16 Maggio 2026
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Il Romanista furioso: Roma, tanto fumo, ma la Carpi non è sul fuoco

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bosio angeloServizio di Angelo Bosio @riproduzione riservata


Non è tutto oro quello che luccica. La Roma di Rudi Garcia, infatti, presenta molti lati opachi. Non ingannino i cinque gol alla neopromossa Carpi. Date le differenze tecniche, la Roma ha fatto solo il suo dovere. Ordinaria amministrazione. Ma i problemi ci sono. E non si annidano tanto o solo nei singoli, ma nel gioco nel suo complesso. Questa Roma è lenta. Le manca, per esempio, la qualità offensiva del Napoli e la furia agonistica della Juve ammazza campionato di Antonio Conte. E a volte gli interpreti in campo sembrano non capirsi. In difesa, l’unico giocatore di sicuro affidamento è Kostas Manolas, al netto di qualche errore e di qualche giornata storta, che ci può stare, per chiunque. Gli altri destano serie perplessità. Rudiger ancora deve dimostrare di essere un giocatore da Roma. Castan manca come il pane, per non parlare del rimpianto Benatia, ma ormai non è più un argomento che riguardi la società e i tifosi. Sulle fasce, Maicon non è più in grado di giocare a alti livelli, per sopraggiunti limiti d’età. Il gol di Borriello, guarda caso, è nato da un suo errore. E si è macchiato di un altro svarione abbastanza evidente. Contro il Carpi. A centrocampo, i giallorossi hanno prodotto molto possesso palla, ma hanno verticalizzato poco. E qui, chiedendo scusa a tutti, signore comprese, questa rubrica se la prende con il suo bersaglio prediletto: Miralem Pjanić. La sua punizione è stata una pennellata deliziosa. Ha un tocco di palla sopraffino. Ma proprio per questo deve dare di più. Non è accettabile, da un giocatore della sua qualità, il semplice compitino. Poi, alla Roma di questo inizio di stagione sta mancando molto la cattiveria di Radja Nainggolan. Il “ninja” appare stanco, non ancora al massimo della condizione. In attacco,tutto è dipeso dalla velocità e dalle giocate della freccia nera, alias Gervinho, e di Salah, l’unico a meritare un voto alto in queste ultime uscite della compagine capitolina. È stato l’unico, infatti, capace di saltare l’uomo e di creare la superiorità numerica in più di un’occasione. A.A.A. Cercasi Edin Dzeko. Che fine ha fatto il centravanti d’area, di qualità e potenza, ammirato in quel di Manchester, sponda City? Alle rive del Tevere, è sembrato trasformarsi in un giocatore normale. Gli esterni veloci, per quanto in palla, non possono certo fare tutto da soli. A Dzeko nessuno chiederà mai di rincorrere i terzini avversari. Ma una cosa deve farla, anzi due: tornare in una forma decente e mettere la palla dentro. Altrimenti, scusate il pessimismo, questa Roma non è da scudetto. Sarebbe da incoscienti, infine, dare per morta e sepolta la Juventus di Allegri. Ha ceduto giocatori importanti, ha l’infermeria intasata. Ma prima o poi tornerà in formazione tipo. Gente come Khedira, Marchisio, Asamoah, e altri ancora, non resterà in panchina o in tribuna per sempre. E le alternative della Roma? Meglio non parlarne, altrimenti si dovrebbe aprire un altro capitolo infinito. Però un flash è doveroso. Perché hanno giocato e giocano sempre gli stessi? Perché Walter Sabatini ha acquistato calciatori che poi sono stati e sono sistematicamente ignorati dall’allenatore? Passiamo la palla al tecnico, sperando che ci ascolti.


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Sono un bancario con la passione per il calcio ed il tennis. La mia squadra del cuore? Tifo Inter,
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