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Un sorriso. Anche sotto sforzo, anche con pendenze impossibili. Michele Scarponi non l’ha mai negato a nessuno. Una vita da capitano, un gregario di lusso, uno scalatore eccellente. Sui social scatenava ilarità a iosa, in sella alle sue due ruote, col fido pappagallo in allenamento. Apprezzato dal gruppo per la sua simpatia, per la genuinità, il ciclista jesino ha smesso di pedalare durante un allenamento. L’aquila di Filottrano, il suo soprannome, ha smesso di volare, preda di un tragico incidente.

PROFESSIONISTA INDOMABILE
Era uno di quei professionisti cresciuti a pane e sacrificio. Il francese Jean de Gribaldy diceva: “Il ciclismo non è un gioco. E’ uno sport duro, terribile, spietato che esige dei grossi sacrifici. Si gioca a calcio, a tennis, a hockey, ma non si gioca a ciclismo”. Ecco, Scarponi incarnava questa definizione nel migliore dei modi. Sacrifici e lavoro duro. Se n’è andato durante un allenamento, in una metafora sportiva amara, mentre dava fiato alle gambe. Stava preparando l’ennesima partecipazione ad un Giro d’Italia, nella 100esima edizione della storia della corsa rosa. L’infortunio di Fabio Aru aveva portato il direttore sportivo Alexandre Vinokourov ad insignirlo del ruolo di capitano della sua squadra, la kazaka Astana. Sarebbe stata la freccia di spicco, sulle strade che conosceva meglio.

GREGARIO PREZIOSO
Professionista dal 2002, sposato e con due figli gemelli, capitano di molte delle squadre in cui ha corso e, adesso, a 37 anni era diventato gregario di colleghi talentuosi e giovani. Ha accompagnato Vincenzo Nibali alla conquista del Tour de France 2014, ma soprattutto del Giro d’Italia 2016, con una prova di fedeltà e fatica. Resterà, nell’immaginario collettivo, la sua immagine ferma sul ciglio della strada, sotto il Colle dell’Agnello, mentre attendeva Nibali per scortarlo alla vittoria. Il ritmo forsennato che sapeva imporre, le sue smorfie impagabili, l’allegria che emanava resteranno nel cuore di tutti gli amanti del ciclismo.

MAGLIA ROSA
Così come resterà la vittoria del giro del 2011, mai festeggiata, perchè arrivata solo a tavolino, a causa della squalifica dello spagnolo Contador per doping. Una vittoria meritata che Scarponi non ha mai voluto fare pienamente sua, con grande sportività. Una vittoria meritata racchiusa in alcuni fotogrammi dell’allora capitano della Lampre, sull’Etna. Contador continuava a mulinare le gambe (poi scoperte truccate), Scarponi arrancava a ruota. La fatica lo consumava a poco a poco, ma lo scalatore italiano non riusciva a mollare quella bici davanti a sè, sacrificando ogni lumicino di riserva disponibile.

L’ULTIMA VITTORIA
Non si arrendeva mai. Non si arrese nemmeno nel 2007, quando subì la squalifica che lo fermò per 18 mesi. Era finito anche lui nel vortice dell’Operacìon Puèrto, col famigerato dottor Eufemiano Fuentes, nel periodo in cui lo scalatore militava nella Liberty Seguros-Würth di Manolo Saiz. Diciotto mesi lontano dalle due ruote, che non fermarono la sua ascesa all’Olimpo della carriera. Nel suo palmares anche un Giro del Trentino, una Vuelta della Catalunya, la classifica generale e una tappa della Tirreno-Adriatico e due tappe del Giro d’Italia del 2009. Arrivò quarto a tre diversi giri d’Italia. Pochi giorni fa Scarponi aveva vinto la prima gara con la casacca Astana: al Tour of the Alps. Lui, però, preferiva chiamarlo Giro del Trentino. “Troppo difficile il nuovo nome”. Troppo difficile dirgli addio.
Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata

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