16 Maggio 2026
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Addio a Cruyff, leggenda del calcio mondiale

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La rivoluzione ha perso il suo profeta. Oggi si è spento il corpo di Johan Cruyff. Non il suo ricordo. Nè quello della mitica Orange Meccanica che stupì il calcio negli anni 70′. Che tempi: mai vissuti, ma sempre rimpianti. Era il decennio d’oro dell’Olanda che dettava legge a livello di club e di nazionale. Il mondo finalmente scopriva la terza via tra capitalismo e comunismo: era il calcio totale di Rinus Michels. La fantasia nell’ordine e viceversa. Nessuno escludeva l’altro. Entrambe al potere. A braccetto. Il rigore tattico del tecnico rappresentava l’ordine. Il tetris applicato al rettangolo di gioco. Ogni pezzo a incastro nel grande puzzle, se un terzino avanza c’è il mediano che copre la zona scoperta. L’undici in campo somiglia al moto del mare: inalterato ma inesorabile nel suo incedere verso le scogliere avversarie. E poi c’era l’altra componente: la fantasia. Era ovunque: nel look da “capelloni matti” di Neeskens, Krol e Van Hanegem, nei ritiri pre-gara aperti a mogli, fidanzate, amanti e amichette. Era lo spirito degli anni ’70, della rivoluzione sessuale contro il bigottismo sociale. 

IL PELE’ BIANCO- E poi c’era lui: Johan Cruyff, il più grande. L’unico, l’immenso. Il profeta del gol per la voce graffiata di Ciotti, il Pelè Bianco per la penna elegante di Gianni Brera. Possibile che quel ragazzino con i piedi piatti, più da papero che da sbirro, avesse fatto innamorare i principi del giornalismo sportivo? Sì, è possibile, perchè Cruyff  era la sapienza, l’imprevedibilità applicata al calcolo razionale. Sapeva sempre intuire un attimo prima dove sarebbe finito il pallone. Un genio così non lo potevi ingabbiare. Non potevi confinarlo in un angolino. Il calcio era il suo mondo. Il campo intero la sua patria. Ancora oggi gli addetti ai lavori non sanno dire cosa in quale ruolo giocasse Cruyff. Trequartista, falso nueve, centravanti di manovra? Nessuno dei tre. I geni non giocano. Emozionano.

SUCCESSI E AMAREZZE- Con l’Ajax vinse tutto: 3 coppe dei Campioni, una Supercoppa Europea, una Coppa Intercontinentale e otto campionati olandesi. Con il Barcellona una Liga e una Coppa di Spagna. Conquistò 3 volte il pallone d’oro.  Eppure nella carriera di Cruyff non ci sono state solo gioie. Con la Nazionale ha subito le più grandi delusioni. Incredibile, ma quella squadra eccezionale non ha vinto niente. Nè un mondiale, nè un europeo. Anche se ci andò vicinissima. Nel ’74 schiantò il Brasile, campione uscente ma perse all’Olympiastadion di Monaco contro la Germania Ovest. Nel ’78 si arrese, senza il profeta, al Monumental contro l’Argentina. Com’è possibile che la storia non sia stata così tenera con chi ha innovato il calcio? Direbbe Hannah Arendt che le rivoluzioni muoiono quando diventano simili a ciò che combattono. Vero, oppure trovano un ostacolo più forte: il pragmatismo teutonico e la dittatura militare argentina. 

Nessuno sa cosa ci sia dopo la morte, ma sarebbe bello immaginare Cruyff e Michels che a tavolino studiano la rivincita  della finale dei mondiali ‘ 74 contro Helmut Schön. Comunque vada, ti sia lieve la terra, Johan, anzi le sia lieve, perchè a Crujff si da sempre del Lei.

 

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis

  

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Vintage nell'anima e nel corpo, look anni '70, letterato, amante del calcio, di Battisti-Panella e di Nietzsche. Perchè vi dico questo? Perchè chi sa solo di calcio non sa niente di calcio.

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