16 Maggio 2026
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Serie C, Top e Flop del girone di andata

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DI STEFANO SICA

Dopo il giro di boa, sono già due le giornate di ritorno disputate nel campionato di serie C edizione 2019-20, col recupero del ventesimo turno previsto per oggi. Come sempre, tante le sorprese, le conferme (in numero in verità più rilevante) e le delusioni dei tre gironi. Diversi i club che non hanno trovato riscontri ai loro sontuosi investimenti, laddove altri viaggiano secondo le aspettative estive. Qualche progetto giovane funziona, nonostante un temperamento generale della normativa relativa alla contribuzione per il minutaggio, con la soglia massima dei 450 minuti a partita per usufruire dei bonus monetari della Lega. A dimostrazione che, quando ci sono competenze e idee, si può vivere degnamente nel mare magnum del professionismo senza particolari tagliole. E poi qualche fisiologico affanno societario tutto da decifrare nelle prossime settimane.

Ecco i Top e i Flop del girone d’andata, ciascuno per ogni raggruppamento.

TOP

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PONTEDERA
– Già si parla di modello granata per il club del presidente Paolo Boschi. Cura dei giovani, entusiasmo e una salubre tranquillità ambientale che allontana ansie e pressioni, ecco i segreti del successo. Funziona la triade con Paolo Giovannini, dirigente di lunga esperienza, e Ivan Maraia, trainer che ormai è un uomo società. Ed è proprio questa continuità tecnica che sta premiando i toscani, nel solco di un progetto chiaro. Il 3-5-2 sta dando ottimi frutti, imperniato sulla leadership difensiva dell’ex Paganese Piana e, in mediana, su un altro giovane ex azzurrostellato molto interessante come Bernardini (tra coloro che hanno militato col club di Raffaele Trapani c’è anche Pavan), interditore doc, e Filippo Serena, un centrocampista ’99 genio e talento. Il brasiliano De Cenco fa il resto in attacco. Ecco che il Pontedera dei giovani – impreziosito dalla sapienza del “vecchio” Mannini – è diventato secondo, miglior piazzamento negli ultimi anni di serie C unica. E i dieci punti di distanza dalla capolista Monza (con un piede e mezzo in serie B) sono pure pochi in considerazione dei rispettivi investimenti e programmi messi in campo. Proprio la gara coi brianzoli resterà epica per la capacità reattiva e nervosa di tener testa ad un avversario di un altro livello. I toscani peraltro vantano il secondo miglior attacco del girone (32 reti, con 11 elementi portati in gol, leader De Cenco con nove centri) e il miglior rendimento casalingo in termini di punteggio. Con quasi 160mila euro incassati, il Pontedera è persino sopra a 18 club su 20 del girone C nella graduatoria dei contributi per il minutaggio under. Ora il bello arriva adesso, con un girone di ritorno che normalmente inaugura un altro campionato: riuscire a stare mentalmente sul pezzo con un gruppo così giovane. Non facile ma possibile. Guai a montarsi la testa.

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SUDTIROL – I biancorossi meritano sempre una menzione particolare per una progettazione assennata che ormai fa del club di Walter Baumgartner una realtà solida e affidabile della terza serie. Sognare coi piedi per terra consolidando le strutture (ristrutturazione del Druso e centro sportivo di Maso Ronco), per arrivare a piccoli passi alla B. Questo il must del numero uno altoatesino. Il percorso del Sudtirol ha già precedenti illustri come Pordenone, Cittadella o Sassuolo. Può trovare in tempi non lontani la sua illuminazione definitiva. Il Ds Paolo Bravo si gusta il momento e promette rinforzi dopo aver ritoccato l’organico in estate con intelligenza e in modo non plateale, sapendo che la direzione era tracciata. Il ritorno in panca di Stefano Vecchi, dopo i successi con la Primavera dell’Inter, è stato il valore aggiunto per un gruppo che deve restare ai piani alti senza assilli. La promozione diretta sarà complicata col Vicenza che vola, ma anche in questo caso la differenza la stanno facendo i budget diversi in un girone in cui tante hanno investito fior di quattrini e le piazze che sognano un ritorno nel grande calcio non mancano. Il bomber biancorosso Tommaso Morosini, classe ’91, è finito al Monza. Operazione (trasferimento in prestito con diritto di riscatto) che porterà nelle casse altoatesine oltre 500mila euro.

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MONOPOLI – Il fenomeno biancoverde è ormai una Scienza esatta. Sì, perché dal ritorno dell’ex asso del Campania Puteolana che fu, i pugliesi hanno ripreso vigore, smalto e spirito dei bei tempi. Riuscire a battagliare ad alti livelli nel girone meridionale, e farlo peraltro con corazzate di tutti i tipi e per ogni gusto, è motivo di orgoglio per una realtà come quella monopolitana. Bari, Potenza e Ternana sono lì, altre come Catanzaro e Catania inseguono e forse lo faranno fino alla fine (soprattutto gli etnei). Se il Monopoli è una squadra che non conosce mezze misure (un unico pari stagionale ottenuto addirittura a Bari), non è soltanto per i propri peccati di ingenuità e di concentrazione, ma anche per la filosofia del proprio allenatore che non concede metri a speculazioni o ribassi. Le quattro vittorie consecutive tra fine ottobre e metà novembre, inaugurate da un leggendario 3-0 al Potenza, ne sono la dimostrazione. Il rendimento è comunque omogeneo tra gare al Veneziani e in trasferta, e anche questo è segno di identità. Bassa la contribuzione per il minutaggio (appena 80mila euro), fatto che non sorprende per l’esperienza di una rosa che conta nomi importanti (lo stesso Fella, a quota 12 reti, proverà a strappare lo scettro di capocannoniere del girone a Corazza e Antenucci). Ma il Monopoli è in alto, a giocarsela anche quest’anno con aree metropolitane attrezzate per capacità finanziarie e bacini d’utenza. Non male. Qualche pezzo pregiato vanta già richieste (Fella su tutti), ma la società non molla e per bocca del patron Onofrio Lopez promette di rilanciare, spinta in questo senso anche da Scienza a cui non dispiacerebbero buoni rinforzi per rimanere competitivi e provare il tutto per tutto nei play-off. Si vedrà.

FLOP

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GIANA ERMINIO – I numeri parlano da soli e sono impietosi. Tra i fanalini di coda, al termine del girone di andata, i biancazzurri sembravano gli unici a poter ambire al massimo ad uno spareggio play-out col secondo match in trasferta. Peggior attacco del girone (ora lo è la Pergolettese), difesa più perforata e una crisi che aveva già indotto il club a cambiare marcia per salvare il salvabile. Aver preso calciatori svincolati a dicembre (Daniele Dalla Bona ultimo tra questi) è la spia di una programmazione estiva sbagliata, che sopravvalutando il contesto ha puntato su una continuità tecnica non contaminata, però, da innesti di spessore. Fatti che comunque non hanno intaccato, lo scorso novembre, la magia dei festeggiamento per i 110 anni di storia del club.

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TRIESTINA – Gli alabardati dovevano essere l’ammazzacampionato, forti di una campagna acquisti che aveva innestato elementi pregiati in un’ossatura che era già arrivata ad un passo dalla B. Ne è scaturito un flop inopinato per il quale – come spesso succede – ha pagato il tecnico Massimo Pavanel, condottiero della bella cavalcata dell’ultima stagione. Tuttavia col tempo le cose non sono cambiate granché, con Gautieri che, dopo tre vittorie consecutive, è incappato in una discontinuità di risultati rivelatasi letale ai fini di una svolta concreta. Segno che questa squadra non riesce ad accreditarsi quella fame di riscatto necessaria per cambiare realmente le proprie sorti ed agguantare una posizione play-off soddisfacente (obiettivo comunque a portata di mano). L’AU Mauro Milanese ha parlato di gap mentale dovuto alle eccessive aspettative estive che, effettivamente, avevano dipinto la Triestina come l’ape regina del girone. Ma fa bene a dire che i conti si fanno alla fine: saranno gli spareggi, eventualmente, a decretare la forza caratteriale e lo spessore qualitativo di questo gruppo. Come insegna il Cosenza di Braglia, che pure due anni fa aveva vissuto una regular season difficile prima di staccare il pass per la B.

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CATANIA – Liberi tutti in casa rossoazzurra. Si ridimensiona, in attesa della svolta societaria tanto agognata. C’è un crac da scongiurare e si lavora alla cessione del club dopo il famoso annuncio con cui si comunicava ai componenti del gruppo di Lucarelli di trovarsi un’altra sistemazione. Si è ritirato tuttavia Raffaello Follieri, leader della Follieri Capital interessata all’acquisizione: sul tavolo c’erano 60 milioni per ripianamento dei debiti e rilancio aziendale. Era rimasta in gioco la cordata capitanata da Fabio Pagliara e Maurizio Pellegrino (il “Comitato promotore per l’acquisizione del Calcio Catania”), i quali avevano nominato come consulenti lo studio commercialistico Paladino e quello legale Castelli, prima di inviare la scorsa settimana i documenti richiesti dal club rossoazzurro in ossequio alle normative Figc in merito ai trasferimenti di quote societarie. Garanzie che sono state giudicate non idonee dal Catania, spingendo la trattativa (che sembrava a buon punto per la chiusura) in una situatione di stallo. Ora, comunque, è prioritario salvare la categoria. Lo sa bene Nino Pulvirenti che si gioca la partita dell’alienazione della sua creatura. Proprio il patron etneo, dopo la fine degli anni d’oro, si è trovato davanti a due strade: risanare il club e procedere a piccoli passi, o tentare il tutto per tutto con spese faraoniche nel tentativo di riguadagnare subito la cadetteria. Non è riuscito nei suoi intenti, con la squadra che ha fallito sistematicamente la promozione in B, e ora la fine di un’epoca è vicina. Il Catania, dal 1929 (anno della sua fondazione), non è mai fallito. Ecco perché la sua sopravvivenza suscita il giusto interesse e la normale fibrillazione di tutti gli sportivi e addetti ai lavori, non solo catanesi. In bocca al lupo.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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