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Si fa un gran parlare dei fischi a Higuain al suo ingresso in campo, se siano stati giusti o ingenerosi, ma si è persa l’essenza della questione. A parte il fatto che a fischiare il Pipita è stata una minoranza, e poi stiamo parlando di un attaccante di 40 milioni che percepisce un ingaggio faraonico, perché non lo si dovrebbe contestare data l’altissima percentuale di responsabilità sul mancato approdo in finale di Europa League? Comunque, perdendosi nei dettagli, si rischia di non centrare il punto: questo Napoli è in uno stato imbarazzante, quasi comatoso. Contro il Cesena, la squadra ha vinto ma è come se avesse perso, anzi, peggio di una disfatta. Dopo la vergognosa prestazione di Parma e la crisi di nervi a fine partita, sono successe cose peggiori, ma al Tardini si poteva pure capire visto che ci si stava preparando per affrontare nel migliore dei modi la trasferta di Kiev. Sì, perché la squadra era pronta a scendere in campo rabbiosa, famelica e agguerrita in terra ucraina, però, c’è un piccolo problema: che non ci è riuscita. Pazienza. Che volete che sia steccare un appuntamento atteso 26 anni avendo avuto la fortuna di incontrare un’avversaria decisamente inferiore? Nel periodo in cui il Napoli ha annichilito il Wolfsburg e avversarie come Fiorentina, Cagliari e Sampdoria in campionato, da molti si era levato il grido entusiastico inneggiante ad una squadra capace di battere chiunque. Si pensava che, finalmente, si fosse trovato il giusto equilibrio (dopo un anno e mezzo, ma meglio tardi che mai), che l’entusiasmo potesse trascinare gli azzurri a grandi imprese, invece, già il tracollo di Empoli ha portato tutti con i piedi per terra. Con buona pace dell’equilibrio, che nei due anni beniteziani non c’è mai stato. Dopo due o tre partite ad altissimo livello, è sempre seguito un periodo in cui tutto veniva vanificato. Con buona pace anche della continuità. Contro il Cesena, poi, è successo dell’incredibile: un’altra squadra retrocessa è riuscita a segnare due gol al Napoli, dopo il Parma, senza pensare che il Cagliari ha realizzato addirittura un tris contro l’allegra, forse perennemente ubriaca, retroguardia partenopea. Sette gol subiti in tre incontri contro le tre compagini già condannate alla cadetteria, ma del resto stiamo parlando di una squadra che di reti ne ha subite quarantasette, la peggiore delle prime nove e anche di altre di medio-bassa classifica. Ci sono tutte le condizioni per ritenere fallimentare quest’annata, al di là di cosa succederà nelle ultime due giornate di campionato. La cosa sicura è che se il Napoli dovesse clamorosamente appropriarsi del podio, sarebbe un traguardo decisamente immeritato anche alla luce delle tante occasioni avute e non sfruttate. Si può dire: ma questa squadra ci ha abituato a tutto, dopo aver faticato per piegare una retrocessa può sfoderare grandi prestazioni contro Juventus e Lazio. Ed è proprio questo il problema: questo Napoli si trasforma da un momento all’altro, diciamo che è una squadra imprevedibile, anche divertente, a tratti zemaniana, ma di conseguenza incapace di andare lontano, di perseguire un obiettivo perché ha nella sua natura il concetto di vivere alla giornata.


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