16 Maggio 2026
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Basta un po’ di Dybala e il Milan va giù

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lauriServizio di Valerio Lauri @RIPRODUZIONE RISERVATA


Caos Calmo. Il Milan più inerte di sempre, dopo l’illusione coi 5 risultati utili consecutivi, si siede su una panchina (proprio come Nanni Moretti nell’omonimo film) a guardare il mondo che gli gira intorno. Allo ‘Stadium’ la Juventus lo spegne con il minimo sindacale. Così come, a inizio campionato aveva fatto l’Inter. I famosi scontri diretti, quelli che fanno grande una squadra, relegano i rossoneri nel campionato anonimo che vediamo ormai da 4 anni a questa parte.  Ancora una volta, salvo clamorosi ribaltoni, sarà spettatore dei successi altrui, ricordando a tutti che, una volta, era la società più titolata al mondo.

TANTA TATTICA E POCO SPETTACOLO – Allegri deve fare i conti con l’assenza di Khedira a centrocampo (ancora problemi fisici per il tedesco) e sceglie Sturaro, in attacco il tandem Dybala – Mandzukic. Mihajlovic prova a rispondere con uno schieramento spregiudicato: Niang, nel tridente con Bacca e Cerci, fa retrocedere Bonaventura in mediana. La partita nella prima frazione non è degna del blasone delle due squadre. I quarantanove scudetti in campo a Torino sembrano restare negli spogliatoi. Il primo tiro in porta (da fuori area) è a firma di Claudio Marchisio, ma Donnarumma è attento e sicuro. Il Milan risponde con Bacca che serve Cerci in area, ma l’ex Toro, invece di concludere a rete, serve di testa al centro un compagno che non c’è. I bianconeri si affidano più che altro ai tiri da fuori, non riuscendo a trovare spazi nelle maglie strette rossonere, i rossoneri alle ripartenze pur non creando granchè. L’unico vero brivido di tutto il primo tempo lo crea, al 40′, Hernanes: la sua punizione da 30 metri è deviata da Bonaventura, ma Donnarumma è miracoloso e si salva in angolo.
Nella ripresa, Allegri tira fuori l’evanescente Hernanes e inserisce Bonucci, schierando la difesa a 3 e dando ai terzini maggiore libertà di spingere. Ed è una scelta che si rivelerà fondamentale. Il primo squillo del secondo tempo è, però, di marca rossonera. Al 46′ Cerci inventa per Niang in area, che di testa fa sponda per Bonaventura, atterrato al momento dell’impatto col pallone. L’arbitro Mazzoleni ravvisa un fallo di Niang su Sturaro e spegne sul nascere le proteste rossonere. Qualche minuto dopo è Kucka, su angolo battuto dalla destra da Cerci, a provare il colpo di testa, ma non è preciso. La Juve è viva e con una combinazione veloce porta Alex Sandro al tiro, ma il destro non è il suo piede e si vede. Pogba, probabilmente il migliore dei suoi, prova a sorprendere Donnarumma dalla distanza con un tiro potente, ma il giovane estremo difensore chiude in angolo. Pochi minuti dopo, la Juve passa in vantaggio. Pogba inventa per Alex Sandro, il brasiliano scappa via ad Abate sulla sinistra e crossa in area per Dybala che stoppa e trafigge imparabilmente Donnarumma. Al primo vero affondo, la Juventus infila il Milan. La reazione dei rossoneri sta tutta in un’accelerazione di Cerci che trova Kucka in area, ma la girata dello slovacco finisce alta sulla traversa. I bianconeri avrebbero anche la possibilità di raddoppiare, se Mandzukic si ricordasse di essere stato comprato per fare gol. Il resto è ordinaria amministrazione con Allegri che concede a Dybala la standing ovation meritata e il Milan che esce dal campo mestamente.

La Juve probabilmente più brutta degli ultimi anni tira giù il castello di carte costruito a fatica da Mihajlovic, in evidente crisi di idee. La squadra costruita da Galliani in estate è male assortita quanto un pranzo a base di pesce col vino rosso. In verità, se proprio vogliamo essere cattivi, questa squadra non è nè carne nè pesce. I tentativi del tecnico serbo di tirare fuori qualcosa dal cilindro, come i giovani che per fortuna danno qualche speranza per il futuro (vedi Donnarumma), vengono soggiogati dalla pochezza tecnica e qualitativa di un rosa inadeguata. Milioni scialacquati nel tentativo di dare alla gloriosa storia del club di Berlusconi (non pervenuto) dei nomi, più che della sostanza. Come quelli spesi per Bacca (trenta), che al momento si ricorda di essere bomber solo quando non gioca con squadre di un certo livello. Il colombiano è un maestro della profondità, ma nel campionato italiano le squadre si allungano a fatica. Il Bologna è un esempio lampante di quanto poco ci voglia a ridare smalto a una squadra: cocktail di motivazioni e pizzico di gioco. Ma, a quanto pare, Donadoni è uno chef migliore di Mihajlovic.

Twitter: @Val_CohenLauri

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Nato nella Nola di Giordano Bruno e cresciuto a pane e calcio. Amante della parola scritta, evasione dalle indigestioni di matematica e informatica universitarie. Appassionato di musica a 360 gradi e lettura, nostalgico ma teso alle novità.

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