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Servizio di Angelo Bosio @riproduzione riservata
Altro che big match della giornata. Inter-Roma è sembrata una noiosa partita tra due squadre di metà classifica. I neroazzurri di Roberto Mancini hanno un credito illimitato con la fortuna: vincono uno a zero, con massimo due tiri in porta. Beati loro. A parte questo, il prestigioso stadio Meazza ha offerto uno spettacolo decisamente mediocre. Il problema della Roma è sempre lo stesso, da inizio campionato: il gioco di squadra, il collettivo. Lo ha ammesso con serenità un grande ex della squadra giallorossa. Stiamo parlando del “principe”, Giuseppe Giannini. Mica uno qualunque. Meno male che Edin Dzeko è in prestito con diritto, e non con obbligo, di riscatto. A modesto parere di questo piccolo spazio, rimandare il pacco a Manchester significherebbe risparmiare venti milioni di euro e preservare il fegato. Il bosniaco è imbarazzante. Sempre lento, macchinoso nei movimenti. Dunque puntualmente anticipato dai centrali neroazzurri, Miranda e Murillo, forse i migliori acquisti per la società di Thoir. Gli capitano però due buone occasioni, la prima di testa, che dovrebbe essere la sua specialità, la seconda in mischia. Le fallisce entrambe. Inguardabile. I suoi compagni di reparto non fanno molto meglio, ma la responsabilità è sempre dei mancati automatismi. I dribbling di Salah e le accelerazioni di Gervinho devono essere frutto e conseguenza di azioni manovrate, che esaltino le caratteristiche di questi calciatori. Non possono essere le iniziative estemporanee a creare pericolosità in avanti. A centrocampo, Pjanić e Naingollan, dopo un buon inizio, favorito anche dal fatto che, dall’altro lato, i mediani dell’Inter non erano aggressivi e compatti, si spengono alla distanza. Salvate il soldato Florenzi. Il tuttofare giallorosso sta accusando un evidente calo di condizione. Un po’ di riposo gli farebbe bene. In difesa, siamo ancora costretti a ribadire lo stesso concetto. Solo Kostas Manolas si guadagna la piena sufficienza. Gli altri non trasmettono affidabilità, a cominciare da Rudiger. Il centrale di colore, ogni volta che deve gestire la palla, ha evidenti limiti di controllo della sfera e di visione di gioco. Maicon è troppo avanti con l’età. Digne ha un discreto piede, ma ieri ha sbagliato troppi traversoni. La Roma di Garcia, insomma, va avanti così, tra un calcio di punizione del centrocampista bosniaco e un’intuizione di uno con i piedi decenti. Per puntare allo Scudetto e superare il girone di Champions League, ci vuole ben altro. Serve fare mercato, ma in maniera intelligente. Sanabria, per esempio, è stato mandato in Spagna a fare legna e esperienza. Da alcune fonti di stampa, sembrerebbe che il Barcellona abbia messo gli occhi su di lui. Perché non riportarlo a Roma, a giugno, e concedergli una maglia da titolare? Per fare meglio di Dzeko, al momento, basta correre. Un intervento più sostanzioso, invece, da effettuare già a gennaio, riguarda la difesa. Speriamo che il presidente Pallotta ascolti questo accorato appello.

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