13 Giugno 2024
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Il 2018 del Napoli

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

E’ stato un 2018 pazzo per il Napoli, e anche un po’ sfortunato. Avrebbe potuto essere un anno memorabile entrando nella storia come quello del terzo scudetto, c’è stata soprattutto una data in cui il tricolore è stato più vicino che mai, lo si sfiorava, lo si accarezzava, ma è stato un sogno durato solo sette giorni. Era il 22 aprile 2018, il Napoli era andato a giocare all’Allianz Stadium contro la capolista Juventus, i punti di svantaggio erano quattro, ma la città intera credeva nel ribaltone. Il pullman della squadra, prima che raggiungesse l’aeroporto con destinazione Torino, era stato travolto dalla folla, poteva finire come sempre negli ultimi anni, con una sconfitta, o con un pareggio che avrebbe cambiato poco le cose, mentre l’impresa avrebbe riaperto tutto. Ridurre il gap di un punto, a quattro giornate dalla fine con la Juve ancora attesa dalle trasferte in casa di Inter e Roma, non sarebbe stato garanzia di scudetto ma quasi.

Sul rettangolo di gioco dello Stadium, il Napoli giocava con disinvoltura e autorevolezza, i bianconeri non vedevano mai la palla ma, facendosi forti della loro caratteristica principale, mantenevano la porta inviolata fino al 90′. In campo c’era una sola squadra, quella azzurra, che avrebbe meritato la vittoria ma ormai mancava solo il recupero da giocare quando, da un calcio d’angolo battuto da Callejon, Koulibaly prendeva l’ascensore e gelava un intero stadio. Tra tutti i napoletani c’era una gioia mista all’incredulità, ci si chiedeva se fosse successo davvero, ci si voleva accertare in qualche modo che non fosse tutto uno splendido sogno. Ormai tutte le tv, tutti i quotidiani, tutti i rotocalchi sportivi erano concordi su un fatto: il Napoli era ad un passo dallo scalzare Madama, si stava materializzando il terzo scudetto.

Poi la settimana successiva, tutti i sogni andarono in frantumi: il sabato sera, la Juve ribaltò negli ultimi minuti la partita contro l’Inter, che vinceva nonostante l’inferiorità numerica, la parità poteva essere ripristinata se solo l’arbitro avesse applicato il regolamento anche per la Juve. In tutto questo, il Napoli avrebbe dovuto pensare a se stesso e sbancare Firenze il giorno dopo, invece, fu un pomeriggio nefasto, con i viola che si imposero con la tripletta di Simeone. “A Firenze abbiamo perso in albergo”, la frase di Sarri che viene ancora rispolverata per ricordare la fragilità mentale del Napoli dopo i fatti, o i misfatti, di San Siro. Il 2018 è stato l’anno dei 91 punti in campionato, un bottino con il quale gli scudetti si stravincono, ma la Juve ne ha totalizzati quattro in più aggiudicandosi il settimo tricolore consecutivo. Nonostante l’amarezza per lo scudetto sfiorato e sfumato, all’ultima giornata al San Paolo contro il Crotone, l’intero stadio ha tributato applausi scroscianti all’indirizzo di mister Sarri sperando nella sua permanenza ma, già nelle dichiarazioni post-gara, si era capito che il Comandante – come ribattezzato dai napoletani – sarebbe andato via.

Per la sua successione, la società, sorprendendo un po’ tutti, ha messo sotto contratto un tecnico di grande carisma e blasone come Carlo Ancelotti. Si era ventilata questa possibilità ma in pochi credevano che il Napoli potesse davvero assicurarsi un allenatore che aveva vinto sulle panchine di Milan, Chelsea, Psg, Real Madrid e Bayern Monaco, sua ultima esperienza. La campagna acquisti estiva è stata quella della cessione di Jorginho, che ha seguito Sarri al Chelsea, dell’acquisto di Fabian Ruiz dal Betis, il maggior investimento, della telenovela Cavani, che ha fatto capire a che livelli bassi può arrivare un certo tipo di giornalismo. In questo 2018 ancelottiano, si sono viste ottime cose, altre un po’ meno.

Il Napoli, contrariamente ai pronostici di alcuni giornali, si sta confermando la seconda forza del campionato, alle spalle di una Juventus diventata irraggiungibile con l’ingaggio di Cristiano Ronaldo, un acquisto effettuato per fare il vuoto in Italia e provare a vincere la tanto agognata Champions. Proprio nella competizione europea più prestigiosa, il Napoli è stato sfortunato ritrovandosi in un girone di ferro con Psg e Liverpool, due candidate al titolo, e senza gli ottavi in tasca nonostante la sola sconfitta di Anfield all’ultima giornata e tante prestazioni sontuose. Ciò che si spera da questo 2019 è di arrivare fino in fondo in Europa League, aggiudicarsi questa competizione, renderebbe trionfale la stagione, darebbe un senso alla cocente eliminazione dalla Champions e arricchirebbe la bacheca di un club che, in tutta la sua storia, ha vinto solo un trofeo europeo, la Coppa Uefa – attuale Europa League – del 1989. Giusto trent’anni fa.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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