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Perché non buttarsi ogni tanto per conoscere protagonisti del nostro sport diversi da calciatori e allenatori. Massimo è un cultore del calcio forma-allena e crea progetti. Scrive libri e tiene rubriche su giornali specializzati. Massimo Lucchesi, toscano, classe 1968 è il fondatore di Allenatore.net, il primo, storico portale dedicato agli allenatori di calcio. Lucchesi è autore di una decina di pubblicazioni tradotte in Inglese, Russo, Tedesco e distribuite in tutto il mondo.
Quando hai scoperto il calcio?
Da bambino giocando a pallone nel cortile di fronte a casa. E’ chiaro che stiamo parlando di una attività ludica fatta con gli amici e che non contempla ciò che è il calcio inteso come sport organizzato con un campo, l’arbitro, le squadre, i supporters ecc.
Il calcio “vero” l’ho scoperto guardando la TV e appassionandomi alle gesta dei campioni di allora.
Avevo 7 anni quando Babbo Natale mi fece trovare sotto l’albero la maglia dell’Inter e da quel momento ho iniziato a seguire le gesta dei vari Mazzola, Facchetti e poi Bini, Altobelli, Muraro, Beccalossi, Zenga, Rummenigge, Bergomi, Ramon Diaz ecc. appassionandomi in modo viscerale.
La domenica andavo a messa e pregavo affinché l’Inter nel pomeriggio potesse vincere.
Oggi tutto questo sembra banale e surreale ma erano altri tempi e il calcio per noi ragazzini era una parte importante della giornata.
Attraverso le partitelle in oratorio imparavamo le regole della convivenza e come interagire con gli altri. Era un modo per formare la personalità e anche per provare le giocate che avevamo visto fare ai nostri beniamini durante 90° minuto (storica trasmissione condotta da Paolo Valenti).
Ogni giorno della settimana all’oratorio si giocavano partite interminabili e il tunnel fatto all’avversario era più importante del risultato.
Oggi ci sono le scuole calcio e sopratutto le partitine preconfezionate che limitano la libertà di espressione del bambino.
A quell’epoca il mio giocatore preferito era però Ruud Krol, difensore olandese che giocava nel Napoli: aveva uno stile ineguagliabile, le cavigliere bianche sopra i calzini azzurri e un lancio illuminante…. io mi divertivo a provare quel gesto durante le partitine con gli amici.
Quando hai capito che il calcio poteva diventare una professione?
In realtà io non lavoro come allenatore, dirigente o giornalista sportivo.
Faccio l’editore. Ho iniziato come autore, poi ho deciso di autoprodurmi per essere libero di gestire i miei lavori in autonomia e quindi l’idea di produrre anche libri di altre persone.
Internet mi concedeva e mi concede la possibilità di essere libero e gestire il mio tempo e questo è un grandissimo privilegio.
In passato ho avuto anche l’opportunità di lavorare per alcuni club professionistici ma ho preferito posticipare questa eventualità fino a che con il lavoro di editore riesco a guadagnare a sufficienza per avere la libertà di essere indipendente.
Ma fa invece grande piacere che diversi collaboratori o autori di Allenatore.net siano poi diventati allenatori o collaboratori di importanti squadre professionistiche.
Spiegaci qual’è il tuo lavoro…
Gestisco allenatore.net avvalendomi di diversi collaboratori sia in sede che esterni. Produciamo una rivista elettronica, una rivista cartacea, diverse pubblicazioni durante l’anno.
Oltre a ciò gestisco un portale multilingua per la registrazione degli allenamenti e collaboro dal 2007 con la rivista ufficiale dell’AIAC (associazione italiana allenatori calcio).
Inoltre scrivo articoli per alcuni autorevoli Magazine internazionali con Soccer Journal e World Soccer Digest e tengo workshop, seminari e stage in Italia e nel mondo.
Sei stato autore di parecchie pubblicazioni quale Ti ha dato più soddisfazione?
Non c’è n’è una in particolare. La soddisfazione è quando le persone che hanno letto un tuo libro o partecipato a un tuo seminario ti mandano un messaggio e ti dicono che gli sei stato utile. Lo scorso anno ho tenuto in seminario in Romania e un partecipante il giorno dopo mi ha inviato un messaggio su facebook dicendomi “ho fatto 700 kn per venirti ad ascoltare e torno a casa con una mentalità diversa, grazie”.
Credo di essere una persona semplice, non ho avuto spinte ne mi sono avvalso di scorciatoie nel mio percorso professionale.
Ho avuto una grande fortuna: sono nato in una nazione che ha una grande tradizione calcistica…se fossi nato in Africa sarebbe stato tutto diverso.
Non è vero che le sole competenze fanno la fortuna delle persone. Servono le competenze e le condizioni e questo vale anche nel calcio.
Sai quanti Sarri potenziali ci sono nelle categorie inferiori che mai avranno la possibilità di dimostrare del tutto le loro qualità.
Sappiamo che collabori con alcune riviste parlaci di questa esperienza
Come ho detto precedentemente collaboro con alcune importati riviste internazionali di settore che escono negli USA e in Giappone.
L’esperienza più importante è però quella di autore della rubrica “L’Allenatore sul campo” per il bimestrale dell’AIAC.
E’ dal 2007 che scrivo sulla rivista e grazie all’associazione ha maturato una serie di esperienze importantissime, andando a seguire da vicino e realizzando servizi sui metodi di allenamento dei più bravi allenatori del mondo…in ordine sparso…Giampaolo, Sarri, Prandelli, Ancelotti, Luis Enrique, Zeman, Guardiola, Pioli, Zenga e molti altri.
Var cosa ne pensi
Sarò sintetico: è utile nelle situazioni oggettive (per stabilire se ad esempio un giocatore è finito o meno in fuorigioco, se in area ci sia stato un contatto o meno).
Non risolve invece il problema dell’identificazione dell’entità del contatto per stabilire se assegnare o meno un calcio di punizione o un calcio di rigore. Anzi al rallentatore l’entità del contatto è un elemento che viene inevitabilmente falsato.
Comunque provare per innovare è indispensabile in ogni ambito e attraverso degli aggiustamenti credo che la VAR possa dare dei vantaggi e limitare gli errori (umani) degli arbitri.
Hai allenato in passato ? Se sì dove ?
Ho allenato nel settore giovanile e sono stato co-responsabile del Centro Tecnico Milan di Capezzano in Toscana fino alla scorsa stagione.
E’ importante misurarsi sul campo con i ragazzi e gli allenatori per capire le loro necessità e gli aspetti che da un punto di vista metodologico possono essere migliorati.
In questa stagione mi sono preso un’anno di pausa perchè stiamo lavorando a un nuovo, innovativo progetto e non avrei avuto ne il tempo ne la forza che serve per dare ciò che hai ragazzi e agli allenatori serve.
Lotta scudetto come la vedi
Sarei contento se vincesse il Napoli. I partenopei esprimono – con sorprendente continuità – un calcio propositivo e spettacolare sia in casa che fuori e se quest’anno riuscissero a salire sul gradino più alto non solo vincerebbe il calcio ma sarebbe il trionfo di una idea, di un modo di essere e di agire, positivo e illuminante che dona speranza e ottimismo.
Sarebbe il coronamento di un percorso straordinario di un allenatore altrettanto straordinario come Mr.Sarri, che fa dello studio, del dettaglio e del lavoro sul campo il suo punto di forza.
Sarebbe un insegnamento e un lezione che ci fa ricordare come con sacrificio, passione e competenze nessun traguardo della vita è precluso a tutti noi.
Sarebbe il giusto trionfo per una società che ha scelto di puntare su una strada (quella dei giovani), dando meno valore ai soldi e più importanza alle capacità di scelta (con lungimiranza e competenza).
Sarebbe il raggiungimento di un sogno per un popolo (quello napoletano) che ha cuore, passione e fantasia e che potrebbe imparare dei propri beniamini a coniugare queste straordinarie qualità con abnegazione, senso di responsabilità e sacrificio.
Sarebbe la vittoria non solo del calcio, ma di una filosofia di lavoro da cui prendere spunto per migliorare in ogni campo della vita.
Tutti coloro che amano la vita, a prescindere dalla squadra per cui fanno tifo, non possono non essere contenti se quest’anno vince il Napoli.

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