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Il sogno si è interrotto. Anzi, è diventato un incubo. La Fiorentina esce dalla fornace del Sanchez Pizjuan ustionata e con tre gol sul groppone. E senza nemmeno uno all’attivo. Insomma, il discorso qualificazione può considerarsi chiuso, nonostante manchino ancora 90′. Al ritorno servirà un miracolo. E non è detto che basti.
Peccato, perchè la Fiorentina aveva meritato di raggiungere questa semifinale, dopo le imprese contro Tottenham e Roma. Peccato perchè nel primo tempo la squadra di Montella aveva fallito 4 palle gol, una clamorosa da zero metri con Mati Fernandez, appena un minuto dopo il vantaggio andaluso. Ma rammaricarsi serve a poco. Anche perchè la Fiorentina e il suo tecnico dovranno riflettere su un secondo tempo al limite dell’imbarazzante che ha consegnato agli uomini di Emery il pass per Varsavia, o quasi. Davvero brutti quei secondi 45′. E probabilmente avranno delle conseguenze. Sul banco degli imputati salgono Gomez, mai in partita, un irriconoscibile Borja Valero, un disastroso Badelj, un frastornato Tomovic e lo stesso Montella. Alcune sue scelte sono sembrate inopportune. Su tutte una: quella di tenere fuori Pizarro, la mente di questa squadra, preferendogli Badelj. Davvero inconcepibile. Il tecnico viola tuttavia non ci sta a farsi processare. Almeno non ora. Glissa e parla di “passivo ingiusto” e dichiara di credere alla remuntada.
Come ha detto il ds Pradè, la speranza è l’ultima a morire. Ma sono rimasti in pochi a confidare nell’impresa. Gli ultimi giapponesi. Illusi, utopisti e anche un po’ masochisti. Ma forse hanno solo dimenticato in fretta gli olè di scherno del pubblico andaluso ad ogni tocco di palla dei propri beniamini in maglia bianca. Un’umiliazione pesante, soprattutto per quella squadra che ricopriva il ruolo di ambasciatrice del bel gioco in Italia e in Europa: senza mediani e con la fantasia al potere. E’ stata una bella avventura. In molti ricorderanno con affetto e simpatia il ciclo Montella. E l’abbraccio caloroso dei tifosi viola a Gonzalo e compagni al termine della gara suggella un legame forte e viscerale. Ma forse è il caso di guardare avanti. Oltre il match del ritorno, cioè alla prossima stagione. Questa poteva essere trionfale, ma la storia insegna che dalla gloria alla polvere il passo è sempre breve.
Mariano Messinese
Twitter:@MarianoWeltgeis

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