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Servizio di Mariano Messinese @riproduzione riservata
E chi se l’aspettava? La Fiorentina umilia l’Inter a domicilio e vola in testa alla classifica, 16 anni dopo l’ultima volta. Sembrava impossibile fino al calcio d’inizio, tutto era pronto per la fuga dei nerazzurri. E invece Mancini (e tanti altri addetti ai lavori) non avevano fatto i conti con il meraviglioso collettivo viola e con SuperNikola Kalinic autore di una tripletta. E’ proprio il croato, arrivato a Firenze per pochi bruscolini, e senza la presentazione da star stile Mario Gomez, l’uomo copertina. Taglia, accorcia, aiuta la manovra, gioca di sponda, pressa alto e segna. I difensori italiani non lo tengono. Non ci riescono. E l’ex Dnipro li svernicia. Ieri, oltre alle tre reti, ha procurato l’espulsione di Miranda e un calcio di rigore, riportando in vita un pallone che era morto. Pazzesco.
Ma la Fiorentina non è solo Kalinic per il quale si sprecano i superlativi. E’ una squadra diretta in panchina da un portoghese giunto a Firenze tra lo scetticismo generale, compreso quello di chi scrive. Addirittura ieri per un tempo la sua Viola sembrava l’Olanda del calcio totale a Germania ’74, un’arancia meccanica che ha travolto la muscolosa diga nerazzurra. E’ sorprendente vedere rinascere giocatori spesso criticati come Badelj e Ilicic, la crescita di Marcos Alonso e il ritorno di Borja Valero sui livelli del primo anno grazie alla nuova posizione alle spalle del croato, cucita su misura da Paulo Sousa. E’ impressionante assistere al tracollo di mister 35 milioni Kondogbia, messo a sedere prima a terra e poi in panchina da un maestoso Ilicic. Senza dimenticare una fase difensiva al limite della perfezione, il grande neo della passata gestione targata Montella.
Ma il dato più anomalo, al di là del punteggio, è stata la rapida trasformazione della Fiorentina nel giro di una settimana: dal Carpi all’Inter. Dalla grande bruttezza( comunque vittoriosa) al sontuoso capolavoro. Da un’utilitaria con motore a scoppio alla Ferrari di Vettel. Qual è la vera Fiorentina? E’ presto per dirlo. Tuttavia per un volta spero che la verità non stia nel mezzo, come diceva Aristotele, ma nella Bellezza che salverà il mondo(e il calcio) di Dostoevskij.
Mariano Messinese
Twitter: @MarianoWeltgeis

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