari, in un Gran Premio, quello del 2008, che gli caricò sul groppone un’incredibile dose di sfortuna e amarezza. Massa resterà celebre come il campione Mondiale più breve di sempre, con quel maledetto sorpasso di Hamilton a Glock, che ha cancellato il nome del brasiliano da una targhetta su cui era già inciso. La sfilza degli eventi sfortunati non era ancora finita, perchè appena l’anno dopo si sarebbe ritrovato all’Hungaroring con una molla da 800 grammi ai duecento orari sul casco. Una scena da Final Destination che, per fortuna, non procura danni permanenti al pilota e gli permette a fine stagione, proprio davanti ai suoi tifosi, di sventolare la bandiera a scacchi del Gran Premio. Uno dei riconoscimenti che porterà con sè, nel suo bagaglio di gioie e sfighe alterne.
In un mondo popolato dalla freddezza glaciale dei Raikkonen, dal professionismo esasperato dei Vettel, dagli Hamilton ostentatori di talento e dai Verstappen predestinati col vizietto della maleducazione, Felipe Massa resta un fuoriclasse di dignità, onestà e semplicità. Mai una parola fuori posto, mai un atteggiamento sopra le righe e la sensazione che salutarlo sarà difficile per tutti coloro che hanno lavorato col brasiliano.
Ieri, l’ultima scossa di adrenalina tra la sua gente. Avrebbe voluto spenderselo meglio l’ultimo gettone casalingo, ma la sua diluviante – come il meteo – generosità, nel caos di un Gran Premio dominato dalle safety car, non gliel’ha permesso. E’ uscito di scena con un testacoda al giro 49, nella seconda metà di gara, quando la pioggia si è sicuramente mischiata alle lacrime. Perchè, sotto quel casco da professionista vero, c’è l’uomo che si carica sulle spalle la bandiera verdeoro e se ne veste, facendole attraversare la tuta fino al cuore. Maledetto aquaplaning, maledetta molla e maledetto Glock, che non avete restituito al paperino brasiliano quanto avrebbe meritato. Solo applausi per Felipe, dal pubblico e dai meccanici nella pitlane, in un commiato da eroe.

Obrigado por tudo, Felipe.

About Valerio Lauri 761 Articoli
Nato nella Nola di Giordano Bruno e cresciuto a pane e calcio. Amante della parola scritta, evasione dalle indigestioni di matematica e informatica universitarie. Appassionato di musica a 360 gradi e lettura, nostalgico ma teso alle novità.

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