18 Luglio 2024
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Carlo Sanchez a FBW: “Calcio e cultura non sono agli antipodi. Il rispetto è la regola d’oro”

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Intervista di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Ha allenato in tante piazze ambiziose, è approdato anche fuori dalla regione Campania, si è sempre fatto apprezzare sia per serietà e dedizione ma anche per indiscusse doti umane. Carlo Sanchez è una persona perbene, di quelle che servono nel mondo del calcio per depurarlo dalle tossine ingenerate da chi crede di essere un fenomeno. Come distinguere gli addetti ai lavori nel calcio dilettantistico campano? Non è che ci voglia tutto questo impegno o una sagacia particolare. La persona perbene ti accoglie con il sorriso, ti stringe la mano, mostra disponibilità, rispetta il lavoro altrui e usa il dialetto non come intercalare, bensì come coloritura o rafforzativo. La persona presuntuosa ti accoglie come se gli invadessi lo spazio, ti guarda con sufficienza come se fosse una ingiustizia il fatto che tu respiri il suo stesso ossigeno, gli piace farsi desiderare, è autoreferenziale ma soprattutto autocelebrativo e si esprime con un linguaggio che definire ruspante è un eufemismo. Che ciascuno si rispecchi nel profilo a cui si sente più conforme, nella consapevolezza che per alzare il livello del calcio dilettantistico, oltre a tanta passione, c’è bisogno di cultura e formazione. Per un allenatore, confrontarsi con una piazza è fonte di arricchimento, apre la mente, così come avere a che fare con presidenti, dirigenti, collaboratori per non parlare dei giocatori a disposizione. Si parla tanto di progettualità e programmazione, ma prima di ogni cosa ci sono le relazioni e, più ci si confronta con persone diverse, più si acquisisce maggiore capacità di discernimento. Il calcio è un fenomeno nazional-popolare e interclassista, uno stadio riunisce persone di tutti i ceti sociali annullando le diseguaglianze, inoltre questo è un mondo che insegna a vivere. Chi meglio dell’allenatore della Rappresentativa Campana under-19 può confermarcelo, mister Sanchez è reduce da questa esperienza che l’ha messo a stretto contatto con i giovani che, al bisogno di sognare, aggiungono quello di avere una guida saggia, che sappia essere per loro un punto di riferimento dotato di umanità e credibilità.

Ma andiamo per gradi, mister Sanchez conosce molto bene la realtà dilettantistica campana, ne può parlare con cognizione di causa e soprattutto ci può dire cosa, a suo avviso, bisogna fare per renderla ancora più professionale: “Ci deve essere un rispetto reciproco, questa è la parola chiave, la regola d’oro. Le società devono rispettare gli organi istituzionali, mentre all’interno dei club ci deve essere il rispetto dei ruoli. Quanti sono i club nei quali non si mantengono le promesse? Tutto questo non accadrebbe se ci fosse rispetto per le persone con le quali si stringono degli accordi. Se ci si assume un impegno bisogna onorarlo, auspico che ci sia maggiore lealtà e sincerità, è bene che un presidente metta subito le cose in chiaro sulle sue reali disponibilità per evitare di fare promesse senza mantenerle. Ormai il dilettantismo è solo sulla carta, quando ci si allena cinque volte alla settimana che dilettantismo è? Parliamo di un vero e proprio lavoro, sono tanti gli addetti ai lavori per i quali il calcio è l’unica fonte di reddito. Questo è la realtà attuale, se poi vogliamo fare i dilettanti, allora riduciamo gli allenamenti a due sedute settimanali spostando l’orario alla sera e poi non ci dovrebbe neanche essere la pressione del risultato. Adesso, invece, un allenatore è costantemente in discussione, può collezionare una serie di vittorie ma, al primo risultato negativo, iniziano i mugugni. Tornando alla parola chiave, bisogna avere più rispetto verso un allenatore dandogli il tempo necessario perché possa portare avanti il suo lavoro senza avere costantemente sulla propria testa la tegola dell’esonero. Ma il tempo lo si dà ad un allenatore sul quale si punta, ingaggiato perché ritenuto funzionale ad un progetto, il problema sorge quando si effettuano scelte al risparmio, per abbattere i costi, poi alla fine è sempre il campo che parla”.

Si dice che il calcio sia un ambiente di ignoranti, mettiamo il caso che sia anche vero, perché adagiarsi su questa linea senza provare a cambiarla? Per farlo non bisogna introdurre norme o regole che rappresentano una costrizione, magari può iniziare già un allenatore a parlare di determinati argomenti, soprattutto avendo a disposizione un gruppo di giovani: “Che un allenatore debba impartire lezioni tecnico-tattiche fa parte del suo lavoro, ma il consiglio che do sempre a tutti è quello di studiare. Cerco di far capire ai ragazzi che un giocatore ignorante è manipolabile, diventa una pedina di uno scacchiere manovrato da altri. Questo è umiliante per una persona, l’ignoranza va combattuta con forza e bisogna anche uscire dalla concezione per la quale il termine ignorante sia offensivo, significa non avere una conoscenza adeguata di un argomento. Parliamo del calcio, potrei fare tanti esempi di persone che non l’hanno mai abbandonato, iniziando come calciatori fino a ricoprire tanti altri incarichi. Per farlo ci vuole una preparazione, la cultura rende liberi, questo è un concetto che va inculcato nella mente dei ragazzi, anche perché posso testimoniare quanto siano ambiziosi”. Ci focalizziamo su quest’ultimo punto con mister Sanchez, l’ambizione dei giovani, chiedendogli anche la differenza tra allenare una Rappresentativa e un club: “Un conto è allenare tutti i giorni, un altro è avere un gruppo a disposizione una volta alla settimana. Quando si allena un club c’è più continuità, si ha una maggiore conoscenza dei giocatori, sia dal punto di visto tecnico che personale. C’è un lavoro diverso perché si riescono a trasferire le proprie idee e la propria mentalità, infatti, dico sempre ai ragazzi che loro non sono miei calciatori, bensì delle società con cui giocano nel fine settimana. Per quanto i ragazzi siano disponibili, ciascuno è integrato in sistemi tattici diversi, con compagni di squadra funzionali a quella squadra, chi allena una Rappresentativa non può non tenere conto di questi aspetti. La scelta di puntare su determinati giocatori è figlia anche di un proficuo coordinamento con l’ottimo gruppo scouting nel quale c’è passione e competenza. Sono contento che tutti questi giovani abbiano manifestato una grande volontà di mettersi in mostra vedendo in questa selezione una vetrina e non un peso. Essere convocati è un importante momento di crescita, un orgoglio sia per il giovane calciatore e sia per il club di cui indossa la maglia, il fatto che si siano messi a mia disposizione con grande spirito di sacrifico mi ha fatto capire quanto siano mossi dall’ambizione di puntare in alto”.

Naturale che la differenza tra un club e una Rappresentativa sia anche nella modalità di approccio ai calciatori. In un club ci possono essere tanti veterani, molti dei quali ci pensano loro a fare da chioccia alle nuove leve, mentre in un gruppo under 19 bisogna avere grande empatia anche per una maggiore flessibilità dal momento che lo stato emotivo dei giovani è soggetto a costanti mutamenti. Il talento di un giovane viene alla luce anche in base al carattere, qui ci si trova dinanzi al dilemma per cui ci si chiede quanto tattica e autostima debbano andare di pari passo o se, a seconda dei casi, l’una debba essere preferita all’altra: “L’approccio varia in base ai diversi caratteri – ci confessa mister Sanchez – c’è chi è più estroverso e solare e chi più chiuso e riservato. Chi allena deve rispettare tutti allo stesso modo, i ragazzi sono svegli e capiscono subito se li rispetti, questa è la base per costruire con loro un rapporto sano e di fiducia. Solo se sei credibile ai loro occhi puoi chiedere che si attengano a delle regole, altrimenti si crea un contesto di anarchia. Ho cercato in tutti i modi di favorire un clima sereno in cui ciascuno potesse trovarsi a suo agio, forse per questo ho visto che tutti venivano con voglia e, se avevano difficoltà, mi chiamavano tenendomi sempre aggiornato su qualsiasi cosa. Noto, comunque, la differenza tra quella attuale e la mia generazione, noi siamo cresciuti per strada, in tempi in cui non esisteva il web, e si sublimavano i concetti come intuito e creatività. Sono cambiati molto gli allenamenti, prima si correva per un tempo illimitato vedendo poco il pallone, anche i ritiri erano snervanti, diciamo che la parte atletica era preponderante. Adesso, giustamente a mio modo di vedere, il lavoro con il pallone occupa l’80% della seduta. Sul lavoro mentale inutile specificare quanto sia fondamentale, anche perché è facile ritrovarsi con il ragazzo più tendente ad esaltarsi e a cui va insegnata una maggiore moderazione e con quello più chiuso che deve essere stimolato al dialogo e alla partecipazione. Tutto questo è finalizzato all’equilibrio della persona, che naturalmente non è così scontato se si parla di giovani e, quindi, per natura volubili”.

Chiudiamo con le questioni di campo, per quanto possa sembrare assurdo visto che da quattro mesi è tutto fermo. Non essendoci la possibilità di una ripresa, è tempo di verdetti, ci sono della piazze che possono festeggiare gli agognati salti di categoria, si pensi a Torre del Greco e Afragola, che finalmente hanno ottenuto quanto cercato già da diverso tempo: “Parliamo di due piazze in cui c’è grande tradizione calcistica, possono vantare un blasone invidiabile e poi entrambi i club hanno programmato da anni l’obiettivo di salire di categoria e fa specie che l’abbiano conquistato in questa maniera così surreale. Però, nonostante le decisioni indotte dalla pandemia, parliamo di traguardi meritati sia per Torre del Greco che per Afragola, la dimostrazione di quanto sia importante avere una società seria alle spalle. Sia la Turris che l’Afragolese hanno tutte le carte in regola per ben figurare anche in una categoria superiore, proprio perché non c’è improvvisazione ma programmi seri e lungimiranti. Un’altra società che reputo impeccabile è il Savoia, patron Mazzamauro è un imprenditore che tiene molto alle sorti del club oplontino e permette a tutti di lavorare in autonomia e con la serenità di sapere che ogni accordo sottoscritto viene rispettato. La piazza di Torre Annunziata merita la serie C, non solo per il campionato che vedeva la squadra tallonare una corazzata come il Palermo, ma anche per come viene gestire il club. Staremo a vedere i futuri sviluppi”. Non possiamo congedarci dal tecnico senza chiedergli lumi sul suo futuro: “Sono contento che mi stiano pervenendo tante richieste, ci sono stati contatti con club di serie C, con altri della Sardegna e sono venute a bussare alla mia porta anche società estere. Per correttezza non faccio nomi, non mi sembra giusto, poi hanno mostrato un serio interessamento tante altre società di serie D ed Eccellenza. Mi fa piacere che le richieste non manchino, posso dire che non deciderò per forza in base alla categoria, mi interessa soprattutto capire quanta decisione e quanta convinzione ci siano da parte di una società di volermi affidare un progetto. La precondizione è questa, il grado di fiducia riposto nella mia persona”.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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