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Forza! Vamos! Allez! Andiamo! Davai! Idemo! Ancora! Ubriachi di Nadia e di Sara, di Gimbo e di Nicolò, eccoci a salutare il varo del Rex che più ci sta sullo stomaco e per questo, al netto delle fedi e delle fedine, più ci scuote, più ci divide. Il campionato di calcio. Di un calcio sgangherato che ha un nuovo centro (squadra l’Aniene: Malagò, presidente; Mancini, commissario); e un nuovo designatore (Orsato al posto dell’Interferente Rocchi).
In barba al mercato, infinito e sfinente, è il giorno della Griglia. Et voilà:
1)Inter; 2) Napoli; 3) Como; 4) Rom; 5) Milano; 6)Atalanta; 7) Juve;8) Fiorentina; 9)Lazio; 10)Udinese; 11) Bologna; 12)Sassuolo; 13)Torino; 14) Genova; 15)Cagliari; 16)Parma; 17)Lecce; 18)Venezia; 19)Monza; 20) Frosinone.
Istruzioni per l’uso. La portaerei di Chivu über alles. Mi intriga ‘o Napule «senza allenatore». Chez nous, sei scudetti sono andate a squadre «orbe»: mai dimenticarlo. Occhio al Como, sempre che la politica del doppio binario non ne zavorri la marcia, alla Dea di «C’era Guevara», alla Viola di Grosso. E poi la Roma, naturalmente. La Roma di quel Gasp mai tollerante: che due marroni. Il milanese «portoghese». La Juventus carnevalesca e non più francofona, zeppa di esuberi, tra misteri di talento (Alajbegovic più Yildiz o Alajbegovic meno Yildiz?) e citofonate in portineria (da Perin-Di Gregorio a Vicario, triste e solitario). Con «Luscianone» in ginocchio da «lui» (l’oracolo Di Marzio); con Douglas Luiz pendente e dirimente.
Il resto, uno zibaldone di complicata traduzione. Siamo al 21 agosto e alla Lazio danno già Ringhio in bilico: mani avanti e pedalare. A Ravenna, in C, è atterrato Ronaldinho, 46 anni. Operazione vintage che fissa la nostra diversità. In generale: «Si può costruire un trono sulle baionette, ma non ci si può sedere sopra a lungo», lo diceva Boris Eltsin.
Buon livello a tutti.
ROBERTO BECCANTINI

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