16 Maggio 2026
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Cori contro l’arbitro, anche il calcio cambia. In meglio.

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Di Donatella Swift

L’ultima gara che si è salutata in campionato tra Milan e Napoli ha avuto degli strascichi anche per quanto riguarda le sanzioni per le società. La società rossonera infatti è stata multata con 8000 euro di ammenda per aver intonato cori beceri e razzisti contro i tifosi partenopei. E fin qui nulla da eccepire, anzi la multa è anche poco onerosa. Ma a lasciare perplessi è l’altra motivazione, parte integrante del dispositivo di multa, che vede la squadra di Pioli sanzionata anche per cori contro l’ arbitro, nella fattispecie Doveri. Chi scrive segue il calcio giocato da decenni ed onestamente non ricorda una penalità pecuniaria comminata con tale motivazione. Altrimenti la maggior parte delle società sarebbe in braghe di tela dalla notte dei tempi. Va da sé che un paio di anni fa fu sempre un Milan Napoli a decretare un caso particolare, ovvero il cosiddetto “fuorigioco geografico”: per l’occasione venne annullato al Milan un gol per “fuorigioco geografico” di Giroud, che era a terra in area di rigore sovrastato da un difensore napoletano, accusato di “poter partecipare attivamente all’azione che aveva portato al gol”. Da che mondo è mondo, a torto o a ragione, fin dai primi calci nei campetti di periferia per arrivare alle grandi competizioni il pubblico se la prende con l’arbitro. Fa quindi un certo effetto veder comminare un’ammenda con tale motivazione. A meno che anche in questo caso, sempre a Milano e sempre con Milan – Napoli, non si torni a parlare di “giurisprudenza calcistica”. Evidentemente l’arbitro non ha preso benissimo gli epiteti poco esornativi lanciatogli dagli spalti.

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