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Fallita l’opportunità di svoltare nelle due precedenti gare casalinghe contro Entella e Lanciano, dalle quali è riuscita a ricavare il misero bottino di un sol punto, la Salernitana proverà a ravvivare la sua anemica classifica contro l’ostico Bari di Camplone. Sulla carta, l’obiettivo da centrare appare decisamente più complicato ma nel calcio, soprattutto quando la stagione volge al termine e le motivazioni giocano un ruolo importante, tutto può accadere. Ed a questa consapevolezza si aggrappano società, squadra e tifoseria, per regalarsi una serena Pasqua ed una ripresa del torneo, a Novara, più fiduciosa e meno ansimante. Non sarà però semplice avere la meglio sul rivitalizzato Bari delle due ultime settimane, il quale sarà supportato anche da un nutritissimo seguito di sostenitori in virtù dell’ormai consolidato rapporto di amicizia con la tifoseria granata. Come tutte le gare che separano Moro e compagni dalla conclusione della stagione, anche quella contro i galletti biancorossi dovrà essere giocata trasferendo sul terreno di gioco volontà, determinazione, qualità tecnica e rigorosa presenza mentale. Applicazione che, a differenza di quanto accaduto in precedenza, starà attenta a non commettere l’errore di trasformarsi, con il trascorrere dei minuti, in una letale paura di non farcela ad ottenere quanto pianificato alla vigilia. La mente dei ragazzi di Menichini, infatti, dovrà sfruttare soprattutto la sua capacità di comprendere che ogni istante del match potrà essere quello giusto per mettere in discesa la contesa, lasciando però poco spazio alla frenesia e alla limitante paura di dover eseguire il lavoro in fretta. Impeto, attenzione, coraggio e consapevolezza dei propri mezzi tecnici, ma allo stesso tempo accantonamento della ‘mente distruttiva’, sin dalle prime fasi di gioco. La mente demolitrice, quella che inibisce i muscoli, smorza il fiato e confonde i pensieri, troverà posto soltanto nello stanzone degli spogliatoi, reclusa negli armadietti o nelle borse degli atleti insieme ad accappatoi ed oggetti personali. La mente che dovrà guidare i ragazzi di casa si concentrerà sulla conquista del metro di prato, sulla rimessa laterale in prossimità dell’area avversaria, sull’insignificante punizione laterale da cui potrà sempre svilupparsi l’episodio favorevole, sulla seconda palla conquistata che destabilizzerà assetti difensivi e sottrarrà vigore atletico al fronte opposto. La mente depauperatrice di risorse fisiche ed entusiasmo, quella che ascolta l’incedere delle lancette, il mugugno proveniente dagli spalti, il rimpianto per l’occasione da gol appena sciupata, resterà muta e inerte. Non farà danni, non dovrà fiaccare in anticipo temperamento e desiderio di dar tutto sul prato verde. Il braccino del tennista, come qualche appassionato di racchette sa benissimo, spesso compromette partite già vinte. E quanto accaduto nella gara interna contro l’Entella dovrà rappresentare un monito ben preciso. Dare tutto, supportati da raziocinio tattico, intensità atletica, saldezza d’animo e compattezza di squadra al cospetto delle eventuali difficoltà proposte dalla gara, ed ancora volontà ferrea di sfruttare ogni singolo secondo dei 54mila ancora disponibili, sarà il terreno su cui dovranno muoversi i calciatori granata da qui al termine del campionato. Nessuna tabella da stilare, nessun ultimatum recepito dall’esterno o generato da personali e autolesionistiche paure. Trenta punti son tanti (conquistabili ovunque e contro chiunque) ed ai granata dovrebbero bastarne meno di due terzi per assicurarsi un’altra stagione cadetta. Un po’ come la mente: due terzi di essa, quelli efficaci e costruttivi, da cui farsi trainare per incanalare positivamente il match e oltrepassare le difficoltà; il restante terzo, quello inutile che complica la vita e produce sconforto, da gettare senza esitazione in uno scompartimento cerebrale inaccessibile.

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