16 Maggio 2026
  • www.footballweb.it e’ una testata giornalistica
  • registrata presso il Tribunale di Napoli Nord –
  • Numero registrazione 22 cronologico 4288/2016.
  • Editore: Gianni Pagnozzi;
  • Direttore Responsabile: Michele Pisani

Savoia, De Rosa è l’oro oplontino. E i senatori non tradiscono

Views: 1

Il Savoia ricomincia da tre. Tanti quanti i gol che hanno steso la Neapolis. O come il numero di maglia di Antonio Guarro, passato, presente e futuro di questa squadra della quale è capitano indomito. O, più semplicemente, come i mesi che i tifosi oplontini hanno dovuto trascorrere (da febbraio a maggio) osservando gli altri giocare, magari vincere e trionfare, dopo la decisione di Arnaldo Todisco di lasciare Torre Annunziata senza calcio, sdoganando lo spostamento forzoso del club. Si ricomincia, e l’inizio è dolce. Una vittoria che sa di riscatto, che ha il sapore della libertà dopo un biennio crepuscolare che ha polverizzato sogni e pulsioni di una città che vive con e per il pallone, che ha presentato il conto dei troppi faccendieri che hanno macchiato, ma mai azzerato, questa storia. La rivalsa di questo Savoia sta negli occhi di Esposito dopo i due gol che ne hanno aperto brillantemente l’esordio in maglia biancoscudata, nella corsa impazzita di Guarro dopo il tris che ha messo in ghiaccio la sfida, nell’abbraccio finale tra giocatori e staff tecnico per un successo che oggi non significa nulla, ma che domani potrà significare tanto e che ha, comunque, un valore simbolico non indifferente. Peccato solo che i tifosi del Savoia siano stati ancora una volta penalizzati all’interno di un contesto che non li contiene, che prova a mortificarne quotidianamente passioni ed aspirazioni ma che non potrà mai demolirne il senso di appartenenza e la voglia di sostenere questi colori. In ogni circostanza, in ogni avversità. Al Kennedy si è giocato, infatti, a porte chiuse, in un’atmosfera dopolavoristica che ha confermato, qualora ce ne fosse il bisogno, che in queste categorie il Savoia è come un pescecane in un acquario. Ma tant’è. L’impegno con i giovanissimi partenopei di La Peccerella (ripescati in extremis in Eccellenza) poteva essere considerato agevole sulla carta, ma non era detto che il campo avrebbe rispettato questa previsione. Perché, specialmente in una gara di esordio, possono entrare in gioco tante variabili impazzite: alchimie tattiche da perfezionare, ansie da prestazione, responsabilità brucianti quando ti hanno ritagliato il ruolo della battistrada e sei chiamato a vincere quasi a comando. Tutti vogliono fare la partita della vita contro il Savoia e in fin dei conti fa parte anche del gioco. E’ stata brava la squadra di Fabiano a rendere facile una partita che poteva non esserlo. Anche quando lo scontrino delle occasioni fallite era salato e c’era il rischio di disunirsi. In questo senso, è stata una prova di grossa maturità. Il Savoia ha saputo aspettare, ha giocato con pazienza, si è retto sull’esperienza e sul carisma dei suoi uomini più qualitativi e alla fine ha colpito. A De Rosa è mancato solo il gol perché è stato il migliore in campo in assoluto. Uomo ovunque ed assist-man prezioso per i compagni, l’ex Cavese ha fatto praticamente quello che ha voluto, muovendosi su tutto il fronte d’attacco senza dare mai punti di riferimento agli avversari. L’intesa con Esposito, a tratti, è stata persino empatica, come una coppia che si ritrova la sera di San Valentino. Ma il Savoia ha beneficiato anche dell’entusiasmo e delle sgroppate a destra di Giuseppe Onda, sempre abile nell’ultimo passaggio. Cresce a vista d’occhio questo ragazzo del ’98 che aveva fatto il suo esordio lo scorso anno sotto la gestione di Teore Grimaldi, il primo a credere nelle sue potenzialità. E che, c’è da giurarci, è destinato a palcoscenici più prestigiosi, se gestito bene. Insomma, il Savoia il suo tesoretto ce l’ha in casa, anche in prospettiva di una cessione a qualche grande club. Si vedrà. Ma la sorpresa è arrivata anche dall’ottima performance di Sasà Sibilli, che in carriera aveva sempre agito da esterno d’attacco o, al massimo, trequartista. Fabiano gli ha ritagliato questo ruolo in una mediana a due che, a dirla tutta, l’ex Sorrento e Juve Stabia ha interpretato con qualità e precisione, al pari di Prevete. Poco o nulla da dire sulla linea difensiva (oltre che su Gallo), che ha trascorso un pomeriggio vacanziero. Bene gli esterni bassi e da rivedere Castellano, che ci ha messo indubbiamente l’anima ma che troppo spesso ha peccato di imprecisione negli ultimi 10 metri. Tuttavia, se il Savoia chiama, le dirette concorrenti (Afragolese, Portici, Procida e Casalnuovo) rispondono nell’anticipo del sabato. E l’Afragolese lo fa col medesimo risultato, in casa dell’Hermes Casagiove. Non c’è da stupirsi in un girone che presenta valori equilibrati, a differenza dell’altro raggruppamento che vedrà fino alla fine, salvo clamorose sorprese, una diarchia Sorrento-Ebolitana per la promozione diretta in D. Historia magistra vitae, diceva Cicerone: anche un anno fa il Savoia aveva ingranato la quarta, ad inizio campionato, per poi perdersi tra le macerie di un progetto mai partito. Guai, perciò, ad esaltarsi. Fa bene Fabiano a gettare acqua sul fuoco quando parla di sei squadre con uguali possibilità di primato. Lui sa quello che dice perché di campionati vinti se ne intende. Forse si può dire che il Savoia ha due benefit in più rispetto alle altre: un allenatore vincente e navigato che, come contribuì alla valorizzazione di Sandomenico ad Arzano, potrà farlo ugualmente con Onda. E un pubblico che non ha eguali in questa categoria. E scusate se è poco.

About Stefano Sica 913 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.