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Antonino Criscimanni : “Fare risultato ad Avellino era impresa riservata solo a pochi fortunati”

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michele pisaniIntervista di Michele Pisani @riproduzione riservata

“C’è chi dice che il calcio sia questione di vita o di morte: non concordo con quest’affermazione; posso assicurarvi che è una questione molto, ma molto più seria.” Come dare torto a Bill Shankly. Immaginate la domenica senza calcio. I pranzi frugali, il panino, fagocitato in tempi record, davanti allo stadio. Le speranze, i sogni. Le delusioni, il pianto e la gioia. Non durano solo l’arco dei novanta minuti ma una settimana intera e terminano solo per dare spazio ad un’altra partita. Noi di gare emozionanti ne abbiamo viste tante, anche troppo. Potremmo fermarci e raccontare ciò che i nostri occhi hanno scrutato e vi possiamo assicurare che non è fantascienza. Le emozioni non hanno un italiano “politically correct” perché sono partorite dal cuore e non dalla mente. Ci scuserete se, spesso, non raggiungiamo il livello aulico che meritereste ma a noi interessano i fatti. Le interviste, quelle vere. Un altro giro, l’ ennesimo. Quanti “eroi”, uno dietro l’altro, in fila, per entrare, di diritto, nella storia dell’Avellino.


Cent’anni da lupi, cento interviste ai più grandi giocatori del secolo scorso. Non poteva mancare all’appello. Antonino Criscimanni detto Nino è il contatto di questo ennesimo “amarcord”. Cinquantatré anni, una vita spesa a rincorrere la palla. Non ha smesso, non poteva. Allena in seconda categoria, in provincia di Varese, dove vi è tornato dopo aver mosso i primi passi nel mondo del calcio, ma solo per amore e come dice lui per puro divertimento. Varese è anche la città della moglie, conosciuta a fine anni settanta. Una sola stagione in bianco verde, quella della salvezza con l’handicap della penalizzazione. Venticinque gare e ben quattro reti. Avellino non dimentica. “Fu per me una esperienza indimenticabile. Il primo anno in massima serie. Venivo dalla Spal e giunsi in Irpinia assieme a Danilo Ferrari. Facemmo un grande campionato, ricordi positivi tranne quello, purtroppo, del terremoto. L’allenatore era Vinicio, ci salvammo pur avendo avuto una penalizzazione di cinque punti per la faccenda del calcio scommesse dell’anno precedente”. Una sola stagione ma a quanto pare indimenticabile. “Infatti. Avellino è una città che vive di calcio, i tifosi sono eccezionali e noi giocavamo sempre con l’arma in più in casa. Ti trascinavano per tutto l’arco della gara ed a volte la loro spinta era indispensabile per raggiungere l’obiettivo”. Ricorda la legge del Partenio ? “Come potrei dimenticarla, da noi tutti soffrivano e fare risultato ad Avellino era impresa riservata solo a pochi fortunati.


Imagini pentru antonino criscimanni avellino

La partita iniziava sin dal sottopassaggio e il tifo dei sostenitori bianco verdi si avvertiva sin la sotto. Noi ci gasavamo, i nostri avversari un po’ meno”. Sono passati più di trent’anni, con quanti di quei suoi compagni di squadra è ancora in contatto ? “A dire il vero non è come oggi. Non c’erano i telefonini, i contati si sono persi con il tempo anche se su facebook sto ritrovando vecchi amici come Federico Rossi, Beniamino Vignola e Venturini. Comunque è fuori discussione che serbo un piacevole ricordo dei mie compagni, fu un anno straordinario la squadra era competitiva e ci facemmo rispettare. Tacconi, Giovannone, di Somma, Vignola, Juary e tanti altri li porto sempre nel mio cuore”. Mi parla di Juary ? “Sapevamo che lui quando segnava faceva poi il giro attorno alla bandierina. Arrivò in ritiro alle due di notte e noi della squadra lo aspettammo tutti. Appena entrato facemmo il giro attorno a delle bandierine messe li apposta per lui per farlo sentire subito a casa. Era un giocatore incredibile, molto tecnico e veloce anche se dopo il suo brutto infortunio la sua carriera ne risentì.” Visto che ci ha parlato di Juary, citi anche le sue caratteristiche, a chi somiglierebbe se volessimo fare un parallelo con i giocatori di oggi, ad uno come De Rossi o magari a Montolivo ? “De Rossi è più un metodico, uno che corre. Io saltavo più l’uomo anche se ricordo che se mi facevano correre per più di dieci minuti diventavo matto. Preferivo fare anche diecimila scattini, quelli li facevo tutti quanti. Penso più uno come Montolivo che come me va in in profondità”. “Che cosa ci può dire di Sibilia ? “Un grande. Un presidente come pochi e poi sono sicuro di non essere l’unico se dico che era, a quei tempi, anche un grande intenditore di calcio come pochi”. Ad Avellino è tornato anche come ex. Come la trattavano? “Bene. Con il solito affetto. Ho giocato varie volte con il Pisa, il Napoli e l’Udinese. Una emozione particolare ritornare al Partenio”. Lo sa che non l’hanno dimenticata e dopo tutti questi anni ? “Mi fa piacere, sapere che godo ancora della stima dei miei ex tifosi mi inorgoglisce oltremodo”. Da quanto tempo manca da Avellino ? “ad essere sinceri è da molto. Mi farebbe piacere ritornare un giorno”. Lo sa in che categoria gioca l’Avellino ? “Certo che si. In Lega Pro, poi tra face book con tutti i tifosi che ho come amici, siti e giornali so sempre tutto. C’è una nuova dirigenza che vuole fare bene, stanno lottando per tornare in cadetteria. Avellino e l’Avellino meritano molto di più “. “Il calcio è come un pianoforte: otto persone lo caricano in spalla, e tre sanno suonare quel dannato strumento”. Chiudiamo un un’altra citazione di Bill Shankly. Affascinante come la precedente anche se ci permettiamo, sommessamente, di obiettare. In quell’Avellino di gente che sapeva “suonare” ce ne erano molti e Antonino Criscimanni era di certo una di quelli. Questa volta non siamo d’accordo con una citazione che scegliamo. Può succedere anche questo. Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi è già in viaggio per la prossima stazione. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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