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Riparto da un proverbio giapponese: «La visione senza l’azione è un sogno. L’azione senza la visione è un incubo».**Inter-Monza 4-1 (Çalhanoglu, Varela, Zielinski, Pio Esposito, Bisseck). Per un tempo, ingorghi da rientro: gran sassata del turco, con Bisseck in fuorigioco (ma la geografia, insegnano a Lissone, non sempre è ghigliottina); splendido pari di Varela, lusitano tutto scappa e spada. Poi, dopo (immagino) la strigliata di Chivu, traffico più scorrevole. Decimato, il Monza di Juric regge sino al raddoppio del polacco, favorito da un «assist» del portiere. Quindi Pio, di simil-tacco, su crossetto di Diouf. E Bisseck, su sponda di Pio. Il migliore, con Diouf esterno destro. Lautaro, titolare, più fornitore che fornito; spiccioli per Stankovic e Stones.
**Udinese-Como 1-1 (Kamara, Douvikas). Se il 6 aprile si sbadigliò (0-0), stavolta no: torta divisa a metà e via andare. Clamorose, proprio agli sgoccioli, la forchettata di Bayo e la traversa di Ramon. Più Zaniolo che Nico Paz, un naso. Runjaic e Fabregas ci hanno provato. Chi di tromba, chi di arpa. Il risultato rispecchia la trama. Quando succede, champagne.
**Genoa-Napoli 0-2 (De Bruyne, Vergara). Il 7 febbraio Conte vinse 3-2 al 95′, su rigorino. Marassi è Marassi: un tumultuoso ribollir di tini. I «senzamister» la vincono con i cambi: 82′, da Vergara, superbo, a De Bruyne, spintarella di luna a Vasquez e destraccio. Proteste vibranti, in barba alle dritte di Orsato («ocio, fischieremo di meno»). All’87’, il bis: di Vergara, complice Otoa, su contropiede del belga e velo di Lucca. Troppa grazia. Per metà gara, i guerrieri di De Rossi costringono i dirimpettai a trafelati rammendi (Meret, Spinazzola). Alla distanza, il Grifo cala ei vice campioni li accerchiano. Sino all’episodio: lui sì, patibolo.
ROBERTO BECCANTINI

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