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Gli ex del calcio: Fabio Brini

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Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata

Siamo seri, una volta tanto e certe cose diciamocele. Se c’è una sola qualità  che ci contraddistingue quella e senza dubbio alcuno è la modestia. Non siamo i più bravi ma forse, solo, più lungimiranti. Abbiamo visto bene, dovrete, vostro  malgrado, darcene atto. L’amarcord è il nostro pane. Cercate altrove le vostre  fortune. A buon intenditor poche parole. Altro giro, altra corsa? Certo. Siamo  qui per questo. I ricordi, riaffiorano, con rinnovata fiducia. L’Avellino,  questo Avellino, può riportare il sorriso a tutti coloro che lo smarrirono in  una domenica di Maggio del lontano 1988. Teatro, infausto, dell’inizio della  decadenza sportiva di una città che visse anni di puro godimento, il San Siro  ora Meazza di Milano. Siamo scaramantici, come ogni uomo del sud, non diciamo niente ma speriamo, come tutti voi, in un felice ritorno in ‘Paradiso’.  Risultati immagini per fabio brini avellinoAppuntamento rispettato, anche questa volta. Il nostro ‘aguzzino’ ci  perseguita. Pretende il nostro appoggio, non ci da pace. Ci implora, ci spiega  che Ultrà senza il nostro Amarcord è una pietanza senza sale. Mente e lo  sappiamo ma ci piace credere che sia cosi. Ce ne fosse gente come il nostro  Magnifico DiRettore. Leale ed opportunista, merce rara, visto gli ultimi quanto  infausti incontri, anche ad Avellino. “Tutto è parimenti vano nella vita umana,  le gioie come i dolori. Ma è meglio che la bolla di sapone sia dorata o azzurra  anziché nera o grigia.”. Siamo d’accordo con Nicolas de Chamfort anche se noi la bolla la preferiamo di colore verde. Bando alle chiacchiere e sotto con  l’argomento che conta. Il nostro interlocutore è Fabio Brini. Classe 1957, una  vita a difendere i pali della propria porta. Come gran parte dei suoi colleghi  è un allenatore, anche bravo ad essere sinceri. Due anni con i Lupi, quelli  dopo la dolorosa retrocessione dalla massima serie. “Venni ad Avellino per mia scelta. Mi infortunai ad Udine e restai fermo sei mesi. Al mio ritorno eravamo tre portieri. Chiesi al Presidente Pozzo di trovare una soluzione, avevo ancora voglia di giocare e non intendevo restare in panchina. Volevo rimettermi in discussione, era giusto che ci provassi. Sonetti che era stato il mio allenatore con i bianconeri mi telefonò e mi chiese di venire in Irpinia. C’era un programma per valorizzare i giovani ed io avrei dovuto dare una mano a far crescere Pino Taglialatela. In effetti per me è stata una grossa soddisfazione perché ho contribuito a far diventare grande portiere Pino che resta un mio amico anche dopo tanto tempo. Accettai volentieri. Conoscevo la società ed i suoi tifosi. Sapevo che sarebbe stata la scelta giusta, un ambiente per uomini veri.” parliamo di una cosa che in tanti erano a conoscenza, giocatori dell’Avellino ma anche avversari, ossia la legge de Partenio. “Valeva e molto di più quando la squadra giocava in massima serie. Giocare in quello stadio era difficile per tutti ed io lo sapevo bene quando ci venni con l’Udinese. Il pubblico faceva la differenza ed ad Avellino i tifosi sono sempre stati sempre  eccezionali”. Come andò il primo anno? “Partimmo bene, si pensò di poter  lottare per la vittoria del campionato e riportare l’Avellino in serie A ma non  andò tutto per il verso giusto e strada facendo le cose peggiorarono e ci fu  anche l’esonero dell’allenatore. Fu chiamato al suo posto il compianto Adriano  Lombardi”. Qualche giocatore dell’Avellino passò poi proprio nell’Udinese  quando c’era lei, se li ricorda? “Certo. Cesare Cattaneo, Federico Rossi,  Angelo Colombo, Giampietro Tagliaferri, Andrea Carnevale, Barbadillo ed  Antonino Criscimanni. Sfide interessanti con i Lupi come il 2-6, il 5-4 ed un 4- 1 sotto la neve. Altro calcio, altri tempi ma soprattutto altri uomini”.  Il  momento peggiore ad Avellino? “Io sono un caso a parte, almeno in quegli anni. Non ho avuto momenti di difficoltà, io sono stato benissimo. Vivevo ad  Avellino, con moglie e figli che andava a scuola proprio nel capoluogo irpino. 
Non sono mai ‘scappato’ nei momenti difficili e sono sempre restato in città  assieme ai miei tanti amici e vicini di casa. Il Lunedì, giorno libero per noi  calciatori, lo trascorrevo in città, ripeto io mi sono trovato benissimo”. Ci  fa piacere, quello, invece, che più ricorda con affetto? “A dire la verità se  giochi in una città del nord e esci per strada non ti calcola nessuno. Al sud è  diverso, tutti ti salutano. Onestamente io preferisco il sud, li trovi gli  stimoli giusti. In previsione di una partita non c’è bisogno di caricare i  propri compagni perché ci pensa l’ambiente che ti circonda. Per rispondere alla domanda dico solo che nel secondo anno si fece male Carmine Amato, un altro giovane interessante. Gli subentrai e riuscimmo a centrare le salvezza. Furono partite importanti ed io diedi il mio contributo. Mi sentii importante agli  occhi dei tifosi e questo mi fece enormemente piacere. Ricordo che il  presidente Marino ci portò anche da Padre Pio”. Proviamo un po’ a scherzare.  Avellino è una città del nord o del sud ? “Bella domanda. Per il clima è di sicuro del Nord, per il tifo è una città del sud che vive di calcio e vuole  tornare a vestire i panni, giustamente, di primo attore”. Lei fa l’allenatore,  se un giorno dovessero ricevere una chiamata dall’Irpinia? “E’ chiaro che  se mi chiamasse la società verrei di corsa. Avellino è una piazza importante,  tra le migliori”. Vediamo adesso una cosa importante. Ama di più l’albero è il  Presepe? “Faccio l’albero ma amo di più il Presepe. Ha più un valore cristiano”. Caro Fabio Lei è un uomo del sud. Riusciamo farlo sorridere. Brini  è una brava persona, disponibile ma anche molto preciso nelle cose e non cerca di compiacerti. Mai. Fabio Brini ha giocato assieme a tanti campioni degli anni ottanta. Se non lo ricordate ve lo diciamo noi. Brini ha giocato con Edinho,  Zico, Collovati, Causio, Graziani, Tagliaferri, Colombo, De Agostini, Mauro,  Virdis e via discorrendo. tanti anni in massima serie ma una esperienza  indimenticabile, quella di aver indossato la mitica maglia biancoverde. Altro  giro, altra corsa. Il treno dei ricordi è in partenza per un’altra avventura.  Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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