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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Carlo Ancelotti ha iniziato vincendo la sua carriera da allenatore, portando la Reggiana in serie A, poi, dopo aver reso il Parma una squadra competitiva per lo scudetto, è passato alla Juventus, dove è rimasto per due anni e mezzo. Un periodo in cui, per quieto vivere, avrà anche provato ad instaurare un legame con i tifosi juventini ma è stato tempo perso, lui e il popolo bianconero sono e resteranno agli antipodi. Già da quando ha messo piede a Torino per firmare il contratto, l’hanno accolto con uno striscione, diciamo così, poco carino nei suoi confronti: “Un maiale non può allenare”. Lo stesso striscione che i tifosi hanno esposto anche al Garilli di Piacenza, prima gara ufficiale del tecnico di Reggiolo sulla panchina bianconera. Ma Ancelotti, come ha scritto senza reticenze nel suo libro Preferisco la Coppa, non ha mai avuto un grande feeling anche con la città di Torino: “Non mi piaceva. Troppo triste, lontana un paio di galassie dal mio modo di essere”. Per poi ribadire la sua lontananza dal mondo juventino: “La Juventus era una squadra che non avevo mai amato e che probabilmente non amerò mai, anche per l’accoglienza che qualche mente superiore mi riserva tutte le volte che torno”.
Il libro è stato scritto quando Ancelotti, con molta probabilità, non avrebbe mai pensato di allenare il Napoli, eppure non poteva scrivere parole migliori per entrare nel cuore dei napoletani. Inutile sottolineare e ribadire l’accesissima rivalità calcistica che si respira a Napoli quando si parla di Juventus, ci sono partite e partite ma quella contro i bianconeri di Torino è “la partita”: la madre, quella per eccellenza, quella che subito si cerchia in rosso alla pubblicazione dei calendari. A maggior ragione in questi tempi, con il Napoli che, a fatica, prova ad insidiare la leadership di Madama, nella consapevolezza che, per una serie di fattori, è sempre più difficile spodestarla dal trono. Ancelotti farà di tutto per provarci, ha tanti motivi per provare a farlo, perché per lui, come per tutti i napoletani, vincere contro la Juventus ha un sapore particolare. Non a caso, l’attuale tecnico azzurro, quando si è aggiudicato la Champions League alla guida del Milan nella finale tutta italiana contro la Juve di Lippi all’Old Trafford di Manchester, ha dedicato il successo a tutti quelli che l’hanno oltraggiato e insultato durante il suo soggiorno in terra sabauda.
E’ un po’ come se Napoli fosse scritta nel destino di Ancelotti, lui che, prima di prendere dimora all’ombra del Vesuvio, ha girato il mondo e vinto ovunque, da Londra, Parigi, Madrid e Monaco. Ora ha accettato la sfida più grande della sua carriera, quella di provare a vincere qualcosa di importante in una piazza che da anni sogna di assurgere in vetta al campionato italiano, l’anno scorso il sogno non era mai stato così vicino, soprattutto dopo il colpo all’Allianz Stadium a quattro giornate dalla fine. Quest’anno, alla settimana giornata di campionato, il Napoli ritorna in casa della Juventus, con tre punti in meno rispetto ai quattro dello scorso anno, contro una squadra che sembra quasi imbattibile e priva di punti deboli. Ancelotti ritroverà almeno un amico, quel Cristiano Ronaldo con cui ha vinto la Décima al Real Madrid, e con il quale il rapporto è straordinario, il portoghese gli ha riservato parole meravigliose ne Il Leader Calmo, l’ultimo lavoro letterario del tecnico. Pensare di violare l’Allianz, contro una schiacciasassi come quella di Allegri, sembra una cosa improbabile, per il momento Ancelotti, seppur in poco tempo, pare aver reso il Napoli temibile come lo era lo scorso anno, chissà se capace di ripetere anche la stessa impresa…

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