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Con Gattuso è un Napoli trasformato

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Quando un malato guarisce, ammesso che questo Napoli sia guarito, c’è sempre il rischio di una ricaduta. Per questo è necessario andarci cauti, sicuramente ora si vede una squadra, un gioco che varia a seconda dell’avversario, una convinzione che si era smarrita. Ancelotti era il tecnico che avrebbe dovuto portare a compimento un ciclo emozionante, è stato quello che l’ha fatto naufragare, portando il Napoli ai livelli di una neopromossa. Otto vittorie in ventuno partite stagionali per lui, con Gattuso nove in quindici, già questo dato è indicativo e, dopo il suo insediamento, il nuovo tecnico azzurro ha dovuto pagare dazio per i disastri lasciati dal suo predecessore. Era inevitabile che ci mettesse un po’ di tempo per cambiare le cose, non è dotato della bacchetta magica per risolvere i problemi in una settimana e, per questo, il primo mese è stato in linea con l’andamento della vecchia gestione tecnica.

Poi qualcosa è cambiato, anzi, è cambiato tutto, tant’è che il Napoli ha battuto le prime tre della classe (Lazio, Juventus e Inter) subendo solo un gol a tempo ormai scaduto (quello di Cristiano Ronaldo), ha tenuto testa al Barcellona, incamerando un pari ingiusto per quanto visto sul rettangolo di gioco. Se non fosse arrivato il bruttissimo scivolone interno con il Lecce, si potrebbe parlare quasi di rendimento da scudetto, ah come è cambiato il Napoli con Gattuso in panchina! Ormai con Ancelotti non si poteva più andare avanti, con buona pace di quelli che sostengono che gli ultimi risultati sarebbero arrivati anche con il pluridecorato con cui addirittura gli azzurri avrebbero travolto il Barcellona. Deliri allo stato puro, casi che richiederebbero l’intervento di infermieri per valutare la possibilità di un periodo di isolamento. Come sia possibile minimizzare una gestione tecnica fallimentare di un allenatore che, in forza del suo blasonato curriculum, avrebbe dovuto rappresentare un valore aggiunto, non è dato sapere. È solo un attentato alla verità smascherato dai numeri, che non si possono smentire.

Come del resto anche i fatti, e i fatti dicono che ora il Napoli è una squadra ritrovata, che è ritornata – ma è sempre meglio andarci cauti – ad accendere l’entusiasmo di una tifoseria depressa. Dal rischio retrocessione si parla nuovamente di Europa, ma non la Champions, quella è sfumata per i troppi punti persi da agosto a dicembre. L’aria è cambiata, Gattuso ha saputo scuotere quel malato in agonia trovando la cura giusta, quella malattia è durata troppo, molto più del tempo previsto e l’allarme è stato tale che davvero si è temuto un tracollo nefasto come la Fiorentina di Radice prima e Agroppi poi. Il Napoli visto contro il Torino ha strappato applausi per una vittoria mai in discussione, nonostante sia stata messa in cassaforte con una certa fatica. Dopo il vantaggio di Manolas, si sono sprecate troppe occasioni e la gara è rimasta aperta fino all’82’, quando Di Lorenzo ha sentenziato i granata, il cui gol nel recupero è servito solo per le statistiche. Però, è stato commesso lo stesso errore di quando al San Paolo è caduta un’altra torinese, la Juve, sul 2-0 la gara era archiviata e, nel recupero, c’è stato un calo di tensione pagato con il gol.

Non si può mai sapere quello che può succedere nelle ultime azioni disperate, un rimpallo sfortunato, una prodezza inimmaginabile e poi non ci si può appellare a nulla se non recitare un doveroso mea culpa. Tanti elementi si stanno esprimendo alla grande tra le file azzurre, si pensi a Manolas ormai leader della retroguardia, a Fabian Ruiz ritornato quello che si è guadagnato la maglia da titolare anche della Spagna maggiore, a Mertens per il quale la firma al rinnovo del contratto è ormai cosa fatta. Anche se ci sono dei cambi di formazione, come è successo tra Barcellona e Torino, la qualità della prestazione non ne risente. Succede che Hysaj si destreggi bene anche a sinistra, Lobotka faccia intravedere per la prima volta le sue doti, si aspetta ancora il miglior Politano, finora un po’ anarchico tatticamente. Adesso l’obiettivo deve essere quello di conquistare l’approdo alla finale di Coppa Italia, sarebbe un peccato non sfruttare la vittoria della gara d’andata in casa dell’Inter permettendole di ribaltare tutto a Fuorigrotta. I giochi sono apertissimi, ma questo Napoli capace di inaridire anche il Barcellona, dovrà con tutte le sue forze spegnere le velleità dei nerazzurri di Conte.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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