26 Settembre 2022
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C’è leadership, c’è bellezza, speriamo anche la mentalità

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata


Premettendo che i bilanci si tirano solo a fine campionato, è bene anche analizzare il girone d’andata di questo Napoli partito per conquistare il vertice della classifica sul quale è assiso sin dalla prima giornata, dal lontano 19 agosto. Il bilancio parziale, a metà campionato, è positivo, anche se qualche ombra comunque si è palesata, del resto si è sempre perfettibili, sebbene nell’anno solare i punti conquistati siano stati addirittura 99. Numeri da far rabbrividire, e ci si chiede come non si possa festeggiare lo scudetto a fronte di tali statistiche, succede quando lotti con chi ha i motori di una cilindrata superiore a tutti, alla luce delle disponibilità economiche. Chi ha più soldi, spende di più, non ci vuole una laurea per arrivarci, ed è anche più probabile che si ritrovi sempre a vincere, a meno che il meno agiato non faccia una impresa superando se stesso. Il Napoli vuole provare a fare questo, ad andare al di là del tintinnio delle monete grazie al cuore, alla passione del popolo e, naturalmente, alla sagacia tattica dell’allenatore e la qualità della squadra, seppur ristretta numericamente allargando il discorso all’intera rosa. In questo girone d’andata, comunque, non sempre si è visto un Napoli spettacolare, spesso si è vinto senza brillare, proprio come nell’ultima trasferta del 2017, quella di Crotone, nella quale non sono mancati i patemi d’animo, che si sarebbero anche potuti evitare con un pizzico di cattiveria in più.

Però, i tre punti in terra pitagorica, sono serviti per arrivare al giro di boa a 48 punti, una media da scudetto, anche se il vantaggio rispetto alla rivale più accreditata, la Juve, è di una sola lunghezza. Le gare spettacolari, però, non è che siano mancate, si pensi proprio a quella di una settimana fa contro la Sampdoria, nella quale sono state subite due reti, e una squadra che punta allo scudetto non può permettersi di farsi perforare due volte in casa, ma si è riusciti sempre a reagire rimontando due svantaggi già nella prima frazione per poi gestire il vantaggio in una ripresa caratterizzata da tanta sofferenza anche per l’inferiorità numerica. Lo spettacolo è stato sciorinato nelle due trasferte romane, contro la Lazio, dopo il vantaggio biancoceleste di De Vrij, è stato servito il poker, ritornati nella Capitale per affrontare la Roma, è stato sfoderato un primo tempo da applausi con una ripresa tutta votata alla gestione del gol di vantaggio. Di questo girone d’andata, quasi perfetto, ripetiamo, si vorrebbe cancellare solo l’amara serata in cui si è stati giustiziati a Fuorigrotta dalla Juve e, per giunta, da quell’Higuain il cui addio è stato anche digerito visto che del Pipita non s’è mai sentita la mancanza, ma i napoletani non riescono a dimenticare i tradimenti. I pari contro Inter, Chievo e Fiorentina, diciamo che ci potevano anche stare, soprattutto i primi due, dal momento che si era reduci dalle fatiche di Champions contro i mostri del Manchester City, ai quali si è tenuto sempre testa pur capitolando due volte.

Contro la viola, invece, si è giocato subito dopo la gara contro la Juve, nel momento di maggiore flessione che, fortunatamente, ha avuto breve durata. Ciò che lascia ben sperare per il prosieguo, oltre alla leadership, è la solidità difensiva, solo tredici i gol subiti, contro i ventidue dello scorso anno al giro di boa, numeri che certificano un progresso incontrovertibile. E pensare che molti gol sono stati subiti in modo ingenuo quando si era in pieno controllo della partita, si pensi a quello della prima giornata a Verona nei minuti finali, al secondo contro il Genoa a risultato ormai acquisito, a quello del Milan al San Paolo nel recupero su un doppio vantaggio che faceva dormire sonni tranquilli, a quello del Torino nella ripresa dopo lo 0-3 del primo tempo. Questi gol incassati per ingenuità denunciano il limite che attanaglia ancora il Napoli, la propensione ad andare in cortocircuito in alcune fasi della gara, e non ce lo si può permettere quando si lotta per un trono così conteso e ambito. Il Napoli ha vinto tre dei cinque gironi giocati negli ultimi tre anni, ne manca l’ultimo per completare il triennio sarriano, molto probabilmente basterebbe ripetere quanto fatto negli ultimi due per entrare nel libro della storia.

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