Views: 1
Un giorno atteso sei mesi. Lunghi, tormentati, dolorosi. Da quando, cioè, Arlando Todisco decise di rastrellare armi e bagagli e lasciare improvvisamente Torre Annunziata. Era il periodo delle contestazioni, degli allenamenti sotto scorta dei carabinieri, di una luna di miele con la città finita tra risultati altalenanti, promesse mancate e ribaltoni tecnici quasi quotidiani. Il rientro a Cercola sancì la fine del Savoia. Che di Savoia, a dir il vero, non manteneva nulla se non il nome. Qualche giocatore rimase, altri preferirono abbandonare per rispetto verso i tifosi. Persino il colore delle maglie fu cambiato. “Una pagliacciata quelle maglie rossoblù”, ebbe a dire il dg Felicio Ferraro. Lui che lo scudo lo ha sempre considerato una ragione di vita. Fatto sta che Todisco approfittò di quelle turbolenze per attuare un piano in mente da sempre: gettare la spugna e abbandonare il progetto. Sempre che di progetto si potesse parlare. E le contestazioni del tifo oplontino si rivelarono più che altro un pretesto teso ad alimentare proprio questa exit strategy. Da allora Torre Annunziata non ha avuto più una squadra di calcio. Si è tentato di acquisire il titolo della Us Scafatese di Andrea Vaiano, si sono fatte avanti cordate di vario tipo, sono stati sensibilizzati persino l’ex patron Lazzaro Luce e il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis (entrambi hanno fatto cadere elegantemente la proposta). Insomma si è fatto di tutto per far rinascere il Savoia. Col titolo attuale (che pure ad un certo punto sembrava potesse prendere la direzione di Vico Equense o Pozzuoli), o un altro. Senza risultati effettivi, coi mesi che passavano e l’ansia che divorava una città intera. Moriva nel frattempo anche il presidente storico Luigi Farinelli. Mannaie su mannaie su questa storia ultracentenaria. Dietro le quinte, però, c’era sempre lui: Antonio Immobile, il papà di Ciro. E se oggi il Savoia è tornato a nuova vita, impossibile non attribuirgli i meriti principali. E’ lui che ha provato a mobilitare mezzo mondo, dentro e fuori Torre Annunziata, per garantire il risorgimento dei Bianchi. E’ lui che ha intrecciato fili e relazioni cercando sempre le soluzioni migliori per il Savoia. Un lavoro instancabile, faticoso. Ma che ha finalmente ha prodotto i risultati sperati. E proprio ad Immobile toccherà un ruolo di prestigio nel club. Doveroso, meritato. Si vedrà quale. Al timone del club ci saranno Antonio Ferrieri (re delle sgogliatelle partenopee) e Ciro Altea. Dubbi in verità sul primo, sicuramente ci sarà il secondo. Che sia da solo o in compagnia, l’imprenditore nativo di Marigliano si dice pronto a fronteggiare ogni difficoltà. L’obiettivo annunciato senza tanti giri di parole è quello della D immediata. E, secondo voci insistenti raccolte dalla nostra redazione, il club avrebbe espresso la volontà di partecipare al girone B dell’Eccellenza, decidendo così di entrare in diretta competizione col Fc Sorrento. Non una buona notizia per i rossoneri, chiamati ugualmente a non fare prigionieri. Andasse davvero così, non mancheranno scintille e colpi di scena in questo raggruppamento. Le chiavi del mercato saranno affidate a Felicio Ferraro, una colonna storica del Savoia. E in panchina non si potrà non ripartire da un vincente, quel Franco Fabiano che ha vinto campionati ad Arzano e Nola oltre ad una Coppa Italia di D a Torre del Greco. Impossibile trovare profilo migliore anche se, va detto, per competenza e passione (il suo amore per Torre trapasserà anche la vita terrena) anche Sasà Ambrosino avrebbe scaldato cuori e animi. La giovanissima collega (e amica) Annalisa de Martino, giornalista sorrentina di Sport in Penisola, potrebbe ricoprire l’incarico di addetto stampa. La proposta è in corso, da vedere solo se il matrimonio sarà celebrato. E anche questo, eventualmente, sarebbe un piccolo colpo.

Lascia un commento