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Alla vigilia del match contro il Verona, la formula tattica giusta per sperare di ottenere un risultato positivo comprendeva la capacità di impedire agli scaligeri di giocare. Cercando allo stesso tempo di non arretrare mai dinanzi alla possibilità di creare problemi ad una squadra che, come tutte le formazioni di qualità, qualcosa sempre concede in fase passiva. In sostanza, la Salernitana avrebbe dovuto ripetere sul piano difensivo la prima ora di gioco disputata contro lo Spezia, attuando un pressing continuo e coordinato, con la squadra compatta nei suoi tre reparti e difficilmente perforabile. Missione da rispettare assolutamente, a maggior ragione contro una compagine che fa del palleggio e della capacità di incidere le sue armi migliori. La voglia di regalare al pubblico ed a se stessi una vittoria importante all’esordio casalingo, il caldo anomalo per una serata settembrina e le tensione per l’atmosfera bella, coinvolgente e responsabilizzante che si respirava sugli spalti, hanno però contratto eccessivamente i muscoli dei calciatori di casa, impedendo alla Salernitana, nel primo quarto di gioco, di mostrarsi solida ed affidabile proprio nella capacità di difendersi grazie al pressing coordinato e feroce palesato in Liguria la settimana precedente. Il Verona palleggia e la Salernitana arranca, con i dieci calciatori di movimento che faticano a muoversi nei tempi giusti. La rete di Ganz, dopo una giocata di Luppi sulla fascia sinistra che ha la meglio nell’uno contro uno ai danni di Mantovani, è l’inevitabile conseguenza di un inizio timoroso e disordinato. I granata subiscono e provano a reagire, sfondando sull’out sinistro con Vitale, che servito nei tempi giusti è bravo ad approfittare di qualche spazio di troppo concesso da un Verona preoccupato soprattutto di fare densità centrale nella propria trequarti. Il match però continua ad essere un tormento tattico per i granata, che con il loro scontato e caotico ‘3-5-2′ non riescono mai ad imbrigliare il palleggio ed il gioco senza palla di Bessa, Romulo e compagni. Luppi sfiora ancora il gol, con Terracciano che mostra ancora qualche incertezza in uscita. I calciatori di Sannino si muovono male: gli esterni salgono poco e quasi mai tempestivamente, i centrali difensivi non scalano sulle catene laterali né aggrediscono tra le linee attaccanti e mezzali ospiti, le punte partecipano solo a sprazzi alla fase difensiva. Inoltre la Salernitana palesa anche un’assenza di qualità quando è lei a condurre le danze. Ed è un peccato, perché il Verona, squadra per nulla aggressiva, che si difende facendo possesso palla o appostandosi scolasticamente nella propria metà campo, concede all’avversario la possibilità di manovrare e rendersi pericoloso. Quando la Salernitana riesce a sviluppare velocemente e nitidamente l’azione, varchi tra le maglie gialloblu sono facilmente reperibili e sfruttabili. Peccato che Donnarumma (intervento miracoloso e d’istinto di Nicolas) e Busellato (tiro fiacco dai sedici metri) denuncino assenza di fortuna e determinazione. Dopo circa venticinque minuti di dominio quasi assoluto degli uomini di Pecchia, la gara diventa finalmente più equilibrata. Con i granata che al minuto trentacinque riescono per la prima volta in gara ad aggredire nei tempi giusti l’avversario (Laverone-Mantovani) e a ripartire. Intanto Vitale continua ad essere un fattore sulla fascia di sinistra, da cui arrivano sempre invitanti traversoni che trovano però la scarsa reattività di Coda e Donnarumma. Il primo tempo termina con gli ospiti in vantaggio, ma la sensazione, diffusa, è che la partita sia tutt’altro che chiusa. Per incanalarla nel verso giusto, la Salernitana deve assolutamente limitare la proprietà di palleggio dei veneti e allo stesso tempo essere precisa e cattiva nel riproporsi in fase offensiva. L’inizio della ripresa non è incoraggiante, con la foga e la scarsa lucidità a tiranneggiare sulla mente ed i muscoli dei calciatori granata. Il centrocampo parte in pressing ma la retroguardia non accorcia sul reparto mediano: Bessa e Ganz vanno via nelle praterie ma non riescono a concretizzare. Però si tratta di un campanello d’allarme privo della continuità dei primi venticinque minuti di gara. La Salernitana, infatti, scrollatasi di dosso l’emozione del debutto davanti ad una cornice di pubblico importante, consapevole di aver ormai poco da perdere, comincia ad esibire maggiore personalità ed incisività nella sua capacità di portare pericoli alla porta difesa da Nicolas. Pecchia avverte il disagio dei suoi, provando a dare maggiore robustezza alla fase difensiva con l’ingresso di Zuculini al posto di Siligardi. Romulo diventa esterno alto a sinistra, con il compito di abbassarsi più spesso in fase di non possesso, mentre all’interno argentino spetta il compito di innalzare il tasso muscolare ed agonistico del centrocampo scaligero. La mossa non regala i frutti sperati, con l’ex bolognese apparso quasi apatico e Romulo depotenziato nella sua capacità di dare pochi punti di riferimento agli avversari. La Salernitana raccoglie immediatamente. Vitale s’invola sulla fascia sinistra e scodella un perfetto traversone per la testa di Coda, che sovrasta i difensori bresciani e piazza il pallone nell’angolo basso alla destra di Nicolas. Pecchia prova a rivitalizzare l’attacco con l’ingresso di Gomez al posto di Ganz. L’inerzia della gara è però cambiata. La Salernitana sembra nella condizione di poter ancora ottenere qualcosa di insperato da questo incontro. La squadra di Sannino, sospinta dall’entusiasmo del suo pubblico ed agevolata da un Verona parzialmente frastornato, potrebbe approfittarne. Ma gli atleti di casa, pur animati da grande generosità, non sempre sono lucidi e razionali nella costruzione delle loro opportunità offensive. E in qualche circostanza la foga (entrata in tackle fuori tempo di Schiavi) addirittura innesca qualche insidiosa ripartenza del Verona. Le due squadre non abbandonano l’idea di poter ottenere l’intera posta in palio, ma devono fare i conti con la stanchezza ed il nervosismo. Fattori che tolgono tanto in fase di finalizzazione, con i tiri imprecisi e fiacchi di Vitale e Romulo. Il Verona è stanco, lascia autentiche praterie in mediana (Zito) e sugli esterni (Laverone), però la Salernitana pecca di cinismo e precisione nella rifinitura. Il finale di gara è caratterizzato da un ricorso massiccio alle sostituzioni, anche se il loro impatto risulta quasi irrilevante sulle dinamiche tecnico-tattiche. Quando la partita volge ormai al termine, con le due squadre sballottate tra rimpianti e contenuta soddisfazione, una giocata superficiale in disimpegno di Tuia costringe Schiavi a commettere fallo al limite dell’area. Un’ultima, ghiotta opportunità per il Verona, ma la conclusione a giro di Valoti trova la provvidenziale coscia di un Vitale perfettamente piazzato a protezione del palo. La gara si conclude con le due squadre sostanzialmente soddisfatte per il risultato postivo. La Salernitana ha dimostrato di possedere ampi margini di miglioramento, che sicuramente non tarderanno a trasformarsi nelle prossime settimane in concreti passi in avanti. Anche perché non sempre si troverà ad affrontare sul prato verde una squadra tecnica ed ostica come quella veneta.

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