16 Maggio 2026
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Juventus, notte fonda

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isidoro niolaServizio di Isidoro Niola @riproduzione riservata


I sogni di rimonta della Juve finiscono al MAPEI Stadium di Reggio Emilia dove i bianconeri subiscono la quarta sconfitta in campionato ad opera del Sassuolo. A fine gara, ai microfoni delle TV, sono le parole del capitano Gigi Buffon ad aprire una seconda partita, questa volta tutta interna alla squadra e alla società, che senza mezzi termini hanno colpito alcuni giocatori, accusati di mollezza e inadeguatezza e che non hanno ben capito cosa significhi indossare la maglia bianconera. Un J’accuse molto simile a quello lanciato all’indomani dell’indecorosa eliminazione dell’Italia dai mondiali brasiliani del 2014 quando il portierone lanciò i suoi strali contro Balotelli, accusato di scarsa professionalità. Le parole di Buffon hanno avuto un primo effetto immediato perché la società ha ordinato il ritiro a partire dal pomeriggio di oggi e fino a sabato, e cioè alla partita contro il Torino che adesso diventa veramente decisiva per i destini dello stesso allenatore. Allegri ha di nuovo mandato in campo l’ennesima nuova formazione anche perché Marchisio, a poche ore dalla gara, è stato colto da un improvviso attacco influenzale e con la già programmata esclusione dall’inizio di Khedira, il centrocampo è stato di nuovo rivoluzionato. In campo dunque nella zona nevralgica Sturaro, Lemina, Pogba e Cuadrado. In avanti Dybala e Mandzukic mentre in difesa la Juve ha giocato con Barzagli e Alex Sandro esterni e con Chiellini e Bonucci centrali. Proprio Chiellini, apparso molto nervoso insieme con altri compagni, è stato espulso per doppia ammonizione dall’arbitro Gervasoni dopo pochi minuti dal vantaggio emiliano rendendo così pesantissima per la Juve una gara che aveva già preso una brutta piega. Il gol del Sassuolo, una magnifica punizione dal limite di Sansone, è stato l’unico tiro in porta dei padroni di casa il che la dice lunga sulla capacità della Juve di ribaltare e rimontare le partite, in svantaggio per la sesta volta nelle prime dieci giornate di campionato e capace di rimettere le cose a posto solo contro il Bologna, quest’ultimo peraltro in piena zona retrocessione. Per il resto tanta confusione senza costrutto con il reparto d’attacco impalpabile (pessima la partita di Mandzukic) e con Dybala inadatto nel ruolo di seconda punta. Pogba non ha ripetuto la bella prova di domenica scorsa contro l’Atalanta anche se l’unica vera occasione è partita dai suoi piedi nel primo tempo quando un suo destro a giro è stato parato alla grande da Pegolo. Nel secondo tempo, in inferiorità numerica, la Juve ha mostrato almeno più intensità ma le sue iniziative si infrangevano negli ultimi trenta metri e a nulla è valso l’ingresso in campo di Morata al posto dell’inguardabile Mandzukic negli ultimi venti minuti. Così come non capiamo l’ingresso di Hernanes a pochi minuti dalla fine, a rilevare il nervoso Lemina. Il brasiliano, acquistato all’ultimo giorno della sessione estiva di mercato, doveva essere il trequartista nel disegno tattico dell’allenatore ma il suo scarso impiego è sintomatico di una confusione che regna sovrana nella testa di Allegri. Il direttore di gara poi ci metteva del suo non espellendo dal terreno di gioco Acerbi, reo di aver dato una gomitata in pieno volto a Dybala, addirittura non fischiando nemmeno il fallo. Ma il concorso dell’arbitro non può essere un’attenuante nei confronti di questa Juve che deve fare mea colpa e riflettere a questo punto della stagione su quali possano essere i suoi veri obiettivi, con il campionato perduto definitivamente. Sabato prossimo nel derby Allegri si giocherà una buona fetta di possibilità della sua permanenza sulla panchina bianconera anche se dopo tre giorni ci sarà la trasferta di Monchengladbach che ci dirà se la Juve deve giocarsi tutte le sue carte sul tavolo dell’Europa.


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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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