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Gli ex del calcio: Pietro Maiellaro, lo Zar venuto dalla Puglia

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Michele Pisani - Direttore -

Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata

Altro giro, altra corsa. Venghino siori e siori. Per la gioia dei nostri lettori, per l’orgoglio di una intera provincia. L’amarcord non è solo un tuffo nel passato ma è un augurio, sincero, per le gesta future. Ci hanno segnalato, lo stesso magnifico DiRettore, di un tentativo, maldestro, di emularci. Caro Marco, sai quanti ti stimi, sei bravo, sei il mio DiRettore, lascia a me questa incombenza. Io ti rispondo come il grande Commendatore….”Marco ma a ro vo i cu st’amarcord…”. L’Avellino è in B e lotta per un posto nei play off. C’è chi dice e spera che i Lupi vincano il campionato, e chi, invece, pensa che la salvezza sia l’obiettivo da raggiungere. Ognuno con la sua idea ma quando si perde bisogna ammettere di aver commesso un errore e non cercare, sempre, un alibi. Le sconfitte aiutano a maturare ed a cercare di non ripetere gli stessi errori. I tifosi seguono con passione e sacrificio la squadra e mai si sognerebbero di voler vincere sempre e comunque. Questa settimana ci ritroviamo con l’ennesimo ex, un ‘face to face’ che ci riporta agli anni che furono, quelli dell’indimenticato decennio in massima serie. Pietro Gerardo Maiellaro ha giocato solo sei gare con l’Avellino eppure nessuno lo dimenticherà mai. Estroso, caparbio e orgoglioso. Da uomo del Sud ha giocato a massimi livelli, purtroppo, lontano dal suo Partenio. “E’ di certo il mio cruccio. Dopo tanti anni posso permettermi di dire che qualcosa l’ho fatta pure io. A cinquant’anni si è maturi ed io so bene che ho dato tanto ma mi rimane il rammarico di non aver potuto giocare di più con la maglia biancoverde”. Pietro Gerardo Maiellano è nato a Candela in provincia di Foggia, classe 1963, un metro e settantacinque per altrettanti chilogrammi. Centrocampista dai piedi vellutati è stato l’dolo dei tifosi del Bari e del Taranto. Ha giocato anche con Palermo, Fiorentina e Venezia. Chiuse la carriera con il Benevento a trentaquattro anni.
Risultati immagini per beniamino vignolaAd Avellino giunse giovanissimo, fu scelto da Sibilia in persona. “Ricordo che giocavo nella squadra del Lucera in serie D. Facemmo un amichevole con L’Avellino e mi scelsero per fare un provino con i biancoverdi. Arrivammo al Partenio e ricordo che la gara non cominciava, eravamo da quaranta minuti sul campo. Appena arrivò Sibilia si iniziò. Venti minuti in campo ed il Commendatore mi fece chiamare. Ricordo che disse: “A chi aspettate a fargli il contratto ? Voleve farvelo soffiare sotto il naso ?”. Un grande Sibilia, come pochi. Mi voleva un gra bene. Quando andvamo in sede per prenderci i biglietti per la gara della prima squadra, lui mi vedeva attraverso il vetro e mi chiamava. “Tras, trasm omm vient a piglià e bigliett”. Una frugale apparizione con Veneranda, esordio con colpo di scena. “E chi se lo scorda. Mi fece entrare contro il Catania. Entrai e calciai pure in porta ma poco dopo mi fece sostituire. Rimasi di stucco, non potevo crederci”. Cosa ti disse, quale motivazione addusse ? “Lui parlava ma io non ricordo, ero cosi nervoso che non lo ascoltavo. Tanta era la mia delusione. La felicità per aver esordito in massima serie si dissolse dopo pochi minuti”. Torniamo ancora indietro alla storica partita tra rincalzi e titolari. “Un momento che non dimenticherò mai. Partii da centrocampo, saltati tre o quattro avversari. Un tunnel anche a Di Somma che mi rincorse per tutto il campo. Arrivai sotto porta e segnai. Un lungo applauso dalla curva, erano circa tremila a guardare l’allenamento”. Si ricorda cosa disse ? “Certo. Sempre verso la curva intonai: ” Ma dove volete andare, io non posso giocare in mezzo a voi”. di Somma mi voleva ammazzare. Salvatore era come un fratello maggiore, mi stimava, conosceva le mie qualità”. Noi ci crediamo ma chiamiamo anche Di Somma che ci conferma, esattamente quello che dice Maiellaro aggiungendo. “Pietro era un estroso, un giocatore dalle qualità immense. Poteva fare molto di più ad Avellino”. E’ vero che lei si innervosiva quando la saltava negli allenamenti ? “Confermo. Una volta lo lanciai contro i tabelloni pubblicitari. Era un peperino, non riuscivi a fermarlo. Però lo portavo sempre con me ed in trasferta dormiva nella mai stanza. Ripeto, un giocatore dalle grandi potenzialità e lo ha dimostrato, purtroppo, lontano da Avellino”. Eppure se nella prima squadra non ha avuto possibilità di mettersi in mostra, nella primavera ha fatto il belle d il cattivo tempo. “In effetti abbiamo vinto tutto o quasi. terzi nel torneo di Viareggio, conquistato la coppa Italia battendo in finale il Bari e perso lo scudetto contro il Cesena. C’erano campioni in quella squadra da Nando De Napoli a Carmine Amato a Giggi Marulla sino a Di Bari. Un vero talento che ci ha lasciati presto. Ricordo che l’Avellino lo pagò cento milioni, una cifra record per la seconda squadra. L’allenatore era Caramanno, una esperienza indimenticabile”. Cosa deve a Lei l’Avellino e viceversa. “Sono io che debbo tutto all’Avellino. Ho esordito in prima squadra, in massima serie. SImagini pentru pietro maiellaro avellinoe ho avuto una carriera di rispetto tutto è per merito di chi mi volle in Irpinia”. Insomma una esperienza positiva ? “Senza dubbio. Il pubblico di Avellino ha una forza incredibile, sono stato bene e serbo splendidi ricordi. Spero di tornare presto”. Ricorda qualche giocatore della prima squadra ? “Certo. Da Paradisi a Rossi, Di Somma e Venturin, il grande Tagliaferri ed Angelo Colombo Una esperienza che mi ha formato per il futuro”. Vuole aggiungere qualcosa ? “Si. Seguo l’Avellino con piacere e Domenica hanno giocato a Bari. Non c’è feeling tra le due tifoserie e questo mi dispiace. Io ho giocato a Bari e li mi vogliono bene. Il calcio è questo e bisogna accettarlo ma mi farebbe piacere se fosse l’inverso”. Siamo in chiusura. “Ne approfitto per fare un caloroso saluto ai tifosi avellinesi, spero di tornare presto per una rimpatriata. Un pensiero affettuoso per il Commendatore che stimo tanto e che al suo compleanno mando sempre gli auguri”. Anche Maiellaro è dei nostri, ennesimo contatto per l’amarcord che non conosce ostacoli. Uno alla volta li troveremo tutti. Non è una minaccia ma una promessa. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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